Divorziati risposati. Sicilia, linee guida per Amoris laetitia


Luciano Moia giovedì 15 giugno 2017
Un breve documento della Conferenza episcopale siciliana per applicare in modo corretto le indicazioni dell'Esortazione postsinodale: sì all'Eucaristia al termine di un cammino penitenziale
Sicilia, linee guida per Amoris laetitia


"In alcune circostanze riguardanti i divorziati risposati secondo la valutazione del confessore e tenendo conto del bene del penitente, è possibile assolvere e ammettere all'Eucaristia, anche se il confessore sa che si tratta per la Chiesa di un disordine oggettivo". Semplice e chiaro. Così in un breve documento di 14 pagine, superando tanti sterili preconcetti, i vescovi della Sicilia spiegano l'approccio più corretto al capitolo VIII di Amoris laetitia. "La cura pastorale dovrà seguire percorsi nuovi, attenti alle situazioni in cui si trovano uomini e donne battezzati, nei legami che contraggono. Da tempo - scrivono nel documento - assistiamo alle dolorose ferite cui questi mutamenti danno talvolta origine, nei quali si evidenzia una più acuta fragilità". Urgente un discernimento responsabile, affidato soprattutto si presbiteri e ai laici impegnati, nel sostenere il cammino di queste persone. In questa prospettiva, spiegano i vescovi nel testo intitolato "Orientamenti pastorali, accompagnare-discernere-integrare le fragilità secondo le indicazioni del cap. VIII di Amoris laetitia", il matrimonio sacramentale con i suoi valori (indissolubilità, fedeltà, unicità, fecondità) non smette di essere un punto d'arrivo, ma si tratta di un percorso da compiere in un prospettiva di gradualità (altra parola chiave di Amoris laetitia) e con la convinzione che non ci siano relazioni, per quanto complesse e difficili, che non possano essere integrate nelle comunità cristiane. Da qui il dovere dell'accoglienza estesa a tutti senza discriminazioni, dell'accompagnamento (quando necessario anche con un cammino penitenziale) e soprattutto del discernimento che, spiegano ancora i vescovi siciliani, deve avvenire a due livelli: personale e pastorale. Il primo "indica il compito dei pastori... e mira a cogliere la peculiarità delle differenze e delle varie situazioni, prendendo in esame l'insieme delle circostanze - soggettive e oggettive - mettendole in rapporto con l'insegnamento della Chiesa e dei vescovi". Il secondo "indica propriamente il discernimento esercitato in prima persona dal fedele, allorché è posto dinanzi alla necessità di prendere una decisione in ordine all'agire in una particolare situazione". Nel percorso di verifica interiore, che deve seguire una serie di passaggi non casuali, occorre tenere presente quanto il Papa spiega in Amoris laetitia, e che cioè "non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta 'irregolare' vivono in stato di peccato mortali, privi della grazia santificante" (Al 301). Da qui la necessità della valutazione caso per caso e, se e quando ricorrono le condizioni, anche l'aiuto di tipo sacramentale, appunto l'assoluzione e l'ammissione all'Eucaristia.

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