mercoledì 9 dicembre 2015
Nella città in fermento per il grande raduno mondiale del luglio 2016 si sono ritrovati i responsabili della Pastorale giovanile di tutti i cinque continenti per fare il punto sulla preparazione.
Partecipare a un incontro internazionale per la preparazione della Gmg estiva dell’anno successivo, ha i suoi lati buffi. Come, per esempio, vedere i preti africani aggirarsi attorno al Santuario di Kalwaria guardandosi attorno disorientati per le due dita di neve scese nella notte; addobbati con berrette di lana improbabili che devono aver ricevuto in prestito da qualche missionario italiano, impietosito dalla notizia che sarebbero andati «al fresco». Il clima fra i partecipanti all’appuntamento internazionale che si è tenuto a Cracovia nei giorni scorsi, però, è stato tutt’altro che freddo. Attraverso i rappresentanti di 144 Paesi del mondo si percepiva l’attesa. E davvero – in Italia – non ci accorgiamo di quanto siamo fortunati a poter progettare un viaggio con i nostri giovani nella massima libertà. Molti hanno raccontato di problemi non solo economici: c’è chi fa fatica a ottenere il visto per venire a Cracovia alla Gmg perché viene dal Pakistan o dai Paesi arabi. Scorrono le immagini delle presentazioni (sempre molto curate): è come comporre un grande puzzle colorato, dove ogni argomento ha le sue implicazioni: logistiche, organizzative, di immagine o di contenuto. È sempre molto grande la volontà del Paese che ospita di far funzionare la macchina, di far stare bene i giovani accogliendoli, facendoli sentire a casa e rimandandoli nei loro Paesi con la sensazione di aver vissuto un’altra esperienza che valeva la pena di vivere. Dall’altra parte i delegati sorridono, ma intanto pensano a molte cose: soprattutto alla possibilità di aggirare gli ostacoli, di risolvere i problemi. Questo è uno dei temi della Gmg: davanti all’«esposizione» di tutti gli aspetti della grande macchina organizzativa, noi (da ogni delegato nazionale a ogni singolo accompagnatore del gruppo più piccolo) abbiamo la tentazione di rimuovere tutti gli ostacoli. Eppure non ci si dovrebbe scordare che l’avventura, il disagio, la fatica di vivere l’esperienza fanno pure parte del «kit del pellegrino». Perché se la Gmg deve essere un pellegrinaggio, è con quello spirito che va affrontata e fatta vivere ai giovani: la condizione di pellegrino, prevede un bagaglio leggero non solo per essere più comodi, ma soprattutto per potersi affidare fino in fondo al cammino stesso. Questo non è un viaggio «da tour operator», dove le giornate sono programmate al minuto prima ancora che esse si aprano. Quello che faremo è parte di un cammino di fede dove chi partecipa deve sapere che molte persone stanno lavorando già da oggi, quotidianamente, perché tutto funzioni. Ma nessuno potrà mettersi nei panni di ogni singolo giovane chiamato a preparare il suo bagaglio personale: quello da mettere nello zaino e quello da tenere nel cuore. Cracovia è in fermento: la città (bellissima anche se non "perfetta" per una grande massa di gente) è ormai un cantiere aperto. Alla spianata si bonifica, le facciate si tinteggiano, l’aeroporto s’ingrandisce, il nuovo Santuario della Divina Misericordia è ormai pronto. Mancano diversi mesi, ma tutto è già in movimento. C’è davvero da sperare che continui a muoversi anche il cuore dei ragazzi guidato dal soffio dello Spirito e sollecitato dai loro educatori. Al ritmo dell’Anno liturgico, sentiamo crescere l’attesa, nella speranza che essa ci apra all’incontro più profondo con Gesù che nasce. Perché rinasca in noi la speranza e la voglia di metterci seriamente in cammino. * Responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile
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