Che cosa c’entra l’alleanza della Bibbia con la Costituzione?

Il Decalogo nasce dalla liberazione dell’Esodo, la Carta repubblicana dalla fine della dittatura e della guerra. Due patti diversi, accomunati dalla fiducia, dalla responsabilità verso gli altri e da uno spirito di fraternità
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October 10, 2026
Una riproduzione artistica della Bibbia nella traduzione di San Girolamo / SICILIANI
Una riproduzione artistica della Bibbia nella traduzione di San Girolamo / SICILIANI
L’associazione BET.PoloBiblico organizza un convegno sul tema “Bibbia e Costituzione” che avrà luogo a Roma nei giorni 16 e 17 novembre (Aula Magna del Palazzo di Giustizia e Monastero Santa Francesca Romana, Via del Teatro di Marcello 32). In questo anno di celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Repubblica, BET.PoloBiblico ha voluto interrogarsi sul rapporto tra due testi fondativi e la loro capacità di ispirare la vita e accompagnarne i processi di umanizzazione in vista del bene comune. Un gruppo di sei giuristi, coordinati dal professor Luigi Mariano Guzzo (Università di Pisa), accompagna sulle pagine di Avvenire queste settimane di preparazione al Convegno attraverso interventi qualificati su alcuni dei temi intorno ai quali l’intreccio tra Bibbia e Costituzione consente di mettere a fuoco i principi etici, culturali e giuridici come condizioni feconde per la vita di un popolo, della sua tenuta democratica e della sua capacità di futuro. Il convegno è libero e gratuito, ma è richiesta l’iscrizione. A partire dal 15 ottobre per tutte le informazioni e il modulo di iscrizione basta andare su www.betpolobiblico.eu. (m.p.)
La Bibbia è il grande racconto della relazione verticale fra Dio e gli uomini. Una relazione che entra nella storia e assume la forma di un’alleanza. Il libro dell’Esodo lo mostra con particolare chiarezza. Le parole che siamo abituati a chiamare «Dieci comandamenti» sono introdotte dalla dichiarazione su cui si fonda l’alleanza che Dio stringe col popolo che ha liberato: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile».
Usando una categoria giuridica, potremmo dire che questa alleanza presenta un tratto sinallagmatico. Dio si lega agli uomini e chiede agli uomini di legarsi a lui in una relazione di reciprocità che non si esaurisce nell’esercizio di un’autorità imposta dall’alto, ma si sviluppa in una vera e propria relazione dialogica. In questo modo l’alleanza assume anche i caratteri di una doverosità giuridica fondata su un rapporto di reciproca fiducia. Gli uomini si affidano a Dio perché è il Dio che li ha liberati; Dio si affida agli uomini consegnando loro le sue parole e affidando alla loro responsabilità la prosecuzione dell’alleanza nella storia.
Questo tratto fiduciario si intravede anche nella Costituzione repubblicana. Anch’essa nasce da una liberazione e dà vita a un’alleanza. La liberazione dalla dittatura e dalla guerra ha costituito una comunità di persone libere ed eguali che hanno deciso di orientare il loro futuro sulla base di un patto di reciproca fiducia, articolato in diritti e doveri e garantito dalla supremazia della Costituzione. Alla verticalità della relazione biblica corrisponde l’orizzontalità del patto costituzionale. La dittatura aveva costruito un rapporto verticale fondato sull’autorità che scende dall’alto, mentre la democrazia costituzionale si nutre di relazioni orizzontali. La sovranità popolare si esprime attraverso forme che regolano l’esercizio dei diritti e l’assunzione dei doveri, e anche lo Stato e le altre istituzioni restano soggette alla supremazia della Costituzione e al rispetto delle leggi.
Ovviamente Bibbia e Costituzione sono due patti diversi. Tuttavia appaiono animati da un medesimo spirito unitivo. Nella Bibbia vediamo la fiducia riposta da Dio negli uomini, alla quale corrisponde la fiducia che Dio domanda agli uomini. Le Dieci Parole lo mostrano con particolare evidenza. Tanto che la tradizione ebraica le dispone su due tavole, distinguendo da un lato le prime cinque, che riguardano la relazione con Dio e con i genitori, e dall’altro le cinque che riguardano le relazioni fra gli uomini. In questo modo la dimensione verticale si prolunga sul piano orizzontale e sulla fedeltà a Dio si costruisce la responsabilità verso gli altri.
La Costituzione parte invece direttamente da questo piano orizzontale, sul quale si costruiscono relazioni di reciproca fiducia: ciascuno deve poter fare affidamento sugli altri e, nello stesso tempo, sulle istituzioni, che devono rendersi affidabili. Per questo la Costituzione non riconosce soltanto diritti individuali, ma vi affianca doveri inderogabili di solidarietà. In questo modo le libertà di ciascuno si collocano dentro una trama di responsabilità reciproche.
Ed è in questa trama che rivediamo il principio di fraternità. Nella prospettiva biblica gli uomini si riconoscono fratelli perché partecipano della stessa relazione con Dio. Nella prospettiva costituzionale la fraternità si presenta in una forma laica: persone diverse, che non devono condividere la medesima fede o la stessa concezione del mondo, decidono di riconoscersi parte di una medesima comunità e responsabili di un destino comune.
In questo senso si potrebbe parlare di uno spirito della Costituzione, che è ciò che tiene unito il patto costituzionale. La Costituzione non è soltanto un insieme di principi che distribuiscono diritti e impongono doveri, ma l’espressione di una volontà comune, che spinge persone libere e uguali a stare insieme, senza che le differenze diventino motivi di estraneità o, peggio, di ostilità. Sotto questo profilo lo spirito della Costituzione è uno spirito di fraternità e, come avrebbe detto papa Francesco, siamo «fratelli tutti» perché siamo tutti sulla stessa barca e nessuno viene prima degli altri. L’alleanza costituzionale rafforza quello spirito di unità che consente alle differenze di convivere dentro un destino comune.
Professore di Diritto e religione all’Università di Pisa

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