In Australia 1.200 giovani uomini si sono messi in marcia per san Giuseppe
di Andrea Galli
Un documentario racconta il successo del pellegrinaggio promosso dall'arcidiocesi di Sydney: preghiera, amicizia e testimonianza pubblica di fede
Quando nel 2021 si svolse il primo “Camino of St. Joseph”, promosso dall’arcidiocesi di Sydney in Australia, i partecipanti furono una quarantina. L’iniziativa era stata ideata dai responsabili del settore “vita, famiglia e matrimonio” del nuovo Centro di Evangelizzazione diocesano, voluto dall’arcivescovo Anthony Fisher come perno di una nuova strategia missionaria (che ha già dato frutti interessanti, di cui abbiamo parlato qui). L’uso del sostantivo spagnolo camino era un richiamo al Camino di Santiago, cinematograficamente in auge da noi in queste settimane, ma che pure nella lontana Oceania esercita da tempo un notevole fascino spirituale. La proposta del Centro di Evangelizzazione consisteva in un pellegrinaggio notturno riservato agli uomini per onorare san Giuseppe, modello di paternità e virilità spirituale: un’esperienza di preghiera e amicizia cristiana lunga 22 km e, insieme, una testimonianza pubblica di fede in una città dove le persone che si dichiarano “senza religione” sono circa il 50%.
Quattro anni dopo, al “Camino of St. Joseph” svoltosi nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2025, i partecipanti sono stati circa 1.200, studenti e lavoratori dall’età media piuttosto bassa. Un piccolo fiume di giovani che sollevavano stendardi, stringevano rosari e portavano a mano una statua illuminata di san Giuseppe. Il programma prevedeva alle 19 le confessioni nella chiesa di St. Joseph’s a Como, sobborgo nella parte sud di Sydney; alle 20 la Messa celebrata dal vescovo ausiliare Richard Umbers; quindi l’inizio del pellegrinaggio con cinque soste in altrettante chiese. A ogni tappa una meditazione su san Giuseppe guidata da un sacerdote, un momento di adorazione e un momento per riassestarsi. L’arrivo era fissato alle 7 del mattino, con la luce dell’alba, alla St. Aloysius Church nel sobborgo di Cronulla, passando davanti all’oceano. A chiudere il tutto, la Messa e una colazione a base di uova e bacon preparata da un gruppo di volontari.
Questo piccolo grande evento, il suo successo numerico e il significato che ha avuto per centinaia di giovani australiani sono al centro di un documentario di 28 minuti reso disponibile online in questi giorni. A realizzarlo è stata Shalom World TV, network televisivo cattolico nato in India dall’esperienza di una comunità carismatica e poi sviluppatosi come canale globale in lingua inglese dal 2014, oggi diffuso in molti Paesi soprattutto via satellite e streaming. «Qui, nel silenzio dell’adorazione eucaristica – spiega la voce narrante sulle riprese girate nella chiesa di St. Patrick – gli uomini si inginocchiano davanti alla Presenza Reale. Viene loro ricordato che san Giuseppe non pronunciò mai una sola parola nelle Scritture. Eppure tutta la sua vita fu un sì potente e totale alla volontà di Dio. La santità non riguarda le parole, ma un cuore che si arrende». Chiede più avanti Darren Ally, dell’Ufficio media e comunicazione dell’arcidiocesi, a Michael Jaksic, del Centro di Evangelizzazione: «Perché pensi che questo evento continui a crescere ogni anno? Ci sono almeno 200-300 uomini in più rispetto all’anno scorso». «Perché gli uomini hanno fame di fede – risponde Jaksic – hanno fame di fede, di fraternità e di poter guidare. E vedere altri come loro, che condividono gli stessi ideali e fanno questo cammino, li ispira davvero a fare lo stesso. Come dice il proverbio: come il ferro affila il ferro, così un uomo affila un altro uomo».
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