sabato 6 maggio 2023
Padre Guido racconta in un libro 20 anni di vita missionaria nella Repubblica Democratica del Congo, sulle orme di san Luigi Guanella. «Dove tutti fuggono la Chiesa resta»
Padre Guido Matarrese con alcuni bambini

Padre Guido Matarrese con alcuni bambini - Matarrese

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Un’esperienza «talmente forte che non potevo tenerla per me, dovevo condividerla». Quando parla dei suoi anni congolesi, in padre Guido Matarrese domina la gratitudine, senza però che l’amore per l’Africa oscuri il disincanto di fronte ai tanti problemi che l’indifferenza internazionale e la corruzione rendono quasi irrisolvibili. Per vent’anni, fino al 2015, padre Guido, oggi superiore e direttore dell’Istituto San Gaetano di Milano della Congregazione dei Servi della Carità-Opera don Guanella, ha vissuto nella Repubblica Democratica del Congo, Paese in cui è stato pioniere della presenza guanelliana. «Lì ho sperimentato in modo più forte che siamo chiamati a diventare strumento della Provvidenza, poi è Dio che fa».

Oggi quell’esperienza è diventata un libro: “Afferrati dall’amore” (Àncora edizioni, 128 pagine, 14 euro) che significativamente viene definito «testimonianza di una vocazione e di una missione». Concetti che sono facce della stessa chiamata, vissuta e poi raccontata alla luce degli insegnamenti di san Luigi Guanella (1842-1915). A partire dall’invito a rendere presente con efficacia la paternità di Dio, «a far vedere nei fatti che Dio è padre e si occupa dei suoi figli, soprattutto dei più fragili».

Un’attenzione che durante l’esperienza africana si è tradotta principalmente nell’impegno a favore dei ragazzi di strada e nella lotta alle macro povertà.

«Parlerei di un duplice registro con le vicende degli uomini, fatte di immense fragilità e contraddizioni che si intrecciano con la storia di Dio, che semina percorsi nuovi di vita e di promozione umana». Si diceva del ruolo di apripista per la presenza guanelliana in Congo. «Tutte le opere di cui parlo nel libro le ho avviate io, di nuovo c’è solo la presenza parrocchiale in una delle grandi e popolose periferie della capitale Kinshasa».

Segno più evidente dell’impegno dei Servi della carità in Congo è la “Citè Guanella”, a 120 chilometri da Kinshasa.

«Un’opera nata dal nulla, una strada dove non c’era niente è diventata un piccolo Eden, un villaggio che accoglie gli adolescenti di strada desiderosi di imparare il lavoro agricolo in una zona rurale, uscendo dal tessuto disastroso della capitale, fucina di tanti problemi».

Poi lo sguardo sulle povertà si è allargato.

«Stando lì ci si è accorti di altri gravi problemi patiti dalla popolazione indigena, a cominciare dalla carenza di servizi, dalla mancanza di dispensari medici, dall’analfabetismo degli adulti, con i bambini che non andavano a lezione perché la scuola più vicina era a 8 o a 10 chilometri». La risposta è stata nel segno della concretezza. «Sono state aperte la scuola primaria e secondaria, ed è stato realizzato un centro della salute con un laboratorio permanente e la disponibilità della farmacia per affrontare patologie come la malaria, endemiche ma curabili».

Parallelamente è cresciuta la formazione del personale locale. Gli interventi sono stati tali e tanti che, parafrasando il titolo di un capitolo del libro, si potrebbe parlare di “arcobaleno di attenzioni”.

«Ripeto quello che dicevo prima, se diventi strumento della Provvidenza, ti si aprono gli occhi, ti si apre il cuore e sei contento. Io esprimo la gratitudine, lo stupore di aver vissuto segni sorprendenti nelle loro dinamiche». In parallelo alla vicenda missionaria guanelliana il volume racconta la storia della Repubblica Democratica del Congo. «Sì, dal crollo del regime dittatoriale di Mobutu Sese Seko con l’avvento anch’esso disastroso di Kabila, alla guerra per ribaltare quest’ultimo fino alle crisi sociali e i conflitti interni e internazionali che continuano tuttora».

La presenza ecclesiale però non è mai venuta meno.

«Mentre tutti fuggono la Chiesa resta, con la sua azione caritatevole, con l’arrivo di nuovi istituti religiosi, nel segno della solidarietà missionaria. Io ho sperimentato una fraternità che ha eliminato la percezione della solitudine degli inizi, quando, prima dell’arrivo dei confratelli, sono stato per qualche tempo l’unico guanelliano. Intendo dire che non ero solo, facevo parte di una fraternità in cui era presente il Signore».

Dopo l’esperienza missionaria c’è stato il rientro in Italia.

«Mi è stato dato l’incarico di responsabile dell’Istituto San Gaetano di Milano e della comunità religiosa. Qui ho portato un’esperienza di certezza della fede, di cui oggi c’è tanto bisogno. Dio è presente e ha cura di tutti noi, ma ci interpella perché a nostra volta diventiamo capaci di prenderci cura, nel servizio e nella dedizione per un bene di tutti e non di una parte sola. Si tratta di trasmettere questi valori, questa consapevolezza, nella dimensione educativa. Un mondo senza Dio non va da nessuna parte, una società senza padri e madri non ha futuro».

Questo vale a maggior ragione in una società interconnessa.

«In cui però si manifesta una mondializzazione più dell’indifferenza che della solidarietà. Ma, malgrado questo, la buona notizia va portata non in chiave polemica, di rottura e lotta, ma come offerta di grazia, di un’opportunità che se la si accoglie diventa salvezza. Quello secondo Dio è un modo diverso di essere nella storia, e porta vita».

La copertina di 'Afferrati dall'amore'

La copertina di "Afferrati dall'amore" - Àncora edizioni

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