Il Papa in Uruguay: l’assistenza sanitaria non dipende dai soldi, va garantita a tutti
di Giacomo Gambassi, inviato a Montevideo
Inizia da Montevideo il viaggio di Leone XIV in America Latina. Migliaia di persone lungo le strade. Il no ad aborto ed eutanasia. L’invito all'intera Chiesa a una mobilitazione per le vocazioni in crisi: «Nel mondo intero siano promosse giornate di preghiera e digiuno». Favorire la «negoziazione» in un tempo di guerre. La ricchezza? «Sia per tutti». Sì alla transizione green

Più di tredici ore di volo. L’accoglienza ufficiale all’aeroporto di Montevideo a metà pomeriggio. La presentazione dei vertici dell’Uruguay alla base militare della “Fuerza aérea”. La cerimonia di benvenuto con il presidente Yamandú Orsi e l’incontro con le autorità nel cuore della capitale, in piazza dell’Indipendenza, fra 30mila persone. È un programma serrato fin dall’inizio quello del viaggio di Leone XIV in America Latina. Dodici giorni fra Uruguay, Argentina e Perù che cominciano da Montevideo e che il Pontefice affronta a meno di un mese dall’intervento al polmone per rimuovergli il tumore. Papa in ottima forma che, nel primo intervento pubblico della visita, richiama il suo ricovero in ospedale per lanciare un appello che va ben oltre i confini del Paese. «Recentemente ho sperimentato in prima persona i limiti imposti dalla malattia e ho ricevuto cure per le quali sono profondamente grato – spiega di fronte a politici e diplomatici dell’Uruguay –. Questa esperienza mi porta a pensare ai tanti uomini e donne che non dispongono dei mezzi necessari per ottenere una diagnosi tempestiva o ricevere le cure di cui hanno bisogno. Garantire che l’assistenza sanitaria sia alla portata di ogni persona, indipendentemente dalle sue risorse, è una responsabilità che interpella l’intera società». Non cittadini di serie B se si è in condizioni economiche difficili. «Chi si trova in queste situazioni non smette di essere un membro a pieno titolo della società né perde nulla del valore della propria vita – ammonisce Leone XIV –. In tali circostanze la sua fragilità rende ancora più urgente che riceva l’assistenza, le risorse e il sostegno di cui ha bisogno».

Ingerenza della Chiesa? No, un «dovere» che «trova una ragione particolare nel mandato di Gesù Cristo di riconoscere e servire i più bisognosi», chiarisce il Papa. Poi cita Benedetto XVI: «La misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente». E avverte: «Spetta a tutti fare in modo che ogni persona possa vivere con dignità, ricevere le cure di cui ha bisogno ed essere accompagnata fino al termine naturale della propria vita». Parole che pronuncia in un Paese dove l’eutanasia è stata legalizzata da un anno e l’aborto dal 2012. «Chi non è ancora nato appartiene già alla famiglia umana e al futuro del proprio popolo – sottolinea –. La sua assoluta dipendenza dalla madre non sminuisce la dignità che gli spetta, né la protezione che merita».

Scelte legislative che raccontano la nazione più secolarizzata dell’America Latina. Un Paese che, fin dalla sua indipendenza, ha assunto anche smaccati atteggiamenti anticlericali, istigati dall’influente presenza massonica. «Il carattere laico dello Stato – osserva Leone XIV – è chiamato a garantire uno spazio in cui credenti e non credenti possano convivere in libertà e nel rispetto reciproco, poiché esistono valori universali. Questa neutralità non implica che la dimensione religiosa debba essere confinata alla sfera privata. Come insegna il Concilio Vaticano II, nessuno dev’essere costretto ad agire contro la propria coscienza».

Sono poco più di un terzo i cattolici in Uruguay, una «terra dove molti dei nostri contemporanei conoscono a malapena Gesù Cristo e tanti giovani sono cresciuti lontani dalla vita della Chiesa», dice il Papa nel secondo appuntamento della giornata, quello nella Cattedrale di Montevideo dove celebra i Vespri con la comunità ecclesiale. A dargli il benvenuto, ai piedi del sagrato, i bambini del catechismo vestiti da santi. Il crollo delle vocazioni è una realtà comune a molti Paesi. Vale anche per l’Uruguay. E da qui Leone XIV si rivolge all’intera Chiesa. «Invito i miei fratelli vescovi di tutto il mondo a promuovere, nelle loro diocesi, giornate di preghiera e di digiuno per l’incremento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Che le parrocchie, le famiglie e le comunità religiose si uniscano in questa invocazione». Il Papa indica «l’esempio di questa terra». «Quando, nel 2024, il Seminario interdiocesano non ha accolto alcun nuovo candidato, molti fedeli hanno iniziato a riunirsi per giornate di preghiera e digiuno, col fine di chiedere al Padrone di mandare operai nella sua messe. Hanno perseverato nella supplica, affinché altri ascoltassero la chiamata. E oggi rendiamo grazie perché diversi giovani hanno intrapreso il loro cammino in Seminario e nella vita consacrata e sono qui in mezzo a noi».

È una festa di popolo l’arrivo di Leone XIV in una nazione che ha poco più di tre milioni di abitanti e che ritrova un Pontefice dopo 38 anni: l’ultimo era stato Giovanni Paolo II nel 1988. Ai bordi delle vie migliaia di persone: anche in bermuda o sulle sedie a sdraio che lo attendono sul lungomare. Il Papa lo percorre per alcuni chilometri. Onde e spiagge, vento e grattacieli, case basse e murales: il Pontefice incontra una città che è scesa in strada per lui. “León, León”, gli gridano dalle finestre. Accanto alle bandiere bianche e blu con il Sole di Maggio, ci sono quelle vaticane ma anche del Brasile, del Paraguay, del Cile, persino dell’Italia o degli Stati Uniti. Per salutare il Papa che unisce il Nord e il Sud del mondo.

Un mondo in cui oggi «le differenze possono facilmente trasformarsi in motivo di scontro», denuncia. Ecco perché occorre «perseverare nel rispetto del diritto, nella negoziazione e nella paziente ricerca di accordi», spiega guardando alle guerre ed evocando il Mercosur, il Mercato comune del Sud che ha la sua sede proprio a Montevideo e che rappresenta un’«espressione concreta» per «favorire spazi di intesa e cooperazione». Alle autorità ricorda che «la creazione della ricchezza, gli investimenti e l’iniziativa economica» devono «tradursi in beni e opportunità che raggiungano effettivamente tutti». Del resto, non «si può misurare il valore di una persona in base a ciò che produce».

Inoltre tiene a ribadire che la «convivenza tra persone di origini e tradizioni diverse» è possibile: lo mostra l’intero Sud America, emisfero plasmato dal fenomeno migratorio. E invita all’impegno per il «bene comune» che comprende «anche la responsabilità di trasmettere a chi verrà dopo di noi i beni che oggi abbiamo ricevuto», spiega richiamando papa Francesco. Da qui la necessità di adottare decisioni sostenibili sull’«uso delle risorse naturali e delle fonti energetiche». Da Leone XIV giunge una sorta di “placet” alla transizione green, come testimonia l’Uruguay che il Papa elogia per aver «trasformato il sistema di produzione elettrica» basandolo «quasi interamente su fonti rinnovabili».

Ancora: il lavoro. C’è bisogno che le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale non riducano la persona «a un semplice pezzo sostituibile». Poi la scuola: «Prendersi cura dei più piccoli implica necessariamente garantire loro un’istruzione adeguata». E l’allarme «solitudine» e «angoscia» che alimenta la «dolorosa realtà del suicidio». Perciò alla Chiesa chiede di portare in mezzo alla gente quel Dio «in cui abbiamo riposto la nostra fiducia»: un Dio che «vede la sofferenza del suo popolo e ascolta il suo grido».
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