Il mistero della visione di Leone XIII e l'invocazione a san Michele arcangelo

L’origine della più popolare preghiera al principe delle milizie celesti, che papa Pecci compose e fece inserire nelle "preci" al termine della Messa
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September 29, 2026
Il mistero della visione di Leone XIII e l'invocazione a san Michele arcangelo
Papa Leone XIII
Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio, san Michele Arcangelo difendici nella battaglia: è la più famosa preghiera rivolta al principe delle milizie celesti, benché sia relativamente recente. La compose infatti Leone XIII, che nel 1886 la inserì nelle orazioni da recitare al termine delle Messe lette e non cantate.
Le cosiddette Preci leonine non erano però nate con papa Pecci. Fin dal 1859 Pio IX le aveva prescritte nello Stato pontificio per invocare la protezione divina sulla Chiesa nelle tempeste dell’epoca. Leone XIII le estese a tutto l’orbe cattolico il 6 gennaio 1884 e due anni dopo ne modificò la composizione, aggiungendovi l’invocazione a san Michele. La prescrizione rimase in vigore fino all’istruzione Inter Oecumenici del 1964, entrata in vigore il 7 marzo 1965.
La breve preghiera non va confusa con il più ampio Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos, composto anch’esso da Leone XIII, pubblicato nel 1890 e poi accolto nel Rituale Romanum. Entrambi i testi evocano la battaglia contro Satana e gli spiriti maligni, ma hanno natura e destinazione differenti: la prima è una supplica che può essere recitata da tutti; il secondo è un vero esorcismo, il cui uso pubblico e solenne è riservato ai sacerdoti espressamente autorizzati.
L’origine dell’invocazione a san Michele è avvolta nel mistero. Secondo il racconto oggi più popolare, un giorno, dopo la Messa, Leone XIII avrebbe udito un dialogo tra Cristo e Satana, al quale sarebbero stati concessi cento anni per mettere alla prova la Chiesa. Altre versioni aggiungono che il Pontefice sarebbe impallidito, avrebbe perso i sensi e sarebbe stato creduto morto.
Lo studioso statunitense Kevin J. Symonds ha dedicato alla questione il volume Pope Leo XIII and the Prayer to St. Michael: An Historical and Theological Examination, pubblicato per la prima volta nel 2015 e riproposto in edizione ampliata nel 2018. Dopo avere confrontato documenti, testimonianze e successive rielaborazioni, Symonds giunge a una conclusione favorevole alla sostanza del racconto: una sorta di visione avrebbe effettivamente preceduto la preghiera e contribuito alla sua composizione.
La testimonianza più autorevole fu pubblicata nel 1946 dal cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, allora arcivescovo di Bologna, in una lettera pastorale intitolata Dio, l’uomo, il diavolo. Il porporato dichiarò di avere ascoltato più volte monsignor Rinaldo Angeli, segretario personale di Leone XIII, raccontare che il Papa aveva visto spiriti demoniaci addensarsi sopra Roma. Nasalli Rocca non precisò però né la data né le circostanze della visione e non riferì alcun dialogo tra Cristo e Satana. Affermò soltanto che da quell’esperienza era scaturita la preghiera.
Nel 1951 il gesuita Teodoro Baumann riportò un’altra testimonianza. Intorno al 1928 il liturgista Francisco Brehm avrebbe partecipato a una riunione della Congregazione dei Riti durante la quale un anziano cardinale dichiarò di avere appreso dallo stesso Leone XIII che la preghiera era stata aggiunta per contrastare la minaccia della massoneria, dopo una «rivelazione soprannaturale». Il cardinale non è identificato e il racconto passa attraverso diversi intermediari; Symonds lo ritiene tuttavia almeno in parte indipendente dalla testimonianza di Nasalli Rocca.
Un ulteriore elemento compare in un libro curato intorno al 1935 da padre Theodore Geiger, canonico della cattedrale di Bamberga. Geiger riferì che alcuni scritti di un esorcista, sottoposti al Sant’Uffizio prima della pubblicazione, erano stati giudicati conformi alle considerazioni che avevano mosso Leone XIII a comporre la preghiera dopo la Messa per contrastare gli attacchi di Satana. Il racconto non menziona una visione, ma conferma che già allora la composizione dell’invocazione veniva collegata alla percezione di un’offensiva spirituale contro la Chiesa.
Più incerta è la versione pubblicata nel 1947 da padre Domenico Pechenino, già rettore maggiore degli Oblati di Maria Vergine. Citando una non meglio precisata «fonte sicura», raccontò che Leone XIII, dopo avere celebrato la propria Messa, stava assistendo a quella di un altro sacerdote quando avrebbe sollevato improvvisamente il capo, fissando con terrore un punto sopra il celebrante. Il suo volto sarebbe impallidito; poco dopo si sarebbe ritirato e avrebbe fatto consegnare alla Congregazione dei Riti il testo della preghiera. Pechenino non identificò i presunti testimoni e collocò l’episodio durante il periodo in cui era canonico in Vaticano, iniziato dopo il 1890, quando l’invocazione esisteva già. 
Ma quando e come nacquero i particolari più drammatici? Il racconto circolava in Germania almeno dal 1931, quando monsignor Carl Vogl lo inserì in Weiche Satan!, un fortunato libro dedicato a un esorcismo compiuto alla fine degli anni Venti a Earling, in Iowa. Vogl narrava che Leone XIII, dopo la Messa, si trovava riunito con alcuni cardinali quando era improvvisamente caduto a terra. I medici accorsi non avrebbero più avvertito il polso; ripresosi, il Papa avrebbe esclamato di avere assistito a una visione terribile: le devastazioni che il demonio avrebbe provocato nella Chiesa durante le epoche future, fino all’intervento di san Michele, che avrebbe ricacciato Satana e i suoi seguaci nell’abisso. È già presente, dunque, lo svenimento del Papa, ma non ancora il dialogo tra Cristo e Satana né la concessione dei cento anni. Vogl, inoltre, non indicava alcuna fonte. La storia fu ripresa quasi negli stessi termini dalla stampa religiosa tedesca e, nel 1935, dalla traduzione inglese del libro, contribuendo alla sua diffusione internazionale.
Il nucleo storico plausibile è quindi più sobrio della leggenda: Leone XIII avrebbe avuto una sorta di visione delle forze demoniache raccolte contro Roma e la Chiesa e, anche in seguito a quell’esperienza, avrebbe composto l’invocazione a san Michele. Ma non è possibile stabilire con certezza quando e dove quell'esperienza soprannaturale sarebbe avvenuta né quale ne fosse il contenuto preciso. 
Infine va notato che il legame fra Leone XIII e san Michele rimanda in modo suggestivo anche all’attuale Pontefice. Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV, è stato eletto Papa l’8 maggio 2025. Fino alla riforma del Calendario romano generale promulgata nel 1960, proprio l’8 maggio la Chiesa universale celebrava la festa dell’Apparizione di san Michele Arcangelo sul Gargano. 

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