VERSO GLI ALTARI. Don Pino Puglisi, martire della fede


Alessandra Turrisi venerdì 29 giugno 2012
Promulgato il decreto, il prete ucciso dalla mafia sarà beato. La Chiesa siciliana in festa. La notizia è stata accolta con il suono a distesa delle campane nella parrocchia di San Gaetano a Brancaccio dove il sacerdote venne assassinato nel 1993.
Don Pino prete vero di Giuseppe Savagnone
Padri, padroni e padrini di Alessandro D'Avenia
La pistola del killer Salvatore Gri­goli, armato da Cosa nostra, quel­la sera del 15 settembre 1993, ha sparato veramente in odium fidei, os­sia in avversione nei confronti della fe­de, e, quindi, don Giuseppe Puglisi può essere considerato un martire. «Questo è un giorno sognato e aspettato da tan­to tempo, fin dal momento della sua morte» afferma il cardinale Paolo Ro­meo, arcivescovo di Palermo, davanti al clero, ai seminaristi, ai direttori dei centri diocesani di pastorale e ai gior­nalisti convocati ieri al Palazzo arcive­scovile per dare la notizia attesa da 19 anni e nel salone Filangeri stracolmo scoppia un lungo e intenso applauso. Proprio ieri, infatti, Benedetto XVI ha ricevuto il cardinale Angelo Amato, pre­fetto della Congregazione per le cause dei santi, e ha autorizzato la promul­gazione del decreto che riconosce il martirio e consente di procedere alla beatificazione del sacerdote palermi­tano ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, la sera del suo 56° compleanno, davanti al portone di casa.Un lungo i­ter seguito dai postulatori, prima dal vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero e poi dall’arcivescovo di Ca­tanzaro- Squillace Vincenzo Bertolone. La notizia ufficializzata all’ora di pran­zo fa il giro del mondo sul web e sui tg. Appena il parroco di San Gaetano, a Brancaccio, don Maurizio Francoforte, viene avvertito, fa suonare a festa le campane della chiesa: «Questa notizia è una vittoria per il riscatto del nostro quartiere». La cerimonia di beatifica­zione, con­ferma l’arci­vescovo, dovrebbe svolgersi a Palermo: «Mi recherò presto a Ro­ma per se­guire le tap­pe interme­die, ma ci vorrà qual­che mese prima che si possa pro­cedere alla beatificazione». L’entusiasmo per la notizia tanto atte­sa cede il passo all’emozione della me­moria. «Ricordo ancora che il giorno della notizia della sua uccisione – pro­segue il cardinale Romeo – io mi trova­vo nunzio apostolico in Colombia, do­ve in nove anni hanno ucciso 25 preti, ma ne rimasi molto colpito. Don Pino ha sempre saputo coniugare l’evange­lizzazione con la promozione umana, senza mai scindere questi due aspetti».Ma il «riconoscimento del martirio di Puglisi mette in luce tutte le tenebre della mafia e del mondo dell’illegalità, che sono contrari al Vangelo. La mafia ha i suoi dei e i suoi idoli – aggiunge l’ar­civescovo –. La mafia è morte, tutti i suoi valori sono in antitesi con il Vangelo, che è perdono e condivisione. Sull’e­sempio di don Pino Puglisi dobbiamo rinnovare a fondo la nostra vita. La Chiesa di Palermo intende adesso più decisamente ispirarsi alla nobile figura di padre Pino che, con il suo esempio e la sua morte, sprona tutti a un rinnovato impegno per l’evangelizzazione, la pro­mozione umana e la luminosità della vi­ta cristiana nella nostra terra di Sicilia».Hanno un nodo alla gola tutti gli amici di don Pino, quelli che con lui condivi­sero le battaglie per la giustizia a Bran­caccio, quelli che parteciparono ai suoi ritiri spirituali e che lo conobbero nei momenti di allegria e di dolore. «Ricor­do che tentò di attirare su di sé il miri­no della mafia, per tentare di proteg­gerci ed evitare che ci accadesse qual­cosa » racconta uno di loro, Pino Mar­tinez, che con Mario Romano e Giu­seppe Guida faceva parte del Comita­to Intercondominiale di Brancaccio. E Maurizio Artale, presidente del Centro «Padre Nostro», fondato da don Pugli­si ma oggi non più legato alla parroc­chia, aggiunge: «È importante che il mondo sappia che il piccolo prete di Brancaccio ha testimoniato con forza la sua fede». La prossima beatificazione di Puglisi raccoglie il plauso di istituzioni e poli­tici. «È una bellissima notizia che ren­de felice tutta la città di Palermo e tut­ta l’Italia – commenta il sindaco di Pa­lermo, Leoluca Orlando, presente al­l’annuncio in Curia –. Don Pino Pugli­si è un martire che ha dato la sua vita in difesa degli ultimi e della legalità e che ha testimoniato con la sua intera esi­stenza il valore della solidarietà e del­l’accoglienza. Le nuove generazioni do­vrebbero prenderlo ad esempio, per­ché è un faro nella lotta alla mafia». «La notizia riempie di gioia tutti i siciliani che hanno visto in questo sacerdote u­no strenuo combattente contro la ma­fia » afferma il governatore siciliano Raf­faele Lombardo. E il presidente del­l’Assemblea regionale siciliana, Fran­cesco Cascio, aggiunge: «Don Puglisi ha amato la nostra città e i suoi abitanti più della sua stessa vita, fino all’estre­mo sacrificio. Oggi sapere della sua bea­tificazione rende la sua assenza meno assordante».
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