martedì 4 dicembre 2018
Sacerdote salesiano, nato in Valtellina, il suo nome è legato all’Operazione Mato Grosso che fondò nel 1967. Un’esperienza di solidarietà missionaria mai interrotta
Padre Ugo de Censi

Padre Ugo de Censi

Con la morte di padre Ugo de Censi, avvenuta domenica notte a Lima (da mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate), se n’è andato, all’età di quasi 95 anni, il “Don Bosco delle Ande”. Un prete di strada che di strada, per servire i poveri, ne ha fatta molta: dalla natia Valtellina alle vette delle Ande.

È padre Ugo, infatti, ad aver fondato nel 1967 l’Operazione Mato Grosso, raccogliendo l’invito di un confratello e amico attivo a Poxoreo, nello Stato brasiliano del Mato Grosso. L’estate del 1966 padre Ugo aveva proposto ai suoi ragazzi di andare in missione, ricevendone come risposta un entusiasta battimani: «Fu come gettare un fiammifero sulla benzina: una fiammata. Così è nato l’Omg», ricordava il carismatico sacerdote. Quel movimento ancora oggi incarna il miglior spirito del Sessantotto cattolico: un impasto di radicalismo evangelico, voglia di andare controcorrente, desiderio di concretezza.

Col tempo l’Omg ha dato origine a un fiume di solidarietà che ha portato in missione (in vari paesi dell’America Latina) centinaia di persone e di famiglie che dedicano mesi, ma spesso lunghi anni di servizio, ai diseredati e, insieme a loro, operano per uno sviluppo integrale delle popolazioni. Impresa riuscita, tant’è che la Repubblica peruviana aveva conferito al prete valtellinese la cittadinanza onoraria e Mario Vargas Llosa riferendosi al contributo dell’Omg, l’ha definito «una rivoluzione economica e sociale». Salesiano profondamente fiero di esserlo, uomo libero e anti- convenzionale, padre Ugo è stato, per tanti ragazzi un formidabile educatore. Aveva i giovani nel cuore e fino all’ultimo si è consumato per appassionarli a Dio, come aveva confidato a papa Francesco, durante il breve incontro con lui nel corso del viaggio in Perù del gennaio scorso.

Ordinato nel 1952, per lunghi anni aveva operato ad Arese, alle porte di Milano con i “ragazzi difficili” del riformatorio, facendo sue le profonde domande esistenziali dei ragazzi, i dubbi su Dio, l’allergia alle frasi fatte sulla fede. Proprio grazie a questa esperienza il salesiano De Censi capisce che non rimane che una strada per dare forma credibile al Vangelo: mettersi dalla parte dei poveri, fino in fondo, donando tutto se stessi.

L’empatia profonda che padre Ugo ha saputo creare con i giovani gli ha permesso di far breccia - con parole che andavano dritte al cuore - nel cuore di tanti. Come nel caso di Giulio Rocca, uno dei due martiri dell’Omg, ucciso nel 1992 all’età di 30 anni da militanti di Sendero Luminoso: partito ateo dall’Italia, dopo un intenso cammino umano e spirituale era arrivato a chiedere al vescovo di Huaraz di entrare in Seminario. Padre Ugo decise di stabilirsi in Perù nel 1976: scelse Chacas, un paesotto appollaiato ai piedi dei giganti andini.

Negli anni successivi lì sono sorti laboratori di falegnameria artistica dove sono state formate generazioni di intagliatori e un ospedale che è un riferimento insostituibile per tutta la zona. Lì, nella chiesa di Chacas, a 3.300 metri di quota e quasi 700 chilometri di distanza da Lima, verrà tumulata la salma di padre Ugo che aveva dovuto abbandonare le Ande alcuni anni fa per ragioni di salute. Su quelle vette padre Ugo aveva portato la sua inseparabile fisarmonica, la passione per le montagne (che ritraeva in quadri a olio nei pochi momenti di relax) e l’allegria salesiana. La stessa che, nel 2011, al cardinale Carlo Maria Martini in visita all’Omg, fece dire: «Ho sempre desiderato vedere con i miei occhi come fosse l’oratorio di Valdocco quando c’era don Bosco. Il mio desiderio è stato esaudito qui, ai piedi delle Ande».

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