Tutto quello che si sa sugli agenti Ice in Italia: ci saranno, ma non nelle strade

È stata un'altra giornata di polemiche per l'arrivo della discussa polizia dell'immigrazione Usa in occasione dei Giochi di Milano-Cortina. Piantedosi e Tajani provano a chiarire (tra incontri e "battute" sulle Ss) mentre il sindaco Sala attacca: non mi sento tutelato. Ecco quali saranno i compiti del personale di sicurezza americano
January 27, 2026
Tutto quello che si sa sugli agenti Ice in Italia: ci saranno, ma non nelle strade
La spilla contro l'Ice indossata dai parlamentari dell'opposizione in Italia / Fotogramma
Le indiscrezioni sulla possibile presenza di agenti statunitensi dell’Ice, la polizia dell’immigrazione finita al centro di polemiche internazionali dopo le uccisioni di due cittadini americani a Minneapolis, circolavano già da sabato. Ma ieri mattina, quando hanno trovato conferma da parte delle autorità diplomatiche degli Usa che hanno corretto la versione iniziale di Matteo Piantedosi («Non ci risulta», aveva detto l’altro ieri), il caso è diventato politico. E sarà lo stesso titolare dell’Interno, che ha dato disponibilità dopo un confronto col ministro per i Rapporti col Parlamento Luca Ciriani, a riferire sui dettagli della questione alla Camera il prossimo 4 febbraio, alle 17. Una prima risposta formale del Governo alle richieste avanzate dalle opposizioni, dopo che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, aveva preteso con forza chiarimenti dal Viminale. Ma ripercorriamo il film della giornata.
Al mattino, intervistato da Rtl 102.5, il sindaco di Milano, Beppe Sala, alza la paletta: «Da italiano prima ancora che da cittadino milanese non mi sento tutelato da Piantedosi, che dice che problema c’è se anche dovessero venire» gli agenti statunitensi dell’Ice per i Giochi olimpici, incalza. «Questa è una milizia che uccide, che entra nelle case della gente firmandosi il permesso, è chiaro che non sono i benvenuti a Milano - prosegue ancora il primo cittadino milanese -. Io mi chiedo, noi potremo dire per una volta un no a Trump? Gli agenti dell'Ice non devono venire in Italia perché non sono allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza». Alla sua voce si sommano quelle dei partiti di opposizione: «La presenza di agenti dell’Ice a Milano-Cortina non è solo inquietante, è uno schiaffo alla nostra Costituzione. Un campanello d’allarme che dovrebbe far tremare chiunque fra noi ha a cuore lo Stato di diritto», lamenta il capogruppo del Pd in Senato, Francesco Boccia. E subito il Pd, M5s, Azione, Italia viva e +Europa si associano alla richiesta di Nicola Fratoianni, di Avs, di un'informativa urgente dei ministri dell’Interno, Piantedosi, e degli Esteri, Antonio Tajani, sulla presenza dell'Ice alle Olimpiadi invernali.
Nelle stesse ore, i due ministri chiamati in causa dalle opposizioni da un lato riannodano le maglie della tela diplomatica con gli Usa e dall’altro forniscono all’opinione pubblica una prima serie di precisazioni: agenti americani dell'Ice saranno presenti ai Giochi, ma non avranno alcuna funzione di ordine pubblico nelle strade. «L’ordine pubblico in Italia, anche in occasione dei Giochi Olimpici Milano-Cortina, lo garantiranno esclusivamente Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza. Punto. Non stanno arrivando le Ss - fa sapere il ministro Tajani -. Che poi ci sia la presenza di rappresentanti delle forze dell’ordine di altri Paesi non sul terreno, ma nelle sale operative proprio per garantire la sicurezza, questo accade per ogni evento». Poi aggiunge: «Non verranno gli agenti che si occupano di lotta all'immigrazione, non tocca a loro garantire la sicurezza fisica del presidente Trump, del vice Vance e del segretario di Stato Rubio, lo fa il Secret Service. Verranno eventualmente a svolgere un ruolo di collaborazione di tipo informativo, come in qualsiasi evento mondiale. Non abbiamo segnali particolari, ma bisogna fare di tutto per prevenire atti ostili».
Intanto il titolare del Viminale si reca a incontrare l'ambasciatore americano, Tilman J. Fertitta. Secondo quanto emerge dopo l’incontro, gli Usa allestiranno presso il loro consolato a Milano una propria sala operativa dove saranno presenti rappresentanti delle Agenzie americane interessate all'evento. Nella sala, saranno impegnati anche esperti dell'Homeland security investigations (braccio investigativo dell’agenzia Ice). «L'Ice ha diverse articolazioni - precisa a sera il ministro Piantedosi durante il programma "Cinque minuti" di Raiuno - una operativa, che è quella che si vede a Minneapolis e che non è assolutamente impegnata in Italia, e un'altra, la Hsi, fatta di investigatori e analisti già presenti in Italia come in 50 Paesi al mondo, che si occupa di analisi e di scambio di informazioni, consultando le loro banche dati. Non saranno per strada e niente sarà sottratto al coordinamento delle forze di polizia nazionali». A suo parere, dunque, le polemiche politiche sarebbero ingiustificate ed eccessive, perché si è scatenata «una tempesta in un bicchiere d’acqua».
Nel frattempo la cerimonia di apertura dei Giochi si avvicina. E al Viminale, in giornata, si tiene un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato all’evento, presieduto dallo stesso Piantedosi. Il dispositivo messo a punto prevederà l’impiego di circa seimila agenti e di sistemi di sorveglianza avanzati (tra cui droni e dispositivi di vigilanza aerea), a supporto delle attività di prevenzione e controllo del territorio. Una macchina imponente, chiamata a vigilare per tutta la durata delle competizioni olimpiche.
Il prefetto di Torino 2006, Tagliente, ad "Avvenire": «Sulle delegazioni ogni Stato decide per sé»
«La sicurezza di un grande evento sportivo non si improvvisa e non inizia nei giorni immediatamente precedenti all’evento...». Francesco Tagliente, prefetto in congedo con un imponente cursus honorum nella Polizia di Stato, non parla per sentito dire. Nella sua lunga carriera, la gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza di grandi manifestazioni è stata una costante: dal Giubileo 2000 alla sicurezza della Nazionale ai vittoriosi mondiali di calcio in Germania fino ai Giochi olimpici di Torino 2006, gli ultimi in Italia prima di Milano-Cortina. Fedele al contegno dei civil servant, Tagliente non entra nella polemica sul caso Ice, perché «è compito delle istituzioni gestire la questione». Per la sua esperienza, comunque, «ogni Stato decide da sé la composizione degli addetti alla sicurezza che vigileranno sulla propria delegazione. Ma è lo Stato ospitante a determinare il quadro di regole e procedure: a Torino 2006 stabilimmo ad esempio un massimo di due addetti armati per ogni personalità straniera presente...».
Come funziona la macchina della sicurezza di un evento olimpico?
La pianificazione inizia anni prima, attraverso lo studio e l’apprendimento di esperienze precedenti. Nel nostro caso, il percorso iniziò nel 2002 con l’osservazione diretta dei Giochi di Salt Lake City, proseguì con Atene 2004 e si tradusse in un sistema di prevenzione, controllo del territorio e gestione integrata della sicurezza: un processo continuo, fino al deflusso finale degli spettatori.
Nel dettaglio, chi si occupa di cosa?
La macchina è multilivello e inter istituzionale: al Comitato Organizzatore toccano gli aspetti logistici, tecnologici e organizzativi; allo Stato, attraverso il ministero dell’Interno, la gestione dell’ordine e della sicurezza, la prevenzione del terrorismo, la protezione di atleti, delegazioni e personalità. A Torino 2006 ciò trovò sintesi nel Centro nazionale di informazione sulle Olimpiadi (Cnio), che metteva attorno allo stesso tavolo tutte le componenti della sicurezza: forze di polizia, intelligence, Vigili del fuoco, forze armate, enti locali e ufficiali di collegamento dei Paesi partecipanti.
Quali sono gli obiettivi sensibili da proteggere?
In un evento olimpico non esiste un solo obiettivo, ma un sistema di obiettivi: gli atleti e le delegazioni;·i capi di Stato e di Governo e le personalità istituzionali; il pubblico, che è sempre la priorità assoluta; i media. E ancora, le infrastrutture critiche; gli sponsor internazionali, spesso grandi aziende globali, e infine le merci, i rifornimenti e la logistica. La sicurezza non riguarda solo le gare.
Come sono organizzate le delegazioni di sicurezza dei singoli Paesi?
Ogni Paese partecipante dispone di propri ufficiali di collegamento, che non operano in autonomia nello Stato ospitante. A Torino 2006, erano inseriti nel sistema di sicurezza italiano e garantivano un flusso costante di informazioni su profili di rischio, esigenze specifiche, eventuali criticità. Una cooperazione silenziosa ma essenziale, basata sulla fiducia reciproca e sul coordinamento centrale. La direzione del sistema è appannaggio esclusivo di chi ospita, con meccanismi che debbono garantire unità di comando, condivisione delle informazioni di intelligence, rapidità decisionale.
L’attentato ai Giochi di Monaco ‘72 ha cambiato regole e procedure?
Ha determinato un cambio di paradigma, con un approccio fondato sul basso profilo; massima efficacia, ma minima invasività; sicurezza visibile, ma non opprimente. A Torino 2006 il sistema si basò su tre cerchi concentrici di sicurezza (hard ring, soft ring e area di rispetto), controlli tecnologici avanzati, screening di persone e merci, ma anche su una forte presenza di operatori in abiti civili e un’attenta gestione dell’ordine pubblico.
Quanti uomini sono necessari?
Non c’è un numero standard: dipende dal contesto geopolitico, dal territorio, dal numero di siti e di partecipanti. A Torino si arrivò a coinvolgere oltre 9mila operatori di Polizia, a cui si aggiungevano Forze armate, Vigili del Fuoco, servizi sanitari e personale specializzato.Le delegazioni straniere operarono con numeri molto più contenuti.
Quale insegnamento ha tratto da quell’esperienza?
All’epoca, io e il collega Roberto Masucci fummo colpiti da un’intervista in cui l’ex procuratore e sindaco di New York Rudolph Giuliani - che guidò la delegazione Usa alla cerimonia di chiusura - definì il Cnio «un modello perfetto di lavoro» e un esempio per eventi futuri. Oggi, quell’esperienza mi ha convinto che la vera sfida della sicurezza dei grandi eventi non sia mostrare forza, ma costruire fiducia: tra istituzioni, tra Stati, e soprattutto verso i cittadini. Quando il sistema funziona, la sicurezza non si nota. Ed è questo il miglior risultato possibile.

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