lunedì 2 luglio 2018
Lo storico prete operaio di Torino aveva 92 anni. Lavorò anche in Fiat e Lancia, impegnandosi attivamente nel sindacato. Martedì i funerali celebrati dall'arcivescovo Nosiglia
Don Carlo Carlevaris

Don Carlo Carlevaris

Ancora oggi il suo nome evoca episodi che hanno lasciato il segno nella memoria della Chiesa torinese come nella storia delle relazioni sindacali a Torino. Don Carlo Carlevaris se n’è andato ieri, a 92 anni, da quella Piccola Casa del Cottolengo che aveva visto l’inizio della sua formazione sacerdotale. È stato tra i primi, e più attivi e convinti, preti operai italiani.

Era nato a Cardé, diocesi di Saluzzo e provincia di Cuneo, il 12 aprile 1926. Formatosi nel Seminario dei “Tommasini”, presso la Piccola Casa torinese del Cottolengo, divenne prete per la diocesi di Torino il 29 giugno 1950. Viceparroco per tre anni a San Giacomo (regione Barca) si avvicinò prestissimo all’esperienza dei “cappellani del lavoro”, allora numerosi nelle fabbriche del capoluogo piemontese. Da quel ministero don Carlevaris maturò la convinzione che il rapporto fra preti e operai non poteva limitarsi alla “assistenza spirituale” in fabbrica ma doveva diventare una condivisione a tutto campo della vita e dei problemi del mondo operaio. Fondamentale fu per don Carlo l’incontro con don Esterino Bosco, anch’egli proveniente dai cappellani del lavoro, tra i primi in Italia a lanciare l’esperienza dei preti operai, sul modello di quanto stava avvenendo in Francia e rifacendosi al cammino avviato da Cardijn con la Gioc (Gioventù operaia cristiana).

Don Carlevaris venne assunto come operaio alla Lamet, azienda della cintura torinese; poi fu in Fiat, alla Grandi Motori, alla Lancia e alla Michelin. Si impegnò direttamente anche nel sindacato. Con l’arrivo a Torino di Michele Pellegrino come arcivescovo il tema del mondo del lavoro diventa centrale per l’intera pastorale diocesana, e don Carlo è fra i principali collaboratori del nuovo arcivescovo. Si tratta di un lavoro complesso: nella linea di Pellegrino la Chiesa deve essere davvero libera di scegliere e impostare le proprie priorità pastorali, pur mantenendosi in una posizione di dialogo e collaborazione aperta e sincera con tutte le realtà sociali presenti sul territorio.

Povertà, libertà, fraternità sono le tre parole fondamentali della Lettera pastorale “Camminare insieme”, che il cardinale pubblica l’8 dicembre 1971 e che è maturata da una lunga, articolata e capillare consultazione della base cattolica torinese, nelle parrocchie come nelle associazioni e nelle realtà del territorio. Don Carlevaris è tra i principali protagonisti di questo cammino pastorale: la “scelta preferenziale per i poveri”, indicata nella Lettera, a Torino significa un’attenzione particolare e rinnovata alle realtà pastorali collegate al mondo del lavoro. Non mancano, in questa strada, episodi anche clamorosi, immagini che lasciano il segno: come la visita del cardinale alla "tenda rossa" degli operai metalmeccanici di fronte a Porta Nuova, nell’autunno del 1973.

Don Carlevaris fu anche attivissimo in quegli organismi consultivi della diocesi - i Consigli pastorale e presbiterale - che padre Pellegrino volle avviare, in attuazione delle indicazioni e dello spirito del Vaticano II. Nel 1985 è tra i fondatori del Centro Studi "Bruno Longo", intitolato al presidente nazionale della Gioc prematuramente scomparso in un incidente stradale. La Messa di sepoltura di don Carlevaris viene celebrata domani alle 10 nella chiesa grande della Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo). A presiedere la celebrazione ci sarà l’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia.

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