mercoledì 12 novembre 2014
​Il vescovo Lambiasi sul tema dell'Assemblea generale della Cei in corso ad Assisi.
LA PROLUSIONE Bagnasco: «Così si rifonda la politica» | TESTO
IL COMMENTO Come in un dopoguerra di Gianfranco Marcelli
Formazione permanente? Forse sarebbe meglio parlare di «conversione permanente». A sottolinearlo è Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini e presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, che nell’Assemblea della Cei in corso ad Assisi ha tenuto la relazione introduttiva sul tema al centro dei lavori: «La vita e la formazione permanente dei presbiteri». Ieri i vescovi hanno ascoltato gli Approfondimenti sulla questione e soprattutto hanno lavorato nei gruppi di studio, che oggi riferiranno in aula. «Ne sono emersi – dice Lambiasi – alcuni punti fermi. Il primo dei quali è appunto questo: la formazione permanente non si può ridurre a corsi di aggiornamento, o a crediti da guadagnare (come avviene per le categorie professionali), ma si deve realizzare come conversione permanente». Che cosa significhi concretamente questo, il vescovo lo spiega così: «Primo: valorizzare il presbiterio, che non è un ambito, non è per l’organizzazione pastorale, ma è un organismo ed un soggetto. Quindi per il sacerdote vivere il presbiterio è fondamentale. Un prete che voglia camminare da solo non arriva da nessuna parte. Secondo: la formazione avviene nel ministero. Per cui gli impegni, le occupazioni e le preoccupazioni non sono un ostacolo al cammino di santificazione dei preti, ma un aiuto, un incentivo, un’opportunità. Infine: la formazione si realizza nel presbiterio. Ovviamente – ricorda il vescovo Lambiasi – c’è una fase iniziale che è quella del Seminario, ma il presbitero si forma nel presbiterio, inteso non come un settore della Chiesa diocesana, ma come il suo cuore, dato che ogni diocesi ha due cuori che battono all’unisono: l’Eucaristia e il vescovo con il suo presbiterio».  Il presidente della Commissione episcopale per il clero e i consacrati sottolinea che in questi giorni «più che dedicarci a quello che papa Francesco chiama l’eccesso diagnostico (anche se parte della riflessione ha riguardato l’aggiornamento della situazione socio-anagrafica dei sacerdoti), i vescovi si sono concentrati sul versante operativo, cioè su quali percorsi sono indicati e praticabili per una formazione permanente intesa nel senso che abbiamo detto». In sintesi, afferma, «è stato ribadito che c’è bisogno di presbiteri che siano davvero consacrati da e a Cristo Signore, che siano fratelli tra loro e che si lascino 'strapazzare' per il bene della porzione di gregge che è a loro affidata ». Ecco dunque che la formazione deve essere innanzitutto umana («è stato citato - ricorda Lambiasi - don Primo Mazzolari, il quale sosteneva che per essere preti veri, bisogna essere veramente uomini») e poi deve includere «la carità pastorale come principio unificante di tutta la formazione». Nel dibattito è entrato anche quello che Lambiasi chiama «il capitolo dei misteri dolorosi», «che – sottolinea – abbiamo avuto l’umiltà, l’onestà e il coraggio di affrontare. Ci sono scandali che hanno rilevanza penale e lì c’è il dovere di collaborare con la giustizia e di riparare evitando che si ripetano. Poi ci sono scandali morali – aggiunge il vescovo – che non hanno rilevanza penale, ma compromettono la credibilità del prete e l’attrattiva vocazionale della sua vita. E poi c’è il capitolo delle dipendenze, da non sottovalutare, perché i preti non vivono sotto una campana di vetro ma interagiscono con i fermenti buoni e cattivi dell’ambiente che li circonda. Perciò pensiamo che solo una formazione continua possa premunire dal cadere in queste tentazioni». L’importante, conclude Lambiasi, è che il presbiterio venga sentito e vissuto dal vescovo e dai preti come una famiglia e una famiglia aperta, non certo come una casta».  Ieri il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Domenico Sorrentino, ha offerto ai vescovi dell’assemblea Cei un dvd sulla visita dello scorso del Papa nella città di san Francesco e ha chiesto loro di pregare per il buon esito del sinodo diocesanoin corso.
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