Padre Pagani: «La nostra Chiesa in Algeria è piccola ma si respira una grande fraternità»

Il Paese è pronto ad accogliere il Papa. L'impegno multiforme della Cei
April 11, 2026
Gioia. E attesa. L'Algeria è pronta ad accogliere papa Leone XIV. “Attendiamo la visita del Papa perché possa continuare e rilanciare il dialogo islamo-cristiano. Un dialogo fatto di vicinanza con le persone”, dice padre Marco Pagani del PIME, direttore nazionale delle Opere Pontificie Missionarie in Algeria e impegnato nel Centre diocésain Pierre Claverie. “La nostra Chiesa in Algeria è piccola dal punto di vista numerico, ma si respira una grande fraternità sia all’interno sia, soprattutto, con i musulmani. “L’impegno della Chiesa in Algeria è su questo versante e sul versante della carità: molti progetti, soprattutto di sostegno alle categorie più fragili della società, possono essere realizzati grazie all’aiuto che riceviamo dalla Conferenza episcopale italiana. La nostra chiesa non potrebbe vivere altrimenti: noi risorse locali non ne abbiamo”, dice ancora padre Pagani.
Un impegno multiforme e capillare quello promosso nel Paese grazie ai fondi dell'8permille. Ad Algeri un gruppo di persone si occupa dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie, aiutandole nel difficile compito di seguire i propri cari». Ad Orano e Annaba, l’antica Ippona di sant’Agostino, sempre per gli anziani, ci sono due case di accoglienza gestite dalle Piccole Sorelle dei Poveri.
«Come in tutte le case della nostra Congregazione, ad Annaba viviamo di elemosina - ci racconta suor Philomena – ospitiamo 31 anziani e a nostra volta beneficiamo della generosità del popolo algerino. Ricevere tanto aiuto è per noi toccante e significativo. È anche un modo per condividere le gioie e i dolori: molti vengono a casa nostra, affidandoci un'intenzione di preghiera insieme al loro dono».
L’impegno costante dei missionari si affianca a quello dell’Association Diocésaine d’Algérie (A.D.A.) che raggruppa le quattro diocesi del paese: Algeri, Orano, Constantine e Ghardaia. La Chiesa continua così ad essere presente promuovendo lo sviluppo umano e l’ecologia integrale e facendo sua l’opzione preferenziale per i poveri. Cristiani e musulmani lavorano insieme al servizio di tutti, in particolare dei più fragili. Come avviene nel progetto Yalla Shabab! Andiamo ragazzi! sostenuto dalla Cei con i fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica. Gli obiettivi sono: promuovere la cultura in tutte le sue forme, promuovere dialogo tra culture e religioni, potenziare l’educazione di bambini e giovani, accompagnare persone si offrono opportunità formative a tanti giovani.
Come Louis Marie Félix, studente burkinabé al secondo anno di un master in Diritto della protezione sociale presso la Scuola superiore di sicurezza sociale di Algeri. Grazie a questo progetto ha preso parte al Campo estivo del 2025, presso il centro diocesano e ne parla con entusiasmo: «Eravamo molti ragazzi di diverse culture e religioni, ho avuto l'opportunità di uscire dal mio solito ambito e imparare, ad esempio, mestieri tradizionali come la creazione di braccialetti, il disegno e la trasformazione di perline in opere d'arte. Questi laboratori, integrati da proiezioni di filmati, hanno fatto emergere talenti nascosti e una ritrovata fiducia in noi stessi. Ho avuto la gioia di condividere il mio talento con altri giovani, imparando che la diversità culturale, sia essa espressa in arabo, cabila o nelle nostre rispettive lingue, è una magnifica composizione in cui ogni nota contribuisce all'armonia finale».
A Tizi Ouzou, nella regione della Cabilia, a est di Algeri, sempre grazie a questo progetto, è stato attivato un centro di formazione per educatori.

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