Lucca e il Corano: come un'antica traduzione può costruire la pace
di Luca Bortoli
Nella città toscana la mostra “Coranica” ripercorre quattordici secoli di incontri e confronti tra cristiani e musulmani, a partire dalla storica traduzione del lucchese Ludovico Marraccila mostra “Coranica” ripercorre quattordici secoli di incontri e confronti tra cristiani e musulmani, a partire dalla storica traduzione del lucchese Ludovico Marracci

Dedicare una mostra e una giornata di studio e di confronto sul Corano, mentre il Medioriente è in fiamme dopo il recente attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, potrebbe apparire paradossale. Farlo a Lucca, nell’ambito delle celebrazioni per i 300 anni dell’Arcidiocesi, potrebbe aumentare ulteriormente il disorientamento. E invece “Coranica. Dal Marracci di Lucca ad Abu Dhabi”, l’evento in programma da diversi mesi, che si è aperto ieri, venerdì 13 marzo, nella chiesa di San Cristoforo nel capoluogo toscano, rappresenta un piccolo ma significativo segno di speranza in questi giorni ulteriormente sconvolti dall’aggravarsi di terribili conflitti bellici, che paventano anche motivazioni religiose e sembrano dichiarare che la pace è impossibile. Credere e promuovere la conoscenza e il dialogo, come “Coranica” intende fare, è la scelta condivisa e convinta da parte di tutte le numerose persone coinvolte in tale iniziativa. Fino a sabato prossimo, 21 marzo, si potrà visitare la mostra composta da 30 pannelli che ha lo scopo di ripercorrere il viaggio, lungo 1.400 anni, nel quale si è sviluppato il confronto e il dialogo tra cristiani e musulmani. Le cinque sezioni di cui si compone l’esposizione (visitabile a ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 19) permetteranno di conoscere l’Islam, di comprenderne la relazione con l’Occidente, fino a esplorarne la sua dimensione in Italia.
Proprio sabato 21 marzo, dalle 9 alle 18 nella sala di rappresentanza di Palazzo Ducale, si terrà la giornata di studio che si concluderà con una tavola rotonda che farà dell’iniziativa anche momento di dialogo interreligioso. A confrontarsi saranno personalità provenienti dal contesto cristiano e da quello musulmano, competenti nell’ambito del dialogo islamo-cristiano, a partire dal card. Michael Fitzgerald (già presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso), Massimo Abdallah Cozzolino (Conferenza islamica italiana), Yahya Sergio Yahe Pallavicini (Coreis); Izzeddin Elzir, (Ucoii), Nadjia Kebour (docente di islamistica al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica-Pisai di Roma), la giurista Giuseppina Scala, l’islamologa Renata Bedendo e il filosofo Adriano Fabris. I temi sul tavolo saranno molti, ad esempio: la situazione del dialogo tra cristiani e musulmani in Italia, la tutela della libertà religiosa, le sfide comuni: educazione dei giovani, cura dei poveri, accoglienza di migranti, costruzione della pace.
«Si tratta di un'iniziativa lodevolissima nella capacità di aprirsi alla cittadinanza e soprattutto ai giovani – commenta Ida Zilio Grandi, docente di lingua e letteratura araba dell’università Ca’ Foscari e fondatrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi – E nella capacità di illustrare, semplicemente ma in modo rigoroso e consapevole, un lungo tratto di strada compiuto - è vero, con vicende alterne e diverse sensibilità - dalle realtà religiose occidentali. Una nota di merito che spicca nella mostra e con buona ragione: il ruolo trainante degli italiani».
«“Coranica” è un esercizio di dialogo concreto, quanto mai evocativo in questi tempi in cui la logica della contrapposizione e della polarizzazione tra vinti e vincitori sembra essere oramai l’unica possibile. Coranica cerca di smantellare tutto questo attraverso l’incontro con l’altro, la conoscenza e il dialogo» è invece la visione di Luisa Locorotondo, direttrice dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Lucca, che ha organizzato l’iniziativa assieme alla Fondazione Metamorfosi.
Così nacque la prima traduzione occidentale del Corano
Ma chi fu e che ruolo ebbe Ludovico Marracci, religioso dei Chierici regolari della Madre di Dio, nato a Torcigliano di Camaiore nel 1612? La sua opera, Alcorani Textus Universus, è la prima traduzione del Corano realizzata in ambito occidentale, ed è l’unica giunta fino a noi con il testo arabo a fronte. Costata quarant’anni di lavoro, la traduzione del Marracci fu ampiamente ostacolata nella sua pubblicazione, nonostante nascesse nel contesto della Controriforma in cui Propaganda Fide, fondata nel 1622, incentivava lo studio dell’arabo per preparare missionari in grado di confutare la religione islamica. L’Alcorani Textus Universus vide la luce solo nel 1698, due anni prima della morte del suo autore a Padova, grazie al sostegno del vescovo, il cardinale e futuro santo Gregorio Barbarigo, che una decina di anni prima aveva voluto una tipografia all’interno del Seminario, dove dal 1680 si insegnava l’arabo. L’intenzione polemica e confutatoria del Marracci è ben visibile nel secondo volume che compone l’opera (Refutatio Alcorani) ma questo non impedì al religioso lucchese di essere particolarmente accurato filologicamente e nella selezione delle fonti. Tant’è che la sua opera rappresentò uno spartiacque per gli studi di islamica in tutta Europa, compresa la cristianità riformata in Germania e nei Paesi Bassi. Accostarla tuttavia al Documento sulla fratellanza universale, siglato il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib, permette di comprendere quanta strada abbia compiuto nei secoli la conoscenza e il dialogo interreligioso.
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