Il Papa: «Cessi la guerra in Ucraina, troppe vittime innocenti»

di Agnese Palmucci, Roma
Al termine dell'udienza generale di oggi Leone XIV ha denunciato il continuo «allargarsi» del conflitto nel Paese europeo. Poi ha espresso soddisfazione per il raggiungimento dell'intesa tra Iran e Stati Uniti.
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June 17, 2026
Il Papa: «Cessi la guerra in Ucraina, troppe vittime innocenti»
Papa Leone XIV durante l'udienza generale in piazza San Pietro, 17 giugno 2026 - (Reuters)
«Accolgo con soddisfazione il raggiungimento di un accordo tra la Repubblica islamica d’Iran e gli Stati Uniti d’America che sarà firmato nella giornata di venerdì». Un grande applauso ha interrotto le parole di papa Leone XIV, stamattina, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro. Il memorandum, ha sottolineato il Papa durante il saluto ai fedeli di lingua italiana, è «l’incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione». Davanti ai 20mila fedeli, provenienti da ogni parte del mondo, Prevost ha espresso gratitudine «ai Paesi che si sono impegnati per favorire l'incontro tra le parti e rendere possibile tale intesa», e ha auspicato che la fine delle ostilità «possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità nel Medio oriente, promuovendo percorsi di dialogo e di cooperazione tra i popoli». Per un conflitto che potrebbe cessare, un altro, quello in Ucraina, «continua ad allargarsi». Il Papa ha ricordato le «tante vittime innocenti, i soccorritori uccisi, le chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme», assicurando la sua vicinanza «a quanti piangono i propri cari, ai feriti e a coloro che in mezzo alla violenza continuano a servire la vita con coraggio». A tutti, infine, ha chiesto di pregare perché la guerra in Ucraina finisca, chiedendo «al Signore di aprire vie di dialogo, di spegnere l’odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura».
Leone XIV saluta dei pellegrini peruviani durante il giro in papamobile prima dell'udienza generale, 17 giugno 2026 - (Ansa)
Leone XIV saluta dei pellegrini peruviani durante il giro in papamobile prima dell'udienza generale, 17 giugno 2026 - (Ansa)
La catechesi di oggi, come accade tradizionalmente dopo il ritorno da un viaggio apostolico, è stata dedicata dal Pontefice alla riflessione sui frutti della visita in Spagna, Paese che ha accolto il Papa dal 6 al 12 giugno. Un viaggio apostolico pieno di «entustiasmo» quello vissuto da Leone XIV tra Madrid, Barcellona e le Isole Canarie. Ricco di incontri che hanno reso evidente «il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza» per l’umanità di oggi, ha sottolineato il Pontefice, «duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole». Dal piccolo Renzo, «il bambino che nella parrocchia mi ha letto la sua lettera», ha proseguito nell’intervento, alle vittime di abuso, incontrate a Madrid «che chiedono di essere ascoltate», ai detenuti «che mi aspettavano nel carcere» fino ai «giovani pieni di inquietudine e di progetti», e ai «migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie».
Dopo un lungo giro in papamobile in piazza San Pietro, ricco di saluti ai fedeli presenti e benedizioni ai bambini, Prevost ha voluto ricordare le tappe più importanti del suo terzo viaggio, ringraziando Dio, la popolazione, il re, i vescovi e la Chiesa tutta di Spagna. «Questa volta mi sono trovato immerso in un Paese europeo di antica e ricchissima tradizione cattolica. - ha detto - Ed è apparso evidente come nella Spagna di oggi, che ha conosciuto notevoli mutamenti sociali e culturali, il Papa sia stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all’ascolto». «A mia volta, ho confermato i fedeli e, come Vescovo di Roma, li ho incoraggiati a superare ogni forma di divisione e di contrapposizione coltivando sempre la comunione, il dialogo, l’unità nella diversità», ha aggiunto.
Il Papa benedice un neonato durante il giro in papamobile prima dell'udienza generale, 17 giugno 2026 - (Reuters)
Il Papa benedice un neonato durante il giro in papamobile prima dell'udienza generale, 17 giugno 2026 - (Reuters)
Più volte il Pontefice ha ribadito il grande «calore» con cui è stato accolto dalla gente «di ogni età e condizione». Ovunque, ha raccontato, «ho trovato moltitudini ad accogliermi» così e «questo fatto non era scontato». La partecipazione di milioni di fedeli agli eventi con il Papa ha espresso anzitutto «la fede del popolo spagnolo», e al tempo stesso, manifesta secondo Prevost «il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale». Un fondamento che «solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare, e che il Vangelo, attraverso le necessarie “inculturazioni”, può trasmettere nella vita dei popoli». Questo è possibile, ha sottolineato, «perché il suo messaggio risponde pienamente a entrambe queste esigenze: la ricerca di verità e la sete di giustizia».
Dai momenti di preghiera nelle grandi chiese, tra cui la Messa storica nella Basilica della Sagrada Familia a Barcellona, «maestoso simbolo, sinfonia di pietra e di luce che parla a tutti del mistero cristiano», alle le feste negli stadi modernissimi, come quella al Santiago Bernabeu nella capitale. «Questo incontro di antico e moderno, di tradizione cattolica e cultura contemporanea mi ha fatto percepire dal vivo il carattere proprio dell’Europa, la sua ricchezza inestimabile, come realtà attuale, non superata», ha raccontato. Si tratta, ha proseguito, «di un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana». Sfide, queste, già riconosciute dal Concilio Vaticano II e sulle quali Leone XIV è tornato nella sua prima enciclica Magnifica humanitas.
Fedeli in piazza San Pietro per l'udienza generale del Papa, 17 giugno 2026 - (Reuters)
Fedeli in piazza San Pietro per l'udienza generale del Papa, 17 giugno 2026 - (Reuters)
A toccare il Papa in profondità, poi, sono stati anche i giorni a Gran Canaria e Tenerife, ultime tappe del viaggio, che gli hanno offerto «una chiave di lettura complessiva»: il legame tra la posizione geografica stessa dell’arcipelago, al largo delle coste nord africane, e «la realtà di una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall’Africa». Si sa che il fenomeno migratorio «è complesso e richiede piani di azione organici e concertati», ha spiegato il Pontefice, «ma questa chiave di lettura apre una prospettiva diversa e più ampia: ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo». E uno di questi «frutti» è proprio «il dialogo tra le persone e tra i popoli, l’incontro in spirito di fraternità, che permette di scoprire e apprezzare reciprocamente i valori di cui l’altro è portatore».
Molto eloquente, in questo, il motto che è stato scelto per il viaggio apostolico: “Alzad la mirada”, “Alzate lo sguardo!” (cfr Gv 4,35). «Sono parole di Gesù, rivolte ai suoi primi discepoli, per insegnare loro a vedere nelle persone e nelle folle il desiderio di vita, di verità, di pienezza. - ha concluso il Papa - A me per primo il Signore ripete quelle parole, e con la sua grazia ne ho fatto esperienza anche durante il Viaggio. Oggi vorrei condividere con voi questo invito: alziamo lo sguardo!».
Il Papa saluta i fedeli al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro, 17 giugno 2026 - (Ansa)
Il Papa saluta i fedeli al termine dell'udienza generale in piazza San Pietro, 17 giugno 2026 - (Ansa)

I saluti dopo l'udienza

Salutando, al termine della catechesi, i pellegrini di lingua francese, il Pontefice ha esortato tutti ancora una volta a imparare da Gesù «a guardare il prossimo, la gente, il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione». Poi ha rivolto i suo benvenuto ai tanti fedeli di lingua inglese, provenienti da Inghilterra, Camerun, Taiwan, Filippine e Stati Uniti, e ancora ai pellegrini di lingua spagnola, portoghese, cinese e araba. Parlando ai fedeli polacchi ha ricordato il 30° anniversario della riattivazione dell’Azione cattolica in Polonia, avvenuta grazie all’ispirazione di san Giovanni Paolo II, che la definì una «scuola di fede».
Poi ha salutato i pellegrini della diocesi di Volterra, con il vescovo Roberto Campiotti, i sacerdoti novelli di Brescia e di Cremona, i chierici regolari teatini, i cappellani delle carceri italiane e le comunità ecclesiali e civili presenti. Alle «soglie del periodo estivo», infine, «tempo di turismo e di pellegrinaggi, di ferie e di riposo», il Papa si è rivolto ai giovani, con un pensiero speciale a chi sta sostenendo in questi giorni gli esami scolastici. «Mentre penso ai vostri coetanei che stanno ancora affrontando gli esami, auguro a voi già in vacanza di profittare dell’estate per utili esperienze sociali e religiose».

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