martedì 8 gennaio 2019
Otto uffici Cei coinvolti nella proposta formativa online lanciata insieme all’Università Cattolica e offerta agli animatori delle parrocchie ma aperta anche a genitori, insegnanti, comunicatori
La città digitale ci attende. Una «scuola» per educatori

Si chiama Mooc e il nome è già tutto un programma. L’acronimo infatti sta per «Massive Online Open Course» e indica un corso in modalità e-learning, aperto a tutti, totalmente gratuito. Oltre a essere dunque accessibile a chiunque sia interessato, questo è anche è il primo in «Educazione digitale» promosso dalla Conferenza episcopale italiana insieme all’Università Cattolica di Milano. Si tratta di «una proposta concreta e aperta alla comunità tutta, per abitare lo spazio digitale con informazioni chiare e puntuali», spiega don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, sottolineando che «per essere una Chiesa viva e vitale dobbiamo saper stare accanto alla comunità ovunque, in spazi reali o virtuali». Del resto, osserva don Maffeis, «è quanto ci chiede proprio papa Francesco, quando ci invita a essere una Chiesa in uscita, con indosso l’odore delle pecore: guardando infatti al tema dell’imminente messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Francesco ricorda che "siamo membra gli uni degli altri. Dalle community alle comunità’"».

In questo orizzonte si colloca «il percorso formativo che mette a disposizione di operatori della comunicazione, insegnanti, animatori ma anche famiglie contributi video e testi per aiutare a comprendere meglio le regole della community, per un agire pastorale in rete attento e responsabile», rileva Maffeis evidenziando che la proposta si rivolge a un pubblico ampio, che comprende sia gli educatori e quanti sono impegnati nella pastorale di parrocchie e diocesi sia i genitori, i docenti e i professionisti della comunicazione.

Per iscriversi non servono requisiti particolari: basta registrarsi sulla piattaforma «Open Education» dell’Università Cattolica. Il corso, che inizierà lunedì 28 gennaio (dal 21 partirà una fase previa di conoscenza della piattaforma e di socializzazione) e si snoderà fino al 4 marzo con una settimana di recupero dall’11 marzo, «è frutto della sinergia tra l’Università Cattolica, con il Centro di ricerca sull’educazione ai media all’informazione e alla tecnologia (Cremit), e la Cei – precisa il sottosegretario Cei – attraverso una progettualità condivisa tra otto uffici della Segreteria generale». Oltre all’Ufficio per le comunicazioni sociali, infatti, sono stati coinvolti quello Catechistico, per l’Insegnamento della religione cattolica, per la Famiglia, per l’Educazione, la scuola e l’università, per la Pastorale delle vocazioni, il Servizio informatico e quello per la Pastorale giovanile. «Questo ci fa capire come conoscere e vivere lo spazio digitale sia un’esigenza tanto della Chiesa quanto in generale di tutte le agenzie educative», afferma Maffeis, per il quale occorre «rispondere a un’urgenza educativa propria del nostro tempo, ma saper anche valorizzare una grande opportunità che ci si profila dinanzi, dalle ricadute comunicative, relazionali, pastorali e culturali».

Il manifesto del corso. Info: Comunicazionisociali.chiesacattolica.it

Il manifesto del corso. Info: Comunicazionisociali.chiesacattolica.it

Il Mooc, che si compone di sei moduli, con 18 video-lezioni e altrettante schede di approfondimento tematico, piste operative e materiali, «ha l’ambizione di costruire un percorso che parli dentro e fuori le comunità ecclesiali, raggiungendo sia i professionisti dell’educazione sia qualsiasi persona di buona volontà che, dotata di consapevolezza e responsabilità, intuisca che nella realtà di oggi i media digitali rappresentano una frontiera etica ed educativa», fa eco Pier Cesare Rivoltella, docente alla Cattolica di Milano e direttore del Cremit. In quest’ottica, continua, «i diversi moduli affrontano tematiche di tipo psicosociale, come l’identità e le relazioni, ma anche squisitamente pedagogiche, tra cui quella della pedagogia negoziale, ossia della necessità di ripensare il lavoro educativo non in termini verticali di autorità e di controllo ma in una dimensione orizzontale, basata sul dialogo, che non pensi tuttavia di risolvere tutto con la relazione peer to peer ma mantenga una certa asimmetria con l’adulto».

Il Mooc poi, precisa Rivoltella, si soffermerà sulle questioni che hanno a che fare con il mondo dell’informazione e della comunicazione, come «la post-verità, le fake news, la costruzione della notizia, la falsificazione e l’inganno», sui temi legati «alla sensibilità della prevenzione, con focus sull’odio online e sul cyberbullismo», e su quelli dedicati alle tecnologie in chiave pastorale. Il tutto in linea con gli Orientamenti per il decennio 2010-2020 sull’educazione e con il Direttorio Cei Comunicazione e missione, ma soprattutto nel solco delle indicazioni emerse nell’assemblea dei vescovi del maggio scorso.

«Parlare di educazione al digitale significa parlare di educazione e costruire cittadinanza», dice il direttore del Cremit per il quale «bisogna avere il coraggio di rimettere al centro il tema dell’educazione altrimenti non avremo adulti che pensano al futuro del Paese». In questo senso, conclude, sullo sfondo dell’intero percorso del Mooc «ci sono prese di posizione etiche e politiche nel senso alto del termine».

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