Perché il Papa ha donato alla Turchia un calice creato a Reggio Emilia
di Tommaso Piccoli, Roma
In occasione del viaggio in terra turca, il Pontefice ha lasciato alla comunità locale i vasi liturgici usati per la Messa a Istanbul, opere commissionate dal cardinale Gambetti

Il pellegrinaggio di Leone XIV in Turchia, in occasione dei 1700 anni del Concilio di Nicea, è intessuto di coscienza del presente, di consapevolezza delle urgenti sfide di un domani ormai prossimo, ma anche della vitalità della memoria storica. Tanti i segni di una attenzione discreta e generosa, come della speranza di un non fittizio sentire comune e condiviso, che il Papa ha lasciato in quella terra. Primo dono di Leone XIV è stata di certo la sua presenza: l’aver ripercorso le strade antiche, ma sempre attuali, della fede che nasce dalla rivelazione di sé che Dio fa in Cristo.
E, poi, tangibile e permanente segno di comunione con la comunità cattolica turca è stato anche il dono da parte di Leone XIV dei vasi liturgici utilizzati durante la solenne Eucarestia celebrata nella Volkswagen Arena di Istanbul la sera del 29 novembre. Quel calice e quella patena sono depositari di una storia, di un afflato, di una preghiera, di una comunione. Commissionati dal parroco della Basilica papale di San Pietro, il francescano conventuale Agnello Stoia, con il supporto del Capitolo Vaticano e del cardinale arciprete Mauro Gambetti, per diventare dono papale ai cattolici in Turchia, essi fanno memoria dei 1700 anni del Concilio di Nicea. Pezzi esclusivi, usciti dalle mani sapienti dell’orafo reggiano Giuliano Tincani su ideazione di Fernando Miele dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, gli oggetti liturgici sono in oro, argento e cristallo di rocca. “Monumento” al Concilio niceno nel XVII centenario dell’evento, il calice, dalla linea laboriosamente conseguita, semplice nella sua solennità, ha la peculiarità di riportare sulla coppa, in andamento cocleare dal basso verso l’alto, il testo del Simbolo di fede stabilito dai Padri nel 325: oltre 500 lettere in oro, disegnate, tagliate e saldate singolarmente secondo antico artigianato.
Accompagna gli oggetti liturgici una pubblicazione dalla grafica accattivante. In essa sono ripercorse le fasi di lavorazione di calice e patena e le istanze che danno loro forma. La narrazione delle fasi di gestazione e di realizzazione degli oggetti è preceduta da un rapidissimo excursus (conscio della sua parzialità) sulle molteplici espressioni del “Credo” che si possono riscontrare nella storia della Chiesa: la professione di fede di Pietro a Cesarea rappresentata in significative opere d’arte vaticane; i Simboli di Nicea, di Costantinopoli, degli Apostoli; il Credo del Popolo di Dio, pronunciato solennemente da Paolo VI il 30 giugno 1968 al termine dell’Anno della Fede. La pubblicazione, curata da Fernando Miele, contiene densi testi a firma del cardinale Gambetti, di fra Stoia e di monsignor Tiziano Ghirelli, canonico della Basilica vaticana di San Pietro. Il testo in lingua italiana è accompagnato dalla traduzione inglese curata da monsignor Jan Maria Chun Yean Choong, della Segreteria di Stato. La stampa del volume è promossa da Gruppo Credem.
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