Sant'Agata nei volti dei catanesi. La festa secondo Zacchia
Nella Chiesa di San Francesco Borgia, fino all'8 febbraio, la mostra del fotografo internazionale in occasione del Giubileo Agatino: 43 stampe e 6 gigantografie in bianco e nero raccontano la devozione della città

I volti. Assorti o festanti, illuminati dai ceri o segnati dalla fatica, in attesa o in preghiera. Tutti uniti in un gesto di popolo e di città. Occhi diversi che guardano la stessa luce. Quella della Santuzza. Ed ecco “Agatha e i suoi volti”, la mostra fotografica di Renato Zacchia dedicata al culto della martire, patrona di Catania, in occasione del Giubileo Agatino (1126 – 2026). Nella Chiesa di San Francesco Borgia, scrigno barocco incastonato in via Crociferi che riunisce capolavori d’arte e arredi liturgici appartenuti ai frati della Compagnia di Gesù, la fotografia mostra una devozione scavata negli occhi e nei volti dei catanesi, come i tratti e i segni di una geografia interiore che si fa rito collettivo. Da domani all’8 febbraio, oltre quaranta scatti in bianco e nero – 43 stampe e 6 gigantografie – restituiscono un racconto corale, sospeso tra sacro e quotidiano, tra corpo e architettura.






Zacchia, catanese, formazione da scenografo e una carriera internazionale che lo ha portato a ritrarre icone come Rudolf Nureyev e Richard Avedon, a lavorare con Michelangelo Antonioni e a firmare immagini per Ferrari e Maserati, torna nella sua città dopo decenni negli Stati Uniti. E lo fa scegliendo i volti di chi si specchia in Sant'Agata. «È uno sguardo laico – spiega l’autore – che cerca il sublime nel dettaglio e nell’intensità dello sguardo, elevando la devozione». Un’affermazione che trova riscontro nella scelta radicale del bianco e nero, linguaggio che sottrae anziché aggiungere. «Ho voluto spogliare il rito dal folklore cromatico – continua Zacchia – per concentrarmi sull’espressione pura dei volti e su una città che riflette l’adorazione persino nelle sue pietre».
Le immagini nascono da un lavoro lungo cinque anni, condotto in immersione totale tra la folla, i ceri, le processioni, i momenti di tensione e quelli di abbandono. La Santa, quasi sempre assente come icona diretta, emerge per riflesso: sui muri, nelle architetture, nelle posture dei devoti, «trasfigurando lo spazio urbano in una dimensione sospesa e senza tempo». «Con i grandi formati – osserva Zacchia – ho voluto che chi guarda smettesse di essere solo osservatore per diventare parte del rito».
Una sezione più concettuale chiude il percorso di quella che può considerarsi una indagine umana e antropologica, giocando sulla giustapposizione e su un sapiente uso dell’effetto trompe-l’œil. Zacchia raffigura la devozione di Sant'Agata come un'energia che si manifesta al di fuori degli edifici religiosi, riflettendosi, nei giorni di festa, sull'intero tessuto urbano.
Organizzata dal Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci della Regione Siciliana, diretto da Giuseppe D’Urso, con il patrocinio della Delegazione FAI Catania e del Comitato per la Festa di Sant’Agata e del Giubileo Agatino (1126–2026), la mostra sarà inaugurata domani, 10 gennaio, alle 16.30 alla presenza dell’autore, della curatrice Antonella Furian e degli storici dell’arte Giuseppina Radice e Gaetano Bongiovanni (fino all'8 febbraio a ingresso libero, dal martedì al sabato 9.30-18, domenica ore 9-13).

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