La nuova società inclusiva che nasce dalle Paralimpiadi
di Davide Re
Dalle protesi sportive sviluppate per atleti e amatori ai programmi educativi nelle scuole, il dopo Olimpiadi è già iniziato e vede un futuro condiviso

I Giochi paralimpici di Milano Cortina 2026 si concluderanno domenica nei fatti, ma non negli effetti. Perché i lasciti non saranno solo i suoi modelli organizzativi usati per i tanti eventi e nemmeno per le opere infrastrutturali che sono state realizzare. Alle Paralimpiadi le medaglie sono solo una parte della storia. L’altra, meno visibile ma forse più importante, riguarda ciò che resta quando appunto le gare finiscono. Ovvero una trasformazione culturale che passa attraverso educazione, sport e tecnologia. A Cortina, in questi giorni, durante e a margine delle gare, questa dimensione emerge con chiarezza. I Giochi non sono soltanto un grande evento sportivo, ma un laboratorio di valori che parla soprattutto alle nuove generazioni: inclusione, accessibilità, sostenibilità, rispetto delle differenze.
Una delle immagini più efficaci di questo percorso arriva dall’innovazione tecnologica. Martedì sera, al Grand Hotel Savoia di Cortina, l’azienda francese Salomon ha presentato “Shaping New Futures – The Adaptive Project”, un programma nato per rendere gli sport di montagna sempre più accessibili. Quello che inizialmente era un esperimento ingegneristico – lo sviluppo di una running blade progettata con la collaborazione dell’azienda Hopper di Tolosa – si è trasformato in un vero ecosistema di soluzioni protesiche ad alte prestazioni per sci, snowboard e trail running. Oggi il programma Adaptive coinvolge oltre venti para-atleti in cinque discipline, molti dei quali qualificati proprio per i Giochi di Milano-Cortina. Tra le soluzioni presentate ci sono Blade, la protesi pensata per la corsa e il trail running, poi Pioneer, progettata per sci alpino e sci alpinismo, Vanguard, sviluppata per lo snowboard e infine e Outsider, un prototipo multisport che anticipa il futuro del design protesico. «Ampliare i confini di ciò che lo sport può diventare significa aprire nuove opportunità», ha spiegato Guillaume Meyzenq, presidente e Ceo di Salomon, sottolineando come performance e inclusione non siano obiettivi opposti, ma possano avanzare insieme.
Dietro queste innovazioni ci sono storie personali che raccontano bene lo spirito paralimpico. Il para-sciatore norvegese Bernt Marius Rørstad, dopo l’amputazione del piede a causa di un grave incidente, ha partecipato allo sviluppo delle nuove soluzioni tecniche: «Non volevo essere definito da ciò che avevo perso – ha raccontato – ma da come scio». In questa prospettiva, l’ingegneria diventa un linguaggio umano prima ancora che tecnologico. Un modo per ridare linfa vitale.
Ma l’eredità dei Giochi non riguarda soltanto l’innovazione. In questi giorni è stato presentato anche il manifesto contro ogni forma di discriminazione nello sport, promosso dal Comitato Italiano Paralimpico (Cip) insieme all’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori che coinvolge Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri. Un impegno che riafferma un principio fondamentale: lo sport deve essere uno spazio di rispetto e uguaglianza, capace di contrastare razzismo, esclusione e violenza.
Il cuore più profondo di questa “legacy”, tuttavia, riguarda i giovani. Proprio a Cortina, nel pieno delle Paralimpiadi, il programma educativo “Campioni Ogni Giorno”, promosso da Procter & Gamble insieme alla Fondazione Milano-Cortina 2026 nell’ambito del progetto Education Gen26, ha portato nelle scuole il racconto diretto dello sport paralimpico. All’Istituto Omnicomprensivo “Ampezzo e Cadore” circa 140 studenti della scuola primaria Duca d’Aosta hanno incontrato la campionessa paralimpica di nuoto Carlotta Gilli, vincitrice di dieci medaglie tra Tokyo 2020 e Parigi 2024. «Stamattina - racconta Gilli - un bambino mi ha detto: “dopo il tuo racconto mi è tornata la voglia di nuotare”. Questa è la medaglia più bella che un atleta può vincere. Grazie a questo progetto abbiamo avviato tanti bambini alla pratica del nuoto e per me portarli in acqua è sempre una grande emozione». Il progetto, avviato nel settembre 2025, ha già coinvolto 351 scuole italiane, circa 1.400 classi e oltre 28 mila studenti. Attraverso il kit didattico “I’mPossible” sviluppato dal Comitato Paralimpico Internazionale, videointerviste con atleti e incontri nelle scuole, l’iniziativa prova a trasformare i valori olimpici e paralimpici in strumenti educativi concreti.
I primi questionari somministrati agli studenti restituiscono un quadro incoraggiante. I ragazzi riconoscono che il talento non basta: servono disciplina, costanza e capacità di sacrificio. Lo sport diventa così una palestra di vita, dove si impara a gestire le sfide e a costruire relazioni basate su fiducia e rispetto.
Tutto questo si inserisce nella strategia più ampia di accessibilità e inclusione di Milano-Cortina 2026, che ha coinvolto enti pubblici, federazioni sportive e istituzioni scientifiche. Il programma Adaptive Winter Sport, sviluppato insieme al Comitato Italiano Paralimpico e alle federazioni, ha promosso open day dedicati agli sport paralimpici del ghiaccio, corsi di formazione per istruttori e allenatori e il sostegno ai campus per giovani atleti con disabilità. In parallelo, grazie alla collaborazione con P&G, sono state donate attrezzature sportive per favorire l’avviamento al para ice hockey.
Anche il programma volontari dei Giochi rappresenta un tassello importante di questo progetto sociale: 18 mila volontari sono stati selezionati attraverso criteri inclusivi e formati sui temi dell’accessibilità e dell’accoglienza, offrendo opportunità di partecipazione anche a giovani Neet e a persone con disabilità.
Il risultato è un modello che va oltre l’evento sportivo. Se un’arena millenaria può diventare accessibile, come dimostrano gli interventi realizzati in questi anni, allora ogni spazio pubblico può esserlo. È questo, forse, il messaggio più importante che arriva da Cortina: lo sport non cambia soltanto chi lo pratica. Può cambiare il modo in cui una società immagina se stessa. E di sicuro migliora, pure di tanto.
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