lunedì 2 settembre 2019
L'annuncio del Papa all'Angelus: ecco come si comporrà il futuro collegio cardinalizio dopo il sesto concistoro di Francesco, alla vigilia dell'apertura del Sinodo per l'Amazzonia
(Ansa d'archivio)

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Papa Francesco non ama lasciare troppi posti liberi tra i cardinali elettori per lungo tempo. Così domenica ha annunciato che il 5 ottobre, vigilia dell’apertura del Sinodo per l’Amazzonia, creerà 13 nuovi cardinali di cui 10 votanti e 3 con più di ottanta anni. Con questo nuovo concistoro, il sesto in sei anni di pontificato, il numero dei cardinali elettori di nomina bergogliana supererà la maggioranza assoluta e nel Sacro Collegio tornerà un porporato “romano di Roma” (l’ultimo è stato il compianto Fiorenzo Angelini scomparso a 98 anni nel 2014).

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Questo l’elenco dei nuovi cardinali: il vescovo comboniano spagnolo Angel Ayuso Guixot, 67 anni, da maggio presidente del pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso; l’arcivescovo portoghese José Tolentino Mendonca, 54 anni a dicembre, dal 2018 archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa; l’indonesiano Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, 69 anni, dal 2010 arcivescovo di Jakarta; il cubano Juan de la Caridad Garcia Rodriguez, 71 anni, dal 2016 arcivescovo di San Cristobal de La Habana; il cappuccino africano Fridolin Ambongo Besungu, 59 anni, dal 2018 arcivescovo di Kinshasa nella Repubblica democratica del Congo; il gesuita Jean-Claude Hollerich, 61 anni, dal 2011 arcivescovo di Lussemburgo e dal 2018 presidente della Comece; il guatemalteco Alvaro L. Ramazzini Imeri, 72 anni, dal 2012 vescovo di Huehuetenamgo; l’italiano Matteo Zuppi, 64 anni, dal 2015 arcivescovo di Bologna; il salesiano spagnolo Cristobal Lopez Romero, 67 anni, dal 2017 arcivescovo di Rabat in Marocco dopo aver lavorato in Paraguay dal 1986 al 2011; e il gesuita slovacco-canadese Michael Czerny, 73 anni, dal 2016 sottosegretario della Sezione Migranti del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.

Zuppi è il primo esponente della Comunità di Sant’Egidio a ricevere la porpora. Romano di Roma, figlio di Enrico, storico direttore dell’Osservatore della Domanica, è, da parte di madre, pronipote del cardinale Carlo Confalonieri. Con lui il Pontefice per la prima volta concede la porpora ad una delle sedi considerate tradizionalmente cardinalizie della Penisola (non lo ha fatto – almeno finora - con Torino, Milano, Venezia e Palermo). Sedi che hanno in passato già ricevuto la porpora sono anche L’Avana (due volte), Jakarta (una volta) e Kinshasa (gli ultimi tre arcivescovi). Mentre è la prima volta che la berretta arriva in Lussemburgo, in Marocco e a Huehuetenamgo (ma nell’arcidiocesi della capitale guatemalteca – per altro vacante dal febbraio 2018 – ci sono stati già due cardinali).

Papa Francesco ha annunciato anche la creazione di tre porporati ultraottantenni e quindi senza diritto di voto, tra di essi un missionario italiano. Si tratta dell’arcivescovo inglese Michael Louis Fitzgerald, padre bianco, 82 anni, presidente del pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso dal 2002 al 2006 quando fu inviato nunzio in Egitto, del gesuita lituano Sigitas Tamkevicius, 81 anni a novembre, dal 1996 al 2015 arcivescovo di Kaunas e di Eugenio Dal Corso, originario del veronese dell’Opera don Calabria, 80 anni di cui 11 trascorsi in Argentina, arcivescovo emerito di Benguela in Angola dove è rimasto come semplice missionario.

Attualmente i porporati sono 215, di cui 118 elettori. Il prossimo 5 ottobre diventeranno 228 di cui 128 con diritto di voto in un eventuale conclave. Verrà superato quindi, ma non è la prima volta (era già successo anche nei pontificati precedenti ma non con Paolo VI), il limite di 120 fissato da papa Montini nel 1973. E per la prima volta i cardinali creati da Papa Francesco, 67, saranno la maggioranza assoluta. C’è da tenere presente comunque che entro il 15 ottobre 4 cardinali compiranno 80 anni (l’africano Monsengwo, il curiale polacco Grocholewski, l’italiano Menichelli e l’indiano Toppo), mentre altri 4 lo faranno tra il febbraio e il novembre 2019 (il libanese Rai, l’italiano Vallini con il connazionale curiale Baldisseri, lo statunitense Wuerl). Già dieci giorni dopo il Concistoro dunque il numero dei cardinali elettori scenderà a 124 (66 creati da Bergoglio, 42 da Benedetto XVI e 16 da Giovanni Paolo II), mentre bisognerà attendere un ulteriore anno per rientrare nel limite canonico di 120 (65+39+16).

Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle porpore, il 5 ottobre su 128 elettori avremo 54 europei (di cui 23 italiani), 23 latinoamericani, 18 africani (contando anche Lopez Romero a Rabat), 16 asiatici, 13 nordamericani (contando anche Czerny) e 4 dall’Oceania. Al 15 ottobre avremo invece questa composizione: 52 europei (di cui 22 italiani), 23 latinoamericani, 17 africani, 15 asiatici, 13 nordamericani, 4 dall’Oceania. Mentre a fine 2019 la situazione sarà questa: 50 europei (di cui 20 italiani), 23 latinoamericani, 17 africani, 14 asiatici, 12 nordamericani, 4 dall’Oceania. Gli europei quindi sono ormai inesorabilmente meno della metà del Collegio degli elettori (erano 60 su 115 nel conclave del 2013, 58 su 115 in quello del 2005, 57 e 56 su 111 in quelli del 1978), mentre i latinoamericani (19 nel 2013, 20 nel 2005, 19 in quelli del 1978) finalmente sopravanzano gli italiani (28, 20 e 26-25).

Dopo il concistoro del 5 ottobre la nazione con più cardinali dopo l’Italia saranno ancora gli Usa (con 9 che scenderanno a 8 a fine 2020), seguirà la Spagna con 6, e quindi con 4 Francia, Brasile, India e Polonia (ma queste ultime due perderanno un cardinale nel giro di dieci giorni). Il Portogallo salirà a 3, raggiungendo – oltre a India e Polonia – anche Germania, Canada e Messico. Per avere tre porporati lusitani elettori bisogna risalire al 18mo secolo.

Cinque dei dieci nuovi cardinali elettori e tutti e tre gli ultraottantenni appartengono a istituti religiosi. Ci sono tre gesuiti, un comboniano (è la prima volta), un cappuccino, un salesiano, un padre bianco e un membro dell’Opera don Calabria (è la prima volta). Il 5 ottobre quindi i cardinali “religiosi” diventeranno 48 di cui 28 votanti. Tra questi ultimi i salesiani da 4 saliranno a 5, i gesuiti raddoppieranno da 2 a 4, i cappuccini da 1 a 2 (raggiungendo quindi i domenicani e spiritani). Degli otto cardinali che compiranno 80 anni tra ottobre 2019 e novembre 2020, solo il libanese Rai appartiene al clero regolare.

Con i nuovi cardinali non si diluisce ulteriormente il peso della Curia Romana, da cui provengono tre dei dieci neoporporati. Dopo il 5 ottobre i curiali ed ex curiali residenti a Roma saliranno a 30 su 128, per scendere a 28 su 120 nel giro di un anno. Nel precedenti concistori abbiamo avuto i casi inediti di un ausiliare creato cardinale (Rosa Chavez a San Salvador) o quello di un nunzio-cardinale (Zenari in Siria), questa volta c’è quello altrettanto singolare di un sotto-segretario di Curia (Czerny) che riceve la porpora. Con papa Francesco non si può anticipare se ciò preluda ad una nomina ad altro incarico più elevato oppure no. Significativo infine il fatto che l’archivista e bibliotecario torni a ricevere la porpora – per altro secondo una tradizione non codificata – dopo la parentesi del domenicano Jean-Louis Brugues (ivi nominato da Benedetto XVI nel 2012) e che riceva la berretta Fitzgerald, uno dei due - l’altro è Jean Jadot – presidenti del dicastero per il dialogo con le altre religioni (su nove, computando anche Ayuso Guixot) a non essere stati insigniti dalla porpora.

Con il suo sesto Concistoro papa Francesco avrà creato complessivamente 70 cardinali votanti: 26 europei, 15 latinoamericani, 11 asiatici, 10 africani, 5 nordamericani, 3 dell’Oceania. Oltre l’Italia – con 11 porpore di cui 4 curiali e 1 nunzio - le nazioni più “premiate” saranno la Spagna (5 di cui 2 curiali), gli Stati Uniti e Portogallo (3 di cui 1 curiale), Messico e Brasile (2), Canada (2 di cui 1 curiale). Ventidue i religiosi (di cui 4 gesuiti, 4 salesiani e 2 spiritani). Tredici i curiali.

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