«Il mio aereo a idrogeno farà il giro del mondo»

di Daniele Zappalà, Parigi
L'esploratore svizzero Betrand Piccard è pronto a una nuova impresa a emissioni zero. Per dimostrare che «si può proteggere l’ambiente in modo entusiasmante»
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September 10, 2026
«Il mio aereo a idrogeno farà il giro del mondo»
BERTRAND PICCARD PRESIDENTE FONDAZIONE SOLAR IMPULSE
«Questo aereo a idrogeno verde farà il giro del mondo senza scali e senza emissioni. Non è mai stato fatto. Climate Impulse è un modo per rendere desiderabile l’industria dell’idrogeno. Vuole mostrare che si può proteggere l’ambiente in modo entusiasmante. Con tutti i miei progetti, cerco di migliorare la qualità della vita». Dopo aver completato il giro del mondo nel 2016 con il velivolo fotovoltaico Solar Impulse, il celebre esploratore svizzero Bertrand Piccard, 68 anni, “campione della Terra” dell’Onu, prepara un’impresa ancor più ardita, accanto al navigatore e ingegnere francese Raphaël Dinelli. A Parigi, ci mostra in anteprima il modellino del velivolo biposto con il quale intende realizzare un vecchio sogno. Si tratta di una sorta di trimarano volante bianco: «Il battesimo dell’aria di Climate Impulse giungerà quest’anno, in vista della successiva fase di collaudo», ci rivela Piccard.
Perché si è lanciato in questa sfida?
Dopo il giro del mondo con Solar Impulse, mi sono impegnato a trovare delle soluzioni per proteggere l’ambiente. Le soluzioni esistenti, disponibili oggi per tutti, sono state selezionate dalla fondazione Solar Impulse. Ma vi sono pure soluzioni del futuro non ancora disponibili e che occorre inseguire. Ecco allora Climate Impulse. Voglio mostrare che in un mondo che ha paura dell’avvenire, in cui spesso i giovani si sentono a corto di soluzioni, le soluzioni invece esistono e si può fare molto meglio di quanto si creda, andando molto più in là, in uno spirito pionieristico e d’esplorazione.
L’aviazione civile è a un bivio?
Se ne parla molto e in effetti lo è. Ma occorre ricordare che l’aviazione civile provoca solo il 3% delle emissioni mondiali, mentre lo spreco alimentare rappresenta il 6% e l’industria tessile il 7%. Non bisogna dunque demonizzare l’aviazione. Nondimeno, come in tutti i campi, quest’ultima deve certamente fare meglio. In generale, occorrono più pompe di calore, più lampadine led, più mobilità elettrica e pure aerei con carburanti puliti. Con Climate Impulse, intendo mostrare che si può pure sviluppare l’industria dell’idrogeno in modo spettacolare, per dare a tutti voglia di utilizzarla.
Per lei, dunque, dovrà divenire un progetto faro?
Sì. Oggi, occorrono progetti faro come questo. Perché se si chiede semplicemente all’industria di fare qualcosa di nuovo, è probabile che vengano mosse obiezioni classiche: non è redditizio, non ci sono investimenti, non sappiamo come fare. Se invece si chiede a dei pionieri, allora, troveranno degli sponsor, non avranno paura di sbagliarsi e svilupperanno qualcosa di nuovo. Quando funzionerà, l’industria potrà integrare l’idea. Ecco il ruolo dei pionieri e degli esploratori.
Lei si è circondato di oltre 20 startup. L’unione di tanti piccoli può far meglio di un solo grande costruttore?
Il grande costruttore cerca un rapido ritorno d’investimento. Il progetto di un pioniere non ha lo scopo del profitto. Mira a riunire tutti quelli che hanno voglia di far meglio, partecipando a un progetto innovativo. Credo molto in questi progetti che saranno poi adottati dall’industria.
Tecnicamente, qual è la principale innovazione di Climate Impulse?
Innanzitutto, il fatto di volare con idrogeno liquido mantenuto a -253 gradi. Occorrono serbatoi estremamente leggeri. In generale, occorrerà un aereo abbastanza leggero per essere efficiente, per consumare molto poco. L’efficienza di quest’aereo dovrà permettere di fare davvero molti chilometri con poco idrogeno. In tal modo, potremo dare un segnale molto chiaro: l’idrogeno liquido può alimentare un aereo. Occorre pure che l’idrogeno liquido venga fabbricato in modo del tutto verde, con energie rinnovabili, per non avere emissioni inquinanti.
Un’aviazione pulita ispirerà altri ambiti?
Assolutamente. Perché se si potrà fare in cielo, è chiaro che sarà possibile pure al suolo.
I modelli dell'aereo di Piccard in esposizione a Parigi
I modelli dell'aereo di Piccard in esposizione a Parigi
Quali sono le molle più profonde della sua motivazione?
La mia molla principale è la frustrazione davanti a un mondo che funziona così male, proprio mentre potrebbe funzionare talmente meglio, nella governance, nel sociale, nella salute, nel multilateralismo. Penso che le tecnologie pulite e le energie rinnovabili siano un anello molto importante della catena. Ciò permette più sovranità e indipendenza. Non ci saranno più guerre per l’energia, se ciascuno la produce sul posto. Un’energia meno cara ha un valore sociale, specialmente per i diseredati. Sono in gioco pure nuovi sbocchi economici. Per un mondo migliore, dobbiamo intraprendere un’azione ambientale molto chiara, ma centrata sulle soluzioni.
È un obiettivo che insegue da lunga data?
Nel 1999, il pallone Breitling Orbiter 3 mi permise di fare il giro del mondo senza scali, ma con molte emissioni inquinanti, perché avevo 3,7 tonnellate di propano. Solar Impulse mi ha permesso di volare senza emissioni, ma con 16 scali. Non era molto pratico. Ho sempre voluto fare il giro del mondo senza scali e senza emissioni. È stato decisivo l’incontro con Raphaël Dinelli, che aveva voglia di fare lo stesso. Lui aveva le conoscenze per costruire l’aereo. Io ho l’esperienza per lanciare un progetto e trovare gli sponsor. Ci siamo detti di farlo assieme.
Occorrerà vincere pure un muro di scetticismo?
Sì, come sempre. L’umanità è terribilmente bloccata nelle proprie certezze del momento. Quando si dovette passare dal cavallo alla vettura, molti dicevano che era decisamente più semplice foraggiare i cavalli nelle stalle che costruire stazioni di servizio dappertutto. Il primo telefono portatile costava 15mila dollari e si trasportava nel bagagliaio, tanto era grosso e pesante. Oggi, abbiamo in tasca smartphone che costano un centinaio di euro. Lo stesso vale per il fotovoltaico. Una trentina d’anni fa, costava 40 volte di più di oggi. Era una nicchia. Oggi, è l’energia meno cara al mondo. Occorre mettere in movimento il cambiamento. Occorre divenire capaci di fare altro rispetto a ciò che si è sempre fatto e pensato.
Un’aviazione senza emissioni resta per molti un’utopia. Cosa vuol dire agli scettici?
Nel 1902, gli scettici “provarono” che un aereo più pesante dell’aria non avrebbe potuto mai volare. L’anno dopo, i fratelli Wright volarono con un aereo più pesante dell’aria. Agli scettici, dico: attenzione, perché quando le cose impossibili si realizzano, non fate mai una bella figura.

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