venerdì 16 settembre 2022
Il pastore di Cosenza-Bisignano si è spento al Policlinico Gemelli di Roma dove era in cura da qualche settimana. Pochi giorni fa aveva inviato un messaggio alla sua diocesi chiedendo preghiere
L'arcivescovo Nolè in una foto del 2015

L'arcivescovo Nolè in una foto del 2015 - Archivio Siciliani

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La Chiesa calabrese è in lutto per la morte dell’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Francescantonio Nolè. Il presule è morto ieri pomeriggio a Roma, al Policlinico Gemelli dove era ricoverato dal 30 agosto a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

«Dopo alcuni giorni di intensa sofferenza offerta con grande lucidità per la sua Sposa di Cosenza-Bisignano e per l’intera Chiesa, all’età di 74 anni l’arcivescovo metropolita bruzio si è addormentato nel Signore – si legge nel comunicato dell’arcidiocesi –. L’intera Chiesa cosentina si unisce in preghiera per l’anima benedetta del suo amato padre e pastore ed invoca con fede il premio dei giusti al Signore della vita. La Vergine Addolorata presso il Suo Figlio consoli la nostra Chiesa particolare, la sua famiglia e la sua mamma».

L’arcivescovo Nolè ha accompagnato la comunità diocesana con zelo apostolico e spirito francescano, «in semplicità e letizia», come recita il suo motto episcopale. In questo anno particolare, in cui la Chiesa diocesana celebra gli 800 anni della consacrazione della Cattedrale, ha accolto il nunzio apostolico in Italia, l’arcivescovo Paul Emil Tscherrig, e il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, per alcuni momenti significativi.

Durante il suo episcopato sono fiorite vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Particolarmente attento alla pastorale familiare e dedito all’edificazione di una fraternità presbiterale, ha avuto tanta cura per il Seminario e per le comunicazioni sociali.

Anche dall’ospedale, nonostante la sofferenza, ha inviato ai suoi fedeli due messaggi per incoraggiarli, benedire i nuovi diaconi e chiedere preghiere per la sua anima. Lo scorso 2 settembre ha celebrato il suo 49° anniversario sacerdotale nel letto d’ospedale, «partecipando al mistero della sofferenza che è centrale nell’Eucaristia e nella vita stessa del sacerdote: con la sofferenza si partecipa all’oblazione stessa di Cristo che si offre come vittima sull’altare della Croce», aveva scritto nella lettera inviata per l’occasione alla sua Chiesa.

«In attesa di incontrarci e raccontarci le cose belle della vita, soprattutto della vita della Chiesa, che spesso vengono sopraffatte e sepolte dalle tante notizie negative e umilianti – scrisse a maggio del 2015 l’arcivescovo Nolè nel messaggio di saluto alla sua nuova diocesi di Cosenza-Bisignano – vi invito a non perdere mai la speranza in Colui che ci ama e non ci lascia mai soli. Il mistero pasquale non si conclude mai sul Calvario o nella tomba, ma all’alba del terzo giorno, il primo dopo il sabato, con il trionfo del Risorto sul peccato e sulla morte, sulla cattiveria e sulla mediocrità». Era stato accolto a Cosenza il 4 luglio 2015.

Tanti i messaggi di cordoglio dalle istituzioni civili. La Conferenza episcopale calabrese «eleva commosse preghiere di suffragio per questo pastore buono e generoso che in semplicità e letizia ha donato la sua vita per l’edificazione della Chiesa e, unito alla croce di Cristo Signore, ha saputo offrire anche la sua sofferenza di questi ultimi giorni per la salvezza del popolo santo di Dio».

Francescantonio Nolè era nato a Potenza il 9 giugno 1948. Entra il 20 settembre 1959 tra i frati minori conventuali di Ravello, dove inizia la sua formazione, che poi prosegue a Nocera Inferiore, Portici, Sant’Anastasia e Roma. Al Seraphicum compie gli studi filosofici e teologici e consegue la licenza in teologia morale; presso l’Università statale di Cassino la laurea in pedagogia. Il 4 ottobre 1965 a Montella emette la professione temporanea e a Nocera Inferiore il 1 novembre 1971 la professione perpetua e viene ordinato sacerdote il 2 settembre 1973 a Potenza dal vescovo Vittorio Costantini.

Viene destinato a Nocera Inferiore, nel convento di Sant’Antonio. Nel giugno 1992 è chiamato a Roma a dirigere il Centro missionario nazionale fino al 28 aprile 1994. Per due mandati è stato anche ministro provinciale della provincia di Napoli. Il 4 novembre 2000 viene eletto alla sede di Tursi-Lagonegro ed è consacrato vescovo dal cardinale Giovanni Battista Re a Pompei il 10 dicembre 2000.
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