«Proteggere la vita di tutti». Il 4 luglio del Papa americano a Lampedusa

di Giacomo Gambassi, inviato a Lampedusa
Leone XIV, alla vigilia del suo viaggio nell'isola siciliana, ha ricordato in un intervento indirizzato agli Usa i 250 anni della Dichiarazione d'indipendenza. «Gli immigrati e i loro figli hanno contribuito a plasmare il futuro della nazione»
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July 3, 2026
«Proteggere la vita di tutti». Il 4 luglio del Papa americano a Lampedusa
Una gigantografia allestita a Lampedusa per la visita di Papa Leone XIV / Ansa
La nave San Giusto è schierata lungo le coste di Lampedusa. Nave d’assalto che da più di un decennio è impegnata nei salvataggi in mare e che la Marina militare ha voluto desse il benvenuto a Leone XIV davanti alla Porta d’Europa. È il monumento su una delle punte dell’isola: varco della speranza ma anche memoriale dei migranti uccisi dalle acque o dispersi fra le onde. Il Papa la “abbraccerà” con due famiglie che legano la loro storia al dramma e al riscatto delle traversate. Oggi Leone XIV arriva a Lampedusa, crocevia della rotta mediterranea, e nuova tappa del suo pellegrinaggio lungo le vie dei migranti: quello che a giugno lo ha portato nelle isole Canarie, approdo della rotta atlantica, e, due settimane dopo, a Sant’Angelo Lodigiano, la cittadina natale della patrona dei migranti, santa Francesca Cabrini.
La visita di oggi giunge a tredici anni dall’omaggio di papa Francesco che qui aveva compiuto il primo “viaggio” del suo pontificato. La data scelta da Prevost è quella del 4 luglio: decisione simbolica per il primo Papa statunitense che celebra il giorno dei 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza americana fra chi affronta i viaggi della disperazione. Anniversario che il Papa ha ricordato ieri in un intervento indirizzato agli Usa, dove spiega come la sua storia ne fa fatto un «sinonimo di libertà poiché il Paese ha aperto le sue porte a successive ondate di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione» e dove avverte che «la grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e custodire la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore è messo in discussione».
Nell’isola in mezzo al Mediterraneo, in cui gli arrivi dal Nord Africa erano stati quasi quarantamila nel 2025, il Papa resterà poco meno di quattro ore, dalle 9 alle 12.30. «Visita profetica che dice l’attenzione della Chiesa verso i popoli in cammino – spiega l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano –: non in gita, ma in fuga da guerre, persecuzioni, carestie». E visita che, aggiunge, «allarga i confini dell’isola perché intende essere monito a difesa della dignità di ogni uomo. Ciò significa, ad esempio, salvare sempre chi sta in mare o riconoscere, tutelare e orientare il diritto a cercare un futuro migliore. E tutto questo è anche un messaggio politico».
La prima tappa del Papa sarà davanti alle tombe di chi ha perso la vita nei naufragi. Bambini, donne e uomini sepolti nel cimitero di Lampedusa, a cui «il Papa vuole restituire la carezza mancata nel momento della morte anonima», sostiene l’arcivescovo. Leone XIV si raccoglierà in preghiera e lascerà i fiori accanto alle croci delle sepolture. Poi la sosta alla Porta d’Europa. A ricordare che Lampedusa è non solo frontiera d’Italia nel cuore del Mediterraneo ma anche dell’intero continente. E in Spagna Leone XIV aveva chiamato in causa l’Europa «che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi». Quindi il trasferimento sul molo Favaloro, fra i pontili degli approdi dei salvati ma anche dei cadaveri recuperati fra le acque. «Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare», aveva detto alle Canarie. Nel porto il Pontefice benedirà la targa che intitola il molo a papa Francesco e incontrerà i migranti: sia diciannove ospiti dell’hotspot dell’isola, la struttura che li accoglie prima del trasferimento sulla terraferma, sia i sopravvissuti al dramma delle traversate. «L’hotspot – denunciano le Ong in una conferenza stampa – è non solo un centro di identificazione ma di detenzione. Un buco nero dove i migranti vengono nascosti agli occhi del mondo». Sono 114 quelli che adesso si trovano fra i container chiusi in una gola e presidiati dalle forze dell’ordine. Fra loro i 54 dell’ultimo arrivo, quello di mercoledì. Dall’inizio dell’anno gli sbarchi sono stati 202: più di uno al giorno. Si giunge a Lampedusa da Eritrea, Somalia, Siria, Tunisia, Sudan, Yemen, fa sapere la Croce Rossa che gestisce l’hotspot. «Nei primi sei mesi del 2026 – avvertono le Ong – i morti in mare sono cresciuti: più di 1.300, pari a quelli dell’intero scorso anno. E aumentano anche i respingimenti delle milizie libiche: chi raggiunge il molo Favaloro racconta di essere stato catturato almeno una volta».
La conclusione della visita sarà nel campo sportivo che farà da sfondo alla Messa presieduta dal Papa. Sul palco verrà esposta l’immagine della Madonna di Porto Salvo, protettrice di Lampedusa e dei naviganti. «Effigie che testimonia come questa terra abbia iscritto nel suo passato e nel suo presente il fatto di essere scoglio di salvezza», afferma Damiano. Attesi diecimila fedeli. «Sempre che le navi possano partire dalla Sicilia per portare i pellegrini – conclude –. Perché il mare è spesso ostile, come anche i migranti sanno bene».

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