Dietro la crisi di Maisons du Monde: pesa anche la concorrenza cinese "low cost"

di Daniele Zappalà, Parigi
La catena francese di mobili etnici rischia il fallimento. Potrebbero salvarla due fondi britannici. Prima urgenza: rilanciare le vendite
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June 20, 2026
Dietro la crisi di Maisons du Monde: pesa anche la concorrenza cinese "low cost"
Il punto vendita di Maisons du Monde al centro commerciale Maximo a Roma
Tempi duri per il commercio al dettaglio in Francia, dove traballano pure marchi riconosciuti da lustri come fiori all’occhiello nazionali. Adesso, è il turno di Maisons du Monde, specializzata nei mobili e nella decorazione di gusto esotico. Dei negozi pittoreschi che, a tanti consumatori, ricordano l’esperienza di un piccolo "viaggio" verso i colori e gli stili di destinazioni lontane.
Ma sul piano finanziario, la catena ha vissuto nel 2025 un annus horribilis in profondo rosso, con 406 milioni di euro di perdite. Anche se Maison du Monde, quotata in Borsa, sostiene che si tratta soprattutto dell’esito del deprezzamento di titoli, più che di uno specchio fedele delle vendite. Queste ultime, in calo del 5,4%, hanno fatto precipitare il fatturato sotto la soglia simbolica del miliardo di euro.
Impegnata ora nel tentativo di scongiurare la chiusura definitiva, l’azienda, fin qui detenuta al 55% da due fondi transalpini, Teleios e Majorelle, non è riuscita a rifinanziarsi in patria. Ma adesso, sono due fondi d’investimento britannici a farsi avanti per accompagnare il passaggio del guado, preparandosi di fatto a rilevare i precedenti proprietari. Alteri ed Eicos propongono un piano di salvataggio che prevede un rifinanziamento diretto della tesoreria, all’altezza di 33 milioni di euro, e l’assorbimento del debito, tramite una ricapitalizzazione. Se il piano andasse a buon fine, il marchio passerebbe di fatto sotto controllo britannico. Fra le tappe chiave in vista, soprattutto l’approvazione da parte degli azionisti. L’operazione dovrà essere chiusa entro metà settembre.
Il caso di Maison du Monde conferma la profonda crisi conosciuta in Francia dal mercato del mobile. Persino il leader del settore, Ikea, ha visto le proprie vendite in calo del 4,4% sull’esercizio 2024-2025, dopo un calo del 3,6% nell’esercizio precedente. Fra i marchi francesi in forti difficoltà, anche la catena Alinéa.
Si tratta di una conseguenza di fattori interni e internazionali: crisi del settore immobiliare, inflazione legata alla guerra in Ucraina, potere d’acquisto in calo dei consumatori. Ma secondo gli esperti del settore, pesa vieppiù pure la concorrenza, giudicata da più parti «sleale», delle piattaforme online cinesi low cost Temu e Shein, che spediscono da Oriente i propri pacchi con parti da assemblare, schivando le imposizioni fiscali. Simili acquisti seducono un pubblico crescente, nonostante i siti in questione siano accusati da anni di produrre senza riguardo per le norme di sicurezza, ecologiche e di rispetto dei lavoratori, come quelle vigenti in Europa.
Per via di questo braccio di ferro di lungo corso fra negozi tradizionali e e-commerce globale, ha suscitato di recente grande scalpore il tentativo di Shein di aprire uno spazio commerciale al Bazar de l’Hôtel de Ville, grande magazzino nel cuore di Parigi. Nella scia delle asprissime polemiche, l’assetto di proprietà del marchio è cambiato, prima di un’espulsione di Shein dallo storico indirizzo degli acquisti.

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