Profitto, femminicidi, egoismo: il Papa a Barcellona indica la “cura” della gratuità

di Giacomo Gambassi, inviato a Barcellona
Seconda tappa del viaggio di Leone XIV in Spagna. In 80mila allo stadio olimpico. La denuncia dell’«idolatria del rendimento, della frenesia di dover sempre produrre ed essere vincitori, del culto dell’immagine»
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June 9, 2026
Profitto, femminicidi, egoismo: il Papa a Barcellona indica la “cura” della gratuità
Papa Leone XIV allo stadio olimpico di Barcellona per il dialogo con i giovani e la veglia di preghiera / REUTERS
Avidità, violenza, indifferenza, ansia da prestazione e da successo. Leone XIV denuncia le derive di una società che rischia di sopraffare o schiacciare l’uomo. Lo fa da Barcellona, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Spagna dove arriva nella tarda mattinata di oggi, dopo le tre giornate trascorse a Madrid. Il volo papale Iberia decolla con il Papa nella cabina di comando dove vede il caccia dell'aeronautica militare scortare l’aereo. E davanti al suo sedile trova l’immagine della Madonna “nera” di Montserrat, patrona della Catalogna. Nello stadio olimpico “Lluís Companys” che aveva ospitato i Giochi del 1992, guida la veglia di preghiera dedicata alle “croci nel mondo” e parla sia in spagnolo, sia in catalano, omaggio alla regione che lo accoglie e anche risposta alle polemiche indipendentiste sulla lingua che avrebbe usato. Intorno a lui 60mila persone che riempiono gli spalti e il campo da gioco. E risponde alle domande di tre giovani che consegnano nelle sue mani le attese e i timori di una generazione.
Papa Leone XIV allo stadio olimpico di Barcellona per il dialogo con i giovani e la veglia di preghiera / ANSA
Papa Leone XIV allo stadio olimpico di Barcellona per il dialogo con i giovani e la veglia di preghiera / ANSA
«Nelle nostre società – ammonisce il Papa – l’idolatria del profitto e del rendimento, la frenesia di dover sempre produrre ed essere vincitori, così come il culto della propria immagine, non sono altro che anestetici per addormentare la nostra coscienza e adattarla a una certa idea di società». Perché, spiega, «quando le persone imparano a fermarsi, a dare valore alle cose importanti, ad apprezzare il tempo in modo nuovo e a riflettere sulla propria vita lasciandosi illuminare dal Vangelo, sviluppano anche un pensiero critico nei confronti di un sistema sociale che non pone la persona al centro e provoca situazioni di ingiustizia e di povertà esistenziali a diversi livelli». Non solo. «C’è qualcosa di profondamente sbagliato in una certa idea di crescita che sottopone le persone a pressioni, aspettative e tensioni che compromettono equilibri fondamentali», prosegue Leone XIV. Una tendenza che entra anche fra le mura domestiche. «Tante notizie di cronaca nera riflettono un clima avvelenato nei rapporti familiari, caratterizzato da abusi e oppressioni, e in particolare dalla violenza contro le donne, che purtroppo spesso sfocia anche in femminicidi». Da qui il monito: «Se esiste la violenza, se trionfa l’egoismo, se persino l’amore tra familiari si trasforma in odio, dobbiamo porci alcune domande su noi stessi, sulle dinamiche della nostra società, sulla cultura dell’individualismo, sulla tentazione della violenza». E subito tiene a far sapere: «Siamo tutti chiamati ad affrontare questa drammatica realtà, sia personalmente che come società». Come antidoto «a un mondo continuamente influenzato dalla logica dell’interesse e dove il termine “sviluppo” è ridotto alla dimensione economico-finanziaria», il Papa indica il «lievito della gratuità», lo definisce di fronte ai volontari della visita che incontra a Madrid prima di lasciare la capitale. «Un lievito – sottolinea – che fa crescere la qualità umana, etica e spirituale di una società, perché è un tratto tipico della “città di Dio”» e che «i cristiani sono chiamati a portare nel mondo». 
Leone XIV salutato dalla folla al suo arrivo nella Cattedrale di Barcellona / AFP
Leone XIV salutato dalla folla al suo arrivo nella Cattedrale di Barcellona / AFP
Certo, aggiunge Leone XIV nello stadio di Barcellona, «non possiamo attribuire a Dio ciò che è stato affidato alla nostra responsabilità; non possiamo immaginare che Dio dall’alto risponda automaticamente ai nostri bisogni o impedisca miracolosamente che il male accada; Egli ci ha dotati di intelligenza e volontà, ci ha dato una coscienza, ci ha rivestiti di dignità e di libertà, e soprattutto è venuto incontro a noi per indicarci, nel suo Figlio Gesù Cristo, la via da seguire affinché la nostra vita sia pienamente umana e nella nostra società regnino la giustizia, la pace e la fraternità». Il Papa dà l’esempio e benedice 33 ambulanze destinate all’Ucraina in guerra. Nella giornata papale irrompono anche i conflitti del Medio Oriente, portati a Barcellona dai partecipanti all’Incontro del Mediterraneo Med26, quarto summit ecclesiale in corso in città che era stato lanciato dalla Cei a Bari e Firenze e poi era proseguito a Marsiglia. Leone XIV incontra i 200 delegati, fra vescovi, giovani e volontari, arrivati dai Paesi affacciati sul grande mare: a guidare la delegazione italiana il segretario generale della Cei, l’arcivescovo Giuseppe Baturi. A loro il Papa chiede di farsi ambasciatori di dialogo, di raggiungere quei porti dove gli uomini e le donne attendono la buona notizia, di testimoniare che «c’è ricchezza nella diversità e nella diversità si può essere uniti».
Papa Leone XIV incontra a Barcellona i partecipanti all'Incontro del Mediterraneo Med26 / VATICAN MEDIA
Papa Leone XIV incontra a Barcellona i partecipanti all'Incontro del Mediterraneo Med26 / VATICAN MEDIA
Nell’omelia che pronuncia dopo la liturgia della Parola, sempre all’Olimpico, il Papa parla delle «notti» dell’esistenza. «Lo “spazio vuoto” che la notte crea, anche quando si presenta sotto forma di sofferenza o insoddisfazione, di delusione o incredulità, può essere un’occasione per ricevere una nuova vita, per cambiare e rinnovarsi, per “rinascere dall’alto”, come dice Gesù a Nicodemo. Dio, infatti, non è venuto per giudicare il mondo con il suo peccato». Ecco perché, chiarisce il Pontefice, «anche noi siamo chiamati a non giudicare le “notti”; né le notti della nostra vita, né quelle della Chiesa, né quelle della società che ci circonda». Nel dialogo con i ragazzi fa riferimento al «dolore che mette alla prova la fede e il senso che attribuiamo alla vita» prendendo spunto dalla testimonianza di una professoressa colpita dalla depressione che il Papa ascolta sul palco: «Ci sono momenti di oscurità e di sofferenza che la nostra società mette a tacere, perché proprio alcuni modelli culturali ci vogliono sempre vincitori e perfetti». Momenti di difficoltà in cui «Dio sembra assente», dice il Papa. Eppure «Gesù condivide il nostro dolore» e «piange le nostre lacrime». Nella conversazione Leone XIV propone la «dinamica del perdono» come «potente rimedio contro il male che guarisce le nostre ferite». E avverte che «il perdono dobbiamo soprattutto invocarlo dal Signore». Quindi ribadisce che «la riconciliazione con la storia è un processo graduale» e c’è bisogno di «rifiutare ogni forma di odio o di vendetta». Poi l’elogio della «sana inquietudine» che «è un dono che Dio stesso ci ha dato» perché «siamo fatti su misura per l’infinito» ma che ai potenti «fa paura, così come la scoperta dell’interiorità, della spiritualità e ancor più del Vangelo». 

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