Alla fine l'accordo dell'Ue con il Mercosur s'è arenato
di Giovanni Maria Del Re, Bruxelles
Gruppi divisi al Parlamento europeo al primo voto “tecnico” sull’intesa firmata con l’area sudamericana. I “sì“ alla mozione che rinvia il tutto al giudice sono 334, i “no” sono 324: deciderà la Corte Ue (nn prima di 18 o 24 mesi)

Accordo Ue-Mercosur di nuovo bloccato. A pochi giorni dalla firma formale, sabato scorso ad Asunción, in Paraguay, al termine di 26 anni di negoziati, il Parlamento Europeo ha approvato il rinvio dell’intesa di fronte alla Corte di giustizia Ue, e non potrà dunque procedere alla ratifica fino alla sentenza. Che in genere richiede 18-24 mesi. Uno stop che arriva nel pieno della tempesta Trump. A fronte del divorzio dagli Usa e anche le tensioni con la Cina, l’Europa cerca disperatamente di diversificare, e l’area Ue-Mercosur è la più grande al mondo di libero scambio. Non a caso la Commissione Europea ha espresso «profondo rammarico». Il voto, dice un portavoce, «giunge in un momento in cui i produttori e gli esportatori Ue hanno urgente bisogno dell’accesso a nuovi mercati». La decisione, ha tuonato anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, «è deplorevole. Ignora la situazione geopolitica». Gioisce invece Parigi, contrarissima all’accordo. «La Francia –dichiara il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot su X - non esita a dire no quando è necessario, e spesso la storia le dà ragione».
Il Parlamento Europeo si è spaccato in due: alla plenaria a Strasburgo i sì sono stati 334 contro 324 no e 11 astenuti, alla mozione avanzata dalla Sinistra (respinta invece una seconda mozione analoga del gruppo euroscettico dei Patrioti). “Vittoria” hanno gridato le centinaia di agricoltori radunati di fronte alla sede dell’Europarlamento a Strasburgo. Non sono bastati, insomma, gli sforzi della Commissione, che ha aumentato i fondi agricoli nel prossimo bilancio settennale mentre gli Stati membri e lo stesso Europarlamento hanno concordato una soglia del 5% di aumento di import dei prodotti sensibili per un possibile ripristino dei dazi. Né le rassicurazioni sulle limitatissime quote di import di carne bovina e di pollo o ancora la tutela di oltre 345 denominazioni di origine. L’accordo, si era appellato al mattino il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, intervenendo in aula, “ci protegge maggiormente e non abbassa i nostri standard”. Niente da fare. Certo è che il voto ha visto profonde spaccature trasversali in molti gruppi in base a linee nazionali, con soprattutto francesi, polacchi, austriaci, ungheresi a favore della mozione. Così nei gruppi del Ppe e dei Socialisti, contrari al rinvio alla Corte, si sono registrati rispettivamente 43 e 35 franchi tiratori, 24 nel gruppo di Renew (liberali e macroniani). Divisi anche i Conservatori, con 35 a favore (anzitutto i polacchi) e gli italiani di FdI contrari. Compatti a favore le destre, la Sinistra e buona parte dei Verdi. Sul fronte italiano, divisa la maggioranza (no di FdI e Forza Italia, sì della Lega). Divisa pure l’opposizione: no del Pd e sì di M5S. Il voto, ha dichiarato la delegazione pentastellata, «è una vittoria degli agricoltori e una clamorosa sconfitta personale di Von der Leyen e Meloni». Il rinvio, afferma invece il Pd Brando Benifei, «significa indebolire la capacità dell’Ue di agire strategicamente nello scenario globale».
La Commissione ha respinto i due principali rilievi contenuti nella mozione. Il primo, lo “spacchettamento” dell’accordo commerciale, per la cui approvazione basta il Consiglio Ue, che rappresenta gli Stati membri, e il Parlamento Europeo, dal più ampio accordo di partenariato che richiede invece pure il sì di tutti e 27 i Parlamenti nazionali. Un “trucco”, sostiene la mozione. No, replica la Commissione, è in linea con i Trattati Ue. Il secondo riguarda la “clausola di riequilibrio” nell’accordo, con la possibilità per una delle due parti di chiedere risarcimenti per misure che annullino i benefici dell’accordo. La mozione paventa che questa clausola possa essere utilizzata per costringere l’Ue a revocare anche leggi. «Il meccanismo – ribatte il portavoce – non può essere utilizzato dal Mercosur per fare pressione sull’Ue sulle proprie normative». La Commissione ha annunciato “un confronto” con i governi nazionali e il Parlamento Europeo. Potrebbe attuare l’accordo in forma provvisoria (come accade da anni con il Ceta con il Canada e come ieri ha chiesto Merz), ma sarebbe un gesto forte, la Commissione ha un’intesa con il Parlamento Europeo per non scavalcarlo. A dire il vero, secondo il presidente della commissione Commercio dell’Europarlamento, Bernd Lange, la maggioranza dei gruppi a Strasburgo è favorevole all’attuazione provvisoria, già chiesta da Ppe e Socialisti. La questione dovrebbe essere sul tavolo dei leader oggi al vertice straordinario a Bruxelles.
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