È una "lotteria amministrativa" a decidere quali lavoratori stranieri saranno regolarizzati
Molto dipende dalla prefettura a cui viene affidata la domanda. A Lecce il tasso di successo supera il 50%, a Roma si ferma all'1%. I dati sui decreti flussi della campagna Ero straniero

Il Governo ha stimato che all’Italia servirà mezzo milione di lavoratori non comunitari nei prossimi tre anni. E li ha invitati a entrare nel Paese in cambio di una regolarizzazione che, però, per molti non arriverà mai. Il motivo è che i decreti flussi – quei provvedimenti con cui l’esecutivo stabilisce le quote di ingresso - sono efficaci solo per un quinto dei lavoratori chiamati in Italia. A febbraio, la campagna Ero straniero aveva raccolto i dati del click day del 2024 scoprendo che solo per 17 persone su 100 il permesso di soggiorno è davvero in via di rilascio. La maggior parte si è persa tra le fila della burocrazia: il 60,6% dei destinatari di una quota è arrivato al nulla osta, il 29,2% ha ottenuto un visto e solo il 20,7% è riuscito a chiedere davvero il permesso. La novità, arrivata ieri con un aggiornamento dei dati di Ero straniero, è che le regolarizzazioni procedono a velocità diverse in diverse regioni d’Italia. O, meglio, solo in alcune province si ottengono risultati meno insoddisfacenti: relativamente al click day del 2024, il 60% delle richieste di permesso di soggiorno si concentra in sole venti prefetture. «Il sistema non fallisce in modo uniforme – spiegano gli autori del report –. Produce aree che “chiudono” molte istruttorie e aree dove si registrano soprattutto ritardi e pratiche accumulate, rinunce, archiviazioni e percorsi interrotti. Questa geografia è ciò che trasforma un problema nazionale in una frattura territoriale».
Nel dettaglio, le tre prefetture più prolifiche sono quelle di Verona (2.337 rilasci), Ragusa (1.482) e Trento (1.419). Guardando solo alla fine della procedura, ovvero ai contratti di lavoro effettivamente sottoscritti e ai permessi in via di rilascio, la maggior parte degli esiti positivi arriva dalle regioni del Nord, seguite dal Sud e dal Centro. Questo non significa, però, che le medie siano alte in assoluto: la Regione con il tasso di successo più alto per il decreto flussi del 2025 sono le Marche, che però si fermano al 33,6% di permessi in via di rilascio. Uno su tre.
Un quadro più chiaro emerge confrontando le prefetture che ricevono un numero più alto di domande. Con un carico di lavoro paragonabile, Lecce (56,3%), Milano (39,7%) e Brescia (37,2%) sono quelle che riescono più frequentemente a finalizzare la procedura (il dato è relativo al decreto flussi del 2024). Il fanalino di coda, invece, è Roma che al momento fa contare solo 85 permessi di soggiorno in via di rilascio a fronte di 33.294 domande, l’1,3%. Il paragone della Capitale con altre due grandi città descrive, meglio di qualsiasi media nazionale, un sistema di regolarizzazione che dipende in larga parte dal luogo di presentazione della domanda. A Napoli le domande sono 120.923, le quote 4.403 e i permessi di soggiorno 269. A Milano, con 36.375 domande e 2.395 quote, i permessi di soggiorno sono 940. «Tre capoluoghi, la stessa procedura, risultati incomparabili: è l’effetto “lotteria amministrativa”», spiega Ero straniero.
Il motivo? «A fare la differenza è il numero delle pratiche affidate agli uffici», spiegano gli autori del report. Ma, a parità di carico, conta la carenza di personale. «Siamo davanti a un meccanismo che produce esiti profondamente diversi a parità di regole, una sorta di ingiustizia territoriale causata dalla cronica carenza di personale nelle prefetture e questure italiane. Il recente aumento del personale impiegato presso gli uffici e lo stanziamento per stabilizzare il personale interinale non bastano».
Rispetto ai settori lavorativi, il canale più efficace resta quasi ovunque quello per il lavoro stagionale, in linea con i dati nazionali. La ragione ha a che fare con la continuità lavorativa: spesso si tratta di casi in cui i datori già conoscono i lavoratori da incaricare e hanno stabilito rapporti che proseguono negli anni. In ogni caso, gli aggiornamenti di Ero straniero confermano una conclusione che si ripete uguale da anni: il meccanismo dei decreti flussi non soddisfa il mondo produttivo. «Non consente di far entrare la manodopera programmata», concludono gli autori. Che hanno stimato, per il 2024, anche 1.836 persone potenzialmente a rischio irregolarità.
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