Le spoglie mortali di san Francesco sono state riposte. Ecco l'eredità che ci lasciano

di Marina Rosati, Assisi
Ieri, domenica 23 marzo, il rito nella Basilica di Assisi dove vengono conservate. Zuppi: «Il Poverello ci invita ad essere corpo del Signore e a difendere il corpo dei piccoli». Rimane nella cittadina come opera-segno un hospice pediatrico
March 23, 2026
Le spoglie mortali di san Francesco sono state riposte. Ecco l'eredità che ci lasciano
Un momento del rito della reposizione delle spoglie mortali del Poverello nella Basilica di San Francesco ad Assisi
Sono stati oltre 370mila i pellegrini arrivati ad Assisi dal 22 febbraio al 22 marzo per venerare le spoglie mortali di san Francesco in occasione degli 800 anni dalla sua morte. Tra loro, tanti italiani (sono stati il 91%), ma anche uomini e donne arrivati da Stati Uniti, Polonia, Croazia, Slovacchia, Brasile e Iran. «Francesco – ha affermato il cardinale e presidente della Cei Matteo Maria Zuppi nel corso della celebrazione di domenica 22 marzo nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi a conclusione del mese di ostensione delle spoglie mortali del santo – volle essere conforme a Cristo crocifisso che, povero e dolente, nudo rimase appeso alla croce. Venerare il corpo di san Francesco ci impegna a essere anche noi corpo del Signore e a difendere il corpo di tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, ad iniziare dal corpo dei fratelli più piccoli di Gesù, e a farlo dall’inizio alla fine della fragilissima avventura umana. San Francesco è universale: non appartiene ad un popolo o ad un altro, ma a tutti, e insegna ad avere un amore per tutti, iniziando sempre dai poveri».
Il cardinale Zuppi ad Assisi presiede la Messa di chiusura del mese di ostensione delle spoglie di San Francesco / ANSA
Il cardinale Zuppi ad Assisi presiede la Messa di chiusura del mese di ostensione delle spoglie di San Francesco / ANSA
A dimostrarne l’universalità e l’attualità del messaggio è stato anche il flusso incessante di pellegrini arrivato nella cittadina. Durante il periodo dell’ostensione, ogni giorno, sono state mediamente 10mila le persone che si sono messe in fila per raggiungere le spoglie mortali del Poverello, con picchi di 18mila pellegrini nei fine settimana. «Siamo stati una fraternità riunita attorno a Francesco – ha detto il custode del Sacro Convento padre Marco Moroni nella conferenza stampa che ha preceduto la Messa conclusiva –. Una fraternità di 370mila persone raccolte qui e di molte altre presenti in tutto il mondo. Una fraternità composta e orante, che ha voluto incontrare, nel segno di povere e fragili ossa, tutta la potenza di una vita animata dallo Spirito, che continua a portare frutto. Ora sia noi frati che tutti coloro che sono venuti abbiamo una grande responsabilità: annunciare il Vangelo come Francesco». Per farlo, è stato scelto di iniziare con un’opera-segno a disposizione della cittadinanza, individuata in un hospice pediatrico per i bambini, famiglie e persone fragili e realizzata grazie a fondi della Regione Umbria e ad offerte raccolte. 

Il rito della reposizione delle spoglie mortali

La giornata di domenica 23 marzo si è conclusa con la chiusura del portone della Basilica di San Francesco e con la reposizione delle spoglie mortali. Alle 21.30 il suono delle campane ha dato inizio al rito presieduto dall’amministratore apostolico delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno Domenico Sorrentino alla presenza dei soli frati del Sacro Convento. La celebrazione raccolta, commossa, intima e privata ha segnato profondamente la comunità radunata attorno alle spoglie mortali del loro fondatore e padre. Dopo l’ascolto della pagina del Vangelo che racconta la parabola del seme (Gv 12), chiave interpretativa teologico-spirituale di tutto l’evento dell’ostensione, e l’ammonizione VI del Poverello di Assisi, il rito è proseguito con la processione di tutti i frati presenti, la traslazione delle reliquie nella cripta e la benedizione solenne del vescovo. A destare grande emozione, il canto dell’inno dell’ostensione (Su questo colle, con il testo di fra Marco Moroni e la musica di fra Peter Hrdy) da parte dei frati e l’ultimo omaggio che ciascuno di loro ha rivolto alle spoglie del santo. Dopo la reposizione della teca all’interno dell’urna in bronzo dorato, è stata inserita assieme alle spoglie anche la documentazione richiesta dalla legislazione canonica. La cassa è stata chiusa a chiave alle 22,30 circa. È seguita poi l’apposizione dei sigilli sull’urna di metallo, il suo inserimento all’interno del sarcofago in pietra nel pilastro al di sotto dell’altare maggiore e la saldatura dei sigilli sulla grata di metallo che chiude il tutto. Una procedura che si è conclusa intorno alle 23.30.

Lo sforzo organizzativo

La macchina logistica che ha sostenuto l’evento sia all’interno del Sacro Convento che nella città di Assisi è stata imponente: sono stati quasi 90 i frati coinvolti, 50 i collaboratori laici e moltissimi i volontari, impegnati con punte di 105 unità al giorno. 176 sono state le Messe celebrate, 101mila le presenze nella Basilica superiore, 50 i cardinali e i vescovi arrivati in pellegrinaggio e 1.300 i sacerdoti. All’esterno e nei vari punti strategici della città, grazie al sostegno della Regione, come ha spiegato la presidente Stefania Proietti, sono stati impiegati oltre 2mila volontari, 120 medici, 160 infermieri e 650 volontari medici.

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