venerdì 10 ottobre 2014
​Al Sinodo la richiesta di "percorsi penitenziali" per i divorziati risposati. DOSSIER
IL RICHIAMO DEI PADRI SINODALI Africa vittima di chi propaganda falsi diritti umani
IL DIARIO Coppie vere per il dialogo interreligioso di Luciano Moia
«Matrimonio, vocazione per la vita»

In otto Congregazioni generali, da lunedì 13 a venerdì 10, il Sinodo dei vescovi ha registrato ben 181 interventi, a cui si devono aggiungere gli 80 avvenuti nelle ore di dibattito libero. Queste certificano più di ogni discorso l’ampio dibattito – i padri sinodali sono infatti 191 – che ha caratterizzato la prima settimana delle assise convocate da papa Francesco per discutere delle sfide pastorali sulla famiglia. Sui contenuti dell’ultima riunione dedicata agli interventi dei padri sinodali, quella di giovedì pomeriggio, ha riferito venerdì il "portavoce" vaticano padre Federico Lombardi. Molteplici gli argomenti. Preparazione al matrimonio.A questo riguardo si è tornati a ribadire l’importanza di una adeguata preparazione, poiché la sua celebrazione sembra ridursi sempre più alla dimensione sociale e giuridica, invece che religiosa e spirituale. Il percorso preparatorio - è stato notato - spesso viene percepito dai nubendi come un’imposizione, un compito da assolvere senza convincimento e risulta essere troppo breve. Poiché, invece, il matrimonio è una vocazione per la vita, la sua preparazione dovrebbe essere lunga ed approfondita, come avviene per la vita religiosa.Processi matrimoniali.Sullo snellimento delle procedure per verificare la nullità del vincolo, è stata ricordata la Commissione speciale di studio per la riforma del processo matrimoniale canonico, da poco istituita da papa Francesco, ed è stato poi auspicato il raggiungimento di una procedura più semplice, purché una ed unica per tutta la Chiesa. Nello specifico, sulla doppia sentenza conforme conseguente all’obbligatorietà dell’appello, inoltre, ci si è chiesti se sia possibile ipotizzare di lasciare al discernimento del vescovo la determinazione di ricorrere o meno in appello. Al contempo, si è auspicata una maggiore presenza di giudici laici opportunamente preparati, in particolare anche donne, nei Tribunali ecclesiastici.Divorziati risposati. L’argomento è stato di nuovo toccato durante l’ora dedicata al dibattito libero. Al riguardo è stata evidenziata in primis la necessità di un percorso penitenziale, accompagnato anche da una riflessione sui divorziati rimasti soli, che spesso soffrono in silenzio, ai margini della vita sociale. Mentre in secondo luogo, poi si è sottolineato il bisogno di tutelare i figli di coniugi divorziati dalle ricadute psicologiche del divorzio su di loro. E in quest’ambito, è stato ricordato che un’adeguata pastorale dei bambini spesso può riavvicinare i loro genitori alla Chiesa.Venerdì mattina si sono costituiti i dieci "circuli minores" che la prossima settimana approfondiranno i temi toccati nelle assemblee generali. I padri sinodali sono stati divisi in dieci gruppi: tre in lingua inglese e italiana, e due in lingua francese e spagnola. Ciascuno di questi "circoli" ha eletto il presidente e il relatore (ne parliamo in altro articolo).Sempre venerdì mattina, nella nona Congregazione generale, c’è stata l’audizione di 15 interventi (6 di coppie e 9 di singoli uditori), quasi tutti laici impegnati nell’ambito della pastorale familiare, della bioetica e dell’ecologia umana. Provenienti da diverse Paesi del mondo, in rappresentanza di quasi tutti i continenti, gli uditori hanno portato in Aula la loro testimonianza viva, di apostolato familiare vissuto nella quotidianità. Ieri pomeriggio invece sono intervenuti in Aula sette delegati fraterni delle altre Chiese e comunità cristiane.La mattina di venerdì Innanzitutto, sono state ricordate le difficoltà che vivono le famiglie del Medio Oriente, in particolare dell’Iraq: i numerosi conflitti – si è detto – si ripercuotono gravemente sulla famiglia, disgregata dalla morte dei suoi membri, costretta a migrare in cerca di un luogo sicuro in cui vivere, privata di un futuro per i giovani, sottratti alla scolarizzazione, e per gli anziani, abbandonati a se stessi. L’unità della famiglia cristiana in Medio Oriente è profondamente scossa, con conseguenze anche sull’unità sociale e nazionale dei Paesi appartenenti alla regione. Di fronte a tali drammatici scenari, dunque, la Chiesa rappresenta davvero un porto sicuro, una "famiglia di famiglie" che offre conforto e speranza. Ed è necessario anche preparare le coppie di coniugi ad essere "mediatrici" di pace e di riconciliazione. Altro punto evidenziato dagli uditori è stata la necessità che la Chiesa ascolti maggiormente i laici nella ricerca di soluzioni ai problemi delle famiglie, in particolare per quanto riguarda la sfera dell’intimità della vita di coppia. Per questo, è stata ribadita l’importanza di una sinergia tra il mondo accademico ed il mondo pastorale, per formare non "tecnici", ma agenti pastorali che conoscano e sappiano promuovere i temi della famiglia e della vita, attraverso una "cosmovisione" antropologica cattolica ben salda. Inoltre, gli uditori hanno rimarcato la necessità di un maggior dialogo tra Chiesa e Stato, anche attraverso l’impegno di fedeli laici che, lontani da ambizioni personali, sappiano promuovere la tutela dei diritti della famiglia e la difesa della vita, lavorando per uno Stato dal volto umano. I laici – è stato rimarcato – devono essere attivi e competenti nella difesa pubblica dei valori della vita e della famiglia. Gli interventi si sono, quindi, soffermati sul bisogno di formare in modo adeguato e permanente i sacerdoti sui temi della famiglia, in particolare sull’apertura alla vita, affinché riescano a spiegare ed a parlare con naturalezza e chiarezza dell’amore coniugale. Anche perché, ad esempio, è stato notato che se la pianificazione naturale della famiglia viene spiegata in modo approfondito, evidenziandone il valore positivo, essa rinsalda la vita di coppia. In quest’ottica, è stato ricordato che le omelie, se ben preparate, fanno sì che i fedeli partecipino di più alla celebrazione della Messa. Un ulteriore spunto di riflessione ha messo in luce l’importanza della testimonianza: i giovani non hanno bisogno di tanta teoria, si è detto, ma comprendono molto bene la centralità della famiglia se essa viene dimostrata dalle famiglie stesse, testimoni credibili e soggetto di evangelizzazione. Per questo, si è riflettuto sulla necessità che le coppie siano accompagnate da un’adeguata pastorale anche dopo il matrimonio e non soltanto prima. Quindi, gli uditori hanno dato voce alle sofferenze di chi perde un familiare, come le persone vedove, orfane o i genitori che perdono un figlio. Per esse, è fondamentale l’accompagnamento della Chiesa e di gruppi di ascolto e di condivisione, affinché non si smarriscano davanti al profondo strazio della perdita, alla paura di un "deserto" degli affetti, ma restino ben saldi nella fede. E’ emersa, poi, l’importanza di una "ecologia umana", che aiuti a contrastare gli effetti negativi della globalizzazione economica, spesso portatrice di modelli contrari alla dottrina cattolica. Ferma condanna, inoltre, è stata espressa per tutte le forme di violenza domestica, in particolare sulle donne, evidenziando come spesso essa sia perpetrata da persone giovani. Infine, è stato ribadito il bisogno della comunicazione all’interno della famiglia, poiché la condivisione tra i coniugi, la compartecipazione all’educazione dei figli, e soprattutto la preghiera tra le mura domestiche, contribuiscono a rinsaldare il nucleo familiare.

 

Il pomeriggio di venerdiLa decima Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia, svoltasi venerdì pomeriggio, ha visto l’audizione di sette delegati fraterni di diverse confessioni cristiane. L’intervento dell’ottavo delegato, Sua Eminenza Hilarion, presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, verrà pronunciato nei prossimi giorni. Nei loro interventi - si legge nella sintesi - i delegati fraterni hanno espresso, al Santo Padre ed ai padri sinodali, gratitudine per l’invito a partecipare all’assise. Quindi, ciascuno ha presentato la questione della famiglia nell’ambito della propria confessione cristiana. Nel complesso, è stato sottolineato “come le sfide e le speranze riversate sul nucleo familiare siano comuni a tutti i cristiani: la famiglia - si è detto - è fondamentale per la società, è base fondamentale della comunione nella giustizia”. Certo, “le difficoltà non mancano: la crisi economica incalza, i mass media riducono i momenti di dialogo tra le mura domestiche, proponendo a volte anche modelli che inducono all’adulterio; le guerre, le migrazioni, la globalizzazione, il dramma di malattie come l’Aids e l’ebola, il fondamentalismo islamico presente in alcuni Paesi, mettono continuamente in pericolo il bene della famiglia, in ogni suo contesto”. Per quanto riguarda i divorziati risposati, i delegati fraterni hanno fatto notare che “spesso la loro accoglienza nella Chiesa può donare nuova speranza, ispirando una grande vita familiare che crea una grande società”. Essenziale, dunque, “l’ascolto, da parte delle confessioni cristiane, di chi si trova in situazioni familiari difficili, nei cui confronti servono ogni giorno misericordia e compassione”. I delegati fraterni hanno espresso “volontà di ascolto e comprensione, lontane da ogni tipo di condanna, nei confronti delle persone omosessuali, pur ribadendo che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna”. Un’attenzione particolare è stata manifestata anche per “i bambini nati i contesti difficili e per tutte le vittime di violenza, soprattutto donne e minori, perché è comune, tra i cristiani, la difesa dei più vulnerabili, di coloro che non hanno voce, siano essi credenti o no”. “Alcune diversità di approccio” si sono riscontrate “sul tema della regolazione delle nascite, sottolineando la libertà di coscienza dei credenti, pur sempre nel rispetto del senso dell’amore e del matrimonio”. Inoltre, in relazione alle seconde nozze, è stato detto da parte ortodossa che “esse rappresentano comunque una deviazione e che vengono sì celebrate, ma dopo un periodo di accompagnamento da parte della Chiesa, per cercare di portare i coniugi alla riconciliazione”. 

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