lunedì 10 luglio 2023
Parla il Patriarca: colto di sorpresa dalla nomina. «La nostra Chiesa è di minoranza che però deve convivere sempre con tutte le altre Chiese»
Il patriarca Pizzaballa, prossimo cardinale, in una foto del 2022

Il patriarca Pizzaballa, prossimo cardinale, in una foto del 2022 - Archivio Siciliani

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«È stata una sorpresa, non sapevo nulla, niente. Proprio nulla», commenta a caldo monsignor Pierbattista Pizzaballa raggiunto da poche ore dalla notizia della nomina a cardinale da parte di papa Francesco.

Patriarca Pierbattista Pizzaballa, una nomina che pare essere un riconoscimento del percorso impegnativo di questi anni: nel 2016 la nomina ad amministratore apostolico di Gerusalemme, nel 2020 elevato a patriarca e ora la nomina a cardinale. Questo suo percorso personale può essere come lo specchio di un percorso pure fatto dalla Chiesa madre di Gerusalemme?

Non so quali sono state le motivazioni della nomina, ma certamente è un segno di attenzione alla vita di questa Chiesa, un richiamo alla sua missione, alla sua vocazione e anche una attenzione alle ferite profonde che ci sono in questa realtà così complessa.

Annunciando le nomine papa Francesco ha chiesto preghiere per i nuovi cardinali perché «mi aiutino nel mio ministero di vescovo di Roma» per il bene di tutto il popolo di Dio. Quale l’«aiuto», l’apporto specifico che può venire in questo momento storico dalla Chiesa di Gerusalemme?

Gerusalemme e Roma sono due città, dal punto di vista cristiano, connesse. Pietro è il garante dell’universalità della Chiesa e Gerusalemme custodisce le radici della Chiesa una e universale. Nello specifico, concretamente cosa noi possiamo portare? La Chiesa di Gerusalemme è una Chiesa di minoranza che però deve convivere sempre con tutte le altre Chiese, avendo un rapporto con le altre Chiese sempre molto vitale e concreto, e anche con le altre fedi: l’islam e l’ebraismo. Il carattere multireligioso e multiculturale della nostra città, della nostra Chiesa, è per noi qualcosa di normale, per voi in Europa qualcosa che comincia a vedersi ora. Certamente, da questo punto di vista, noi possiamo portare la nostra esperienza.

Sempre nel dare l’annuncio, dopo l’Angelus, papa Bergoglio ha sottolineato l’inserimento dei cardinali nella diocesi di Roma. In questo rinnovato legame con Roma, la Chiesa di Gerusalemme, pensando al magistero sul dialogo interreligioso della Fratelli tutti, può essere un faro?

Non so se Gerusalemme può essere un faro, ma certamente un laboratorio prezioso. Qui il dialogo interreligioso ed ecumenico non sono mai teorici ed astratti, è sempre una realtà concreta. Certamente molto più difficoltoso proprio per questo, ma proprio per questo anche più vero: quindi un punto di riferimento imprescindibile. Non si può pensare al dialogo interreligioso senza pensare a Gerusalemme.

Per la prima volta un patriarca latino di Gerusalemme diventa cardinale: un riconoscimento anche per tutte le Chiese orientali. Riflettendo su questa nomina quale messaggio di speranza si sente di dare per queste Chiese così travagliate, penso a quella di Siria e di Iraq, oltre a quella di Gerusalemme?

Penso che il Papa voglia dire con molta chiarezza che non siamo soli e che non siamo soltanto Chiese che hanno bisogno di supporto, ma che siamo Chiese dalle quali il Santo Padre, la Chiesa di Roma attende anche un contributo. Un modo importate per sostenere, dare impulso a queste Chiese è di fare capire, fare intendere che non stiamo morendo, ma che anche noi abbiamo un contributo positivo da dare.

Cardinale Pierbattista Pizzaballa, come può un comune battezzato entrare in questa comunione così particolare tra la Chiesa madre e la Chiesa universale?

Ci sono diversi modi. Il primo è la preghiera e poi c’è il pellegrinaggio. Poi, qualunque cristiano nel mondo, quando legge la Bibbia, soprattutto il Vangelo, legge di Nazareth, di Cafarnao, di Betlemme, di Gerusalemme che non sono teorie, luoghi astratti, ma luoghi concreti. E quindi si può fare il pellegrinaggio venendo qui, ma si può fare anche il pellegrinaggio in Terra Santa visitando i luoghi nella “scrutatio” delle scritture, soprattutto del Vangelo. E poi gemellaggi tra Chiese e Chiese, parrocchie, scuole: siamo una Chiesa che ha la sua vitalità e che, nonostante i piccoli numeri, ha voglia di comunicare.

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