martedì 10 luglio 2018
Dopo l'incontro a Bari con papa Francesco, il rappresentante del Patriarcato ortodosso russo: nella regione c'è un vero genocidio
Papa Francesco e Hilarion in una foto d'archivio di Vatican Media

Papa Francesco e Hilarion in una foto d'archivio di Vatican Media

Per il Papa l’incontro di Bari «è stato un segno eloquente di unità dei cristiani». E la sua valutazione positiva è ampiamente fatta propria da tutti i partecipanti, come fa notare in questa intervista ad Avvenire, al Sir e Radio InBlu, anche il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, che nella città di san Nicola rappresentava il patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill. Quello che viene considerato il ministro degli esteri del patriarcato russo ortodosso, conversando in inglese con i giornalisti delle tre testate, parla infatti di «impressione positiva», di «visione condivisa» rispetto alle parole del Papa al termine dell’incontro e invita «a far presto se non vogliamo che la presenza dei cristiani in Medio Oriente sia completamente cancellata». Anzi, insiste, «negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a un genocidio dei cristiani».

Metropolita Hilarion, quale impressione ha ricavato alla fine dell’incontro di preghiera sul lungomare di Bari e della comune riflessione nella basilica che sorge sulla tomba di san Nicola?
Per me l’impressione è senz’altro positiva. Sia per quanto riguarda la preghiera, sia per ciò che concerne la discussione. In particolare il dibattito tra noi e con il Papa è stato molto aperto e franco. Naturalmente, essendosi trattato di un colloquio a porte chiuse, quanto emerso resta riservato. Dunque non posso svelare i contenuti della discussione, ma posso dirvi che è stata franca, aperta. I rappresentanti delle Chiese del Medio Oriente hanno messo in comune le loro speranze, i loro dolori, le loro preoccupazioni e abbiamo valutato insieme cosa si può fare per risolvere i problemi che affliggono il Medio Oriente.

C’è una preoccupazione più urgente delle altre, a giudizio dei rappresentanti delle Comunità cristiane?
Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito a un genocidio dei cristiani in Medio Oriente. È iniziato in Iraq, è proseguito in Libia e sta continuando in Siria dove, solo dopo l’intervento russo, la situazione ha cominciato a cambiare. Ma ci sono ancora problemi e situazioni che ci preoccupano molto e perciò esprimiamo gratitudine a papa Francesco per averci coinvolto in questo incontro. Vorrei ricordare che alcune settimane fa (il 14 aprile, ndr), il patriarca Kirill di Mosca ha chiamato papa Francesco.

Può dirci qualcosa in più a proposito di questa telefonata?
È stata la prima chiamata telefonica che il Patriarca di Mosca faceva al Papa. E l’oggetto della conversazione è stata la situazione in Medio Oriente. Il patriarca Kirill ha anche telefonato ai patriarchi di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme e, nello stesso giorno, io personalmente ho parlato con il patriarca copto e con il patriarca siro-ortodosso. E credo che, dopo questo scambio di opinioni al telefono, sia emersa l’idea dell’incontro di oggi (sabato per chi legge, ndr) e sono molto contento che sia successo.

(A tal proposito, il 3 luglio scorso, durante la conferenza stampa di presentazione dell’incontro di Bari, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, aveva ricordato che la Giornata «viene da lontano e viene da più voci: diverse Chiese o Patriarchi l’hanno rivolta direttamente al Santo Padre nel corso della loro visita a Roma». E il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, aveva precisato che «la telefonata del patriarca Kirill a papa Francesco non è stata la causa di questo incontro, ma un ulteriore motivo per farlo», ndr).

Quale messaggio da Bari per i leader politici?
Ritengo che il messaggio sia stato ben espresso da papa Francesco nel discorso finale che ha letto dopo la nostra discussione nella basilica di San Nicola. Penso che molti dei partecipanti all’incontro condividano la sua visione e le sue opinioni. Se vogliamo salvare i cristiani in Medio Oriente, se vogliamo che il cristianesimo non venga cancellato dalla cartina geografica del Medio Oriente, dobbiamo agire velocemente.

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