lunedì 5 ottobre 2015
​È uno dei passaggi del discorso del Papa che oggi ha introdotto i lavori del Sinodo ordinario sulla famiglia. Francesco ha esortato i padri sinodali a fare spazio all’azione dello Spirito Santo con coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa. L'introduzione del segretario Baldisserri e la ampia relazione del cardinale Erdo (IL TESTO DELLA RELAZIONE) (5/10/2015). IL SINODO IN CIFRE VAI ALLO SPECIALE

​Il Sinodo non è un Parlamento, ma un’espressione ecclesiale che legge la realtà con il cuore di Dio. È uno dei passaggi del discorso di Papa Francesco che ha introdotto i lavori del Sinodo ordinario sulla famiglia che hanno preso il via stamani in Vaticano dopo la Messa in San Pietro di ieri e si prolungheranno fino al 25 ottobre. Il Pontefice ha esortato i padri sinodali a fare spazio all’azione dello Spirito Santo con coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa.Camminare insieme con “spirito di collegialità e di sinodalità” mettendo sempre davanti ai nostri occhi “il bene della Chiesa, delle famiglie” e la “salus animarum”. Con queste parole, Papa Francesco si è rivolto ai padri sinodali sottolineando, ancora una volta, che in questo cammino bisogna adottare “coraggiosamente la parresia, lo zelo pastorale e dottrinale, la saggezza, la franchezza”.Il Papa ha quindi ricordato che il Sinodo “non è un convegno, un parlatorio, non è un Parlamento o un senato, dove ci si mette d’accordo”: “Il Sinodo, invece, è una espressione ecclesiale, cioè la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e con il cuore di Dio; è la Chiesa che si interroga sulla fedeltà al deposito della fede, che per essa non rappresenta un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare, ma è una fonte viva dalla quale la Chiesa si disseta, per dissetare e illuminare il deposito della vita.Il Sinodo, ha proseguito, “si muove necessariamente nel seno della Chiesa e dentro il santo popolo di Dio, di cui noi facciamo parte in qualità di pastori, ossia servitori”. Il Sinodo, ha ripreso ancora, “è uno spazio protetto ove la Chiesa sperimenta l’azione dello Spirito Santo”:“Nel Sinodo lo Spirito parla attraverso la lingua di tutte le persone che si lasciano guidare dal Dio che sorprende sempre, dal Dio che si rivela ai piccoli, ciò che nasconde ai sapienti e agli intelligenti”.Serve coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosaDal Dio, ha detto ancora, “che ha creato la legge e il sabato per l’uomo e non viceversa; dal Dio che lascia le 99 pecorelle per cercare l’unica pecorella smarrita; dal Dio che è sempre più grande delle nostre logiche e dei nostri calcoli”: “Ricordiamo però che il Sinodo potrà essere uno spazio dell’azione dello Spirito Santo solo se noi partecipanti ci rivestiamo di coraggio apostolico, di umiltà evangelica e di orazione fiduciosa: il coraggio apostolico, che non si lascia impaurire né di fronte alle seduzioni del mondo, che tendono a spegnere nel cuore degli uomini la luce della verità, sostituendola con piccole e temporanee luci, e nemmeno di fronte all’impietrimento di alcuni cuori, che nonostante le buone intenzioni allontanano le persone da Dio”.“Il coraggio apostolico – ha soggiunto – di portare vita e non fare della nostra vita cristiana un museo di ricordi”: “L’umiltà evangelica che sa svuotarsi dalle proprie convenzioni e pregiudizi per ascoltare i fratelli vescovi e riempirsi di Dio, umiltà che porta a puntare il dito non contro gli altri, per giudicarli, ma per tendergli la mano, per rialzarli senza mai sentirsi superiori a loro”.L’orazione fiduciosa – ha poi affermato Francesco – è l’azione del cuore quando si apre a Dio, quando si fanno tacere tutti i nostri umori per ascoltare la soave voce di Dio che parla nel silenzio”: “Senza ascoltare Dio, tutte le nostre parole saranno soltanto parole che non saziano e non servono. Senza lasciarsi  guidare dallo Spirito, tutte le nostre decisioni saranno soltanto delle decorazioni che invece di esaltare il Vangelo lo ricoprono e lo nascondono".Il Papa non ha mancato di ringraziare quanti si sono impegnati nella preparazione del Sinodo ed ha rivolto un saluto particolare a giornalisti ringraziandoli per la loro “appassionata partecipazione” e “ammirevole attenzione”. Quindi ha concluso il suo intervento ribadendo che il Sinodo “non è un parlamento dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si ricorra al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi”. L’unico “metodo del Sinodo – ha avvertito – è quello di aprirsi allo Spirito Santo con coraggio apostolico, con umiltà evangelica e con orazione fiduciosa, affinché sia lui a guidarci, a illuminarci e a farci mettere davanti agli occhi, con i nostri pareri personali, ma la fede in Dio, la fedeltà al magistero, il bene della Chiesa e la Salus animarum”.Dopo l'intervento del Papa, davanti ai 270 padri sinodali, ai 14 delegati fraterni in rappresentanza delle altre chiese, 24 esperti e 51 uditori tra cui 17 coppie di sposi, ha preso la parola il segretario generale del Sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, che ha riepilogato il lavoro fatto fin qui, con l'appuntamento straordinario del 2014. La partecipazione della Chiesa alla riflessione è stata notevole con 102 risposte ricevute dagli organismi che ne avevano diritto e 400 osservazioni inviate liberamente da diocesi, parrocchie, associazioni e singoli credenti.

La relazione introduttiva è stata invece pronunciata dal relatore generale, cardinale Peter Erdo, che ha parlato a tutto tondo, dai separati risposati alle famiglie nella migrazione, dal ruolo femminile alla paura dei matrimonio che serpeggia tra i giovani, L'attuale posizione della Chiesa che propibisce la comunione eucaristica ai divorziati risposati - ha sottolineato Erdo - "non consiste in un divieto arbitrario, ma è un'esigenza intrinseca richiesta in variesituazioni e rapporti, nel contesto della testimonianza ecclesiale.Tutto questo richiede, però, un'approfondita riflessione". E sul matrimonio successivo al primo: "L'insegnamento di Cristo sull'indissolubilità del matrimonio era molto esigente, fino a provocare una certa confusione tra i suoi stessi discepoli. I Vangeli e San Paolo confermano che il ripudio della moglie, praticato prima tra il popolo di Israele, non può rendere possibile un nuovo matrimonio per nessuna delle parti".

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