sabato 16 febbraio 2019
McCarrick è stato dichiarato colpevole di sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere.
Abusi, McCarrick dimesso dallo stato clericale
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L’ex cardinale statunitense Theodore Edgar McCarrick, 88 anni, è stato dimesso dallo stato clericale. Lo ha reso noto oggi un Comunicato della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Di seguito il testo: "In data 11 gennaio 2019, il Congresso della Congregazione per la Dottrina della Fede ha emanato il decreto conclusivo del processo penale a carico di Theodore Edgar McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington, D.C., con il quale l’accusato è stato dichiarato colpevole dei seguenti delitti perpetrati da chierico: sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale. Il 13 febbraio 2019 la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede ha esaminato gli argomenti presentati nel ricorso del ricorrente e ha deciso di confermare il decreto del Congresso. Questa decisione è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019. Il Santo Padre ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge, di questa decisione, la quale rende il caso res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso".

Theodore Edgar McCarrick, 88 anni, è nato a New York il 7 luglio 1930. Ordinato sacerdote il 31 maggio 1958, venne nominato vescovo ausiliare di New York nel maggio 1977. San Giovanni Paolo II lo fece diventare vescovo di Metuchen (1981-1986), quindi arcivescovo metropolita di Newark (1986-2000) e infine arcivescovo metropolita di Washington (2000-2006), consegnandogli la berretta cardinalizia nel concistoro del 21 febbraio 2001. Attualmente risiede nel convento di St. Fidelis a Victoria, nel Kansas occidentale (diocesi di Salina). Ed è lì che gli è stato comunicato il provvedimento papale.

Di un caso sull’allora porporato statunitense si cominciò a parlare nel settembre 2017, quando l’arcidiocesi di New York girò alla Santa Sede le accuse rivolte da un uomo all’allora cardinale statunitense. L’accusatore sosteneva di essere stato abusato di lui negli anni Settanta quando era adolescente. Il Papa ordinò un’indagine previa approfondita, che venne svolta dall’arcidiocesi di New York. Gli atti furono poi mandati alla Congregazione per la Dottrina della Fede e così si giunse al giugno 2018.

McCarrick rilasciò una breve dichiarazione in cui si professava innocente e disposto a collaborare alle indagini (da allora non si conoscono più altre sue dichiarazioni). Ma il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, su indicazione di papa Francesco, ingiunse a McCarrick di non esercitare più pubblicamente il suo ministero sacerdotale. Un mese dopo, esattamente il 28 luglio dello scorso anno, Francesco accettò le dimissioni di McCarrick dal Collegio cardinalizio, ordinandogli la proibizione dell’esercizio del ministero pubblico e l’obbligo di condurre una vita di preghiera e di penitenza. Nel corso dell’indagine infatti erano emersi gravi indizi di colpevolezza.

Ma il caso era lungi dal chiudersi, specie dopo che – poco dopo la metà di agosto 2018 – un memoriale dell’ex nunzio negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò accusò lo stesso papa Francesco di essere da tempo a conoscenza delle accuse contro McCarrick (secondo il diplomatico glielo aveva detto lui stesso) e di non aver fatto niente. Francesco, interpellato dai giornalisti sull’aereo che lo riporta a Roma dall’Irlanda, dove ha celebrato la Giornata mondiale delle famiglie, non risponde all’accusa, chiedendo agli stessi giornalisti di fare loro stessi un’attenta verifica dei fatti. Verifica che porterà all’emergere di numerose falle nella ricostruzione di Viganò.

In particolare non risulta vero che Benedetto XVI gli avrebbe ordinato di ritirarsi a vita privata. Da parte dell’attuale Pontefice emerito l’allora cardinale ricevette infatti solo delle raccomandazioni autorevoli presentate circa due anni prima della data comunicata dall’ex nunzio. Raccomandazioni che McCarrick disattese ampiamente continuando a viaggiare e a tenere conferenze.
Si arriva così al 7 ottobre quando il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, pubblica una Lettera aperta di risposta a quelle accuse e si domanda come sia stato possibile che un uomo, di cui oggi si conosce l’incoerenza, abbia potuto giungere alla cattedra dell’arcidiocesi di Washington e a ricevere la porpora cardinalizia. Il prefetto ricorda a tal proposito le decisioni prese dai Pontefici poggiano sulle informazioni di cui si dispone in quel preciso momento e che costituiscono l’oggetto di un giudizio prudenziale che non è infallibile. Inoltre - osserva – McCarrick ha saputo difendersi con grande abilità dai dubbi sollevati a suo riguardo.

E se prima di una certa data non sono state prese le decisioni forti che sono arrivate dopo, è perché non si disponeva allora, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua colpevolezza. Nella sua lettera Ouellet punta anche l’indice proprio contro la falsa notizia delle “sanzioni” decretate da Benedetto XVI, che secondo l’ex nunzio sarebbero state annullate da papa Francesco. E fa notare che Bergoglio non ha avuto nulla a che fare con i diversi cambi di diocesi che lo hanno portato a diventare arcivescovo della più prestigiosa diocesi statunitense (con frequenti contatti con la Casa Bianca), partendo da ausiliare di New York. Il Papa anzi “lo ha destituito dalla sua dignità di Cardinale quando si è resa evidente un’accusa credibile di abuso sui minori”.

Da ieri Francesco è anche il primo Papa che decreta la dimissione dallo stato clericale di un ex cardinale (il prelato di più alto grado che finora sia stato mai “spretato”, come si dice con espressione imprecisa nel gergo popolaresco). Il provvedimento viene reso pubblico a pochi giorni dall’inizio di quella riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo fortemente voluta dal Pontefice per affrontare la grave piaga della pedofilia sacerdotale (21-24 febbraio). E mentre cresce l’attesa, forse “eccessiva”, come lo stesso papa Francesco ha riconosciuto nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno da Panama, la conclusione giudiziaria della dolorosa vicenda McCarrick è un segnale chiaro di quello che un comunicato della Santa Sede affermava il 6 ottobre 2018, citando una frase dello stesso Pontefice: “Seguiremo la strada della verità, ovunque possa portarci” (Filadelfia, 27 settembre 2015). “Sia gli abusi sia la loro copertura non possono essere più tollerati e un diverso trattamento per i Vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti rappresenta infatti una forma di clericalismo mai più accettabile”, proseguiva quella nota. Oggi si è visto che non erano solo parole.

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