sabato 14 giugno 2014
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"Papa Francesco indica la stampa come una delle prime quattro priorità per la nostra Chiesa, alla stregua della vita religiosa e dei rapporti fra laici e preti: il Papa fa questo e noi quasi non ce ne accorgiamo...": la stilettata viene da Francesco Zanotti, sanguigno presidente della Fisc, cui sono affidate le conclusioni della tre-giorni di Grottammare (diocesi di San Benedetto del Tronto, Montalto, Ripatransone) dei Pellegrini nel cyberspazio. Zanotti chiude sabato i lavori di una tavola rotonda cui partecipano il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino e il caporedattore del Sir, Vincenzo Corrado. Tre giorni in cui si è detto di tutto, sciorinando dati sul web, sulla presenza dei giornalisti e delle testate cattoliche nell''on line' con una parola d'ordine su tutte: integrazione. Zanotti crea, nella conclusione, quasi un ponte con l'omelia della celebrazione del mattino, presieduta dal vescovo, Carlo Bresciani: "Se la comunità ecclesiale è una grande famiglia - spiega - la misura dell'armonia è data dall’amore che lega i suoi componenti, le varie anime informative che la compongono”. Zanotti ringrazia pubblicamente il direttore Tarquinio che per primo ha abbinato la sua testata alla Fisc: "Così si fa in una famiglia, ci si aiuta, si crea network”. Musica per le orecchie di Tarquinio, che nel suo intervento, illustrando il lavoro della sua redazione che ha portato il giornale in poco tempo dall'undicesimo al sesto posto nella graduatoria nazionale, aveva centrato il suo intervento proprio sull'unità della galassia informativa ecclesiale. "In un mondo in cui c'è un'overdose di informazione, che tuttavia aiuta poco la gente a recepire quello che gli serve, occorre che la nostra comunità lanci segnali forti e credibili. Inutile predicare a parole unità quando poi non la si riesce a testimoniare con i fatti. Occorre che ognuno faccia il proprio dovere, assolva al proprio ruolo, per dare concretezza e efficacia a questa grande nuvola informativa che si materializza sopra di noi". Don Antonio Sciortino cita la sua esperienza, di direttore certo non nativo digitale, ma che si è assunto la responsabilità di guidare testata e redazione verso un futuro crossmediale. "Abbiamo scelto, spiega di non creare redazioni distinte, chiedendo a tutti i giornalisti flessibilità di linguaggi fra cartaceo e digitale. Temevo resistenze, ho trovato entusiasmo. Le difficoltà sono enormi: nei giornali il 93% dell'utile viene conseguito ancora soltanto con il prodotto cartaceo. Diversificare i linguaggi, tuttavia, ci ha aiutato ad affinare  target, raggiungendo un pubblico giovanile che prima era  inaccessibile. Il nuovo mezzo ci aiuta a ripensare il prodotto tradizionale, a adeguarsi, aprirsi, stare in mezzo alla gente, creare relazioni. D'altra parte la rete si rivela congeniale per tradurre il linguaggio universale della Chiesa, che è quello dell'icona, della community". Vincenzo Corrado infine illustra il progetto di network del Sir che permetterà di valorizzare a livello nazionale i servizi che arriveranno dai singoli settimanali diocesani, di ottimizzare tutta l'offerta informativa, di rilanciare tante battaglie fondamentali, sulle tariffe postali, sui contributi editoria. Corrado cita la recente esperienza dell'incontro per la pace in medio oriente. Il Sir lo ha sperimentato, raccontandolo per immagini e risultando tra i cinque account più seguiti su scala mondiale: "una testimonianza, conclude, della straordinaria potenzialità di questi strumenti e delle possibilità che noi abbiamo, se solo lo vogliamo, integrando i nostri canali, di raccontare insieme i problemi del territorio".
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