I sandali fatti da santa Chiara per san Francesco: ecco il tesoro nascosto di Recanati
Nella concattedrale di San Flaviano si custodiscono da sei secoli le calzature del Poverello, dono di papa Gregorio XII alla sua diocesi. Una reliquia che torna al centro dell’Anno giubilare francescano

«Chissà, quanta strada avrà fatto san Francesco con quei sandali?», chiede Edoardo a suo padre, Bruno Vianna Cavalcanti. Siamo a Recanati, la città del poeta infinito Giacomo Leopardi, ma anche dei “sandali di San Francesco” che da sei secoli sono custoditi nella Cappella dei Santi della concattedrale dedicata a San Flaviano. «Ma mentre casa Leopardi è nota in tutto il mondo, così come la vicina Santa Casa di Loreto, purtroppo pochi sanno di questa magnifica e toccante reliquia del Poverello di Assisi – dice Bruno – . E io ogni giorno nel mio ristorante La Bottega del Villaggio e tutti gli altri commercianti di via Falleroni e altri del centro storico, con il passaparola indirizziamo decine di turisti a visitare la Cappella dei Santi per andare a vedere quei sandali benedetti dal Cielo».
Ad accogliere i pellegrini, che si preannunciano in sensibile aumento in questo Anno giubilare francescano (gli 800 anni dalla morte del santo) indetto da papa Leone XIV, nella concattedrale di San Flaviano c’è il parroco, monsignor Pietro Spernanzoni, che ci spiega l’importanza di quei calzari del Poverello di Assisi. «Della loro esistenza si fa menzione nella biografia di san Francesco Vita Prima, di Tommaso da Celano. In quelle pagine si racconta che san Francesco, dopo aver ricevuto le stimmate, nel viaggio che compì da Assisi a Rieti dove risiedeva papa Gregorio IX, ai piedi mise quei sandali che erano stati intessuti dalle mani di santa Chiara d’Assisi che glie ne fece dono. Non sappiamo poi come i sandali siano finiti in Vaticano, ma invece siamo a conoscenza del fatto che a portarli qui a Recanati è stato papa Gregorio XII che, quando per ricomporre lo scisma di Avignone e in nome dell’unità della Chiesa, rinunciò al papato e volle tornare ad essere soltanto il vescovo di Recanati. Così da Roma arrivò portando i sandali di san Francesco, un pezzo della Santa Croce, una spina Christi e altre reliquie delle catacombe cristiane che donò alla cattedrale dove è morto ed è sepolto dal 1417». Quindi, oltre ai sandali esposti e protetti dalla cancellata che si apre sulla Cappella dei Santi, nella cattedrale di Recanati c’è un piccolo tesoro, di 186 reliquie, realizzato dalla generosità di Gregorio XII, l’ultimo pontefice sepolto fuori dalle mura di Roma. Un percorso lastricato di fede e di arte, quello che dalla cattedrale conduce al vicino Palazzo episcopale, sede del Museo diocesano, in cui oltre ad arredi e oreficerie, sculture e messali si possono ammirare dipinti, dal XIV al XVI secolo, opera di maestri come Guercino, Pomarancio e Mantegna.
Un incanto che Bruno da recanatese innamorato della sua città, invita a conoscere, partendo però da quello che è il simbolo della devozione francescana, i sandali del santo di Assisi. «La loro visione è stata la scintilla per rendere quest’anno giubilare ancora più speciale. Con mio figlio Edoardo che ha 19 anni stiamo definendo i dettagli di un cammino che abbiamo chiamato “Ad Assisi, sui sandali di san Francesco”. A maggio partiremo da Assisi e percorreremo i 150 km della Via Lauretana attraversando l’Appennino umbro marchigiano per fare tappa a Loreto e poi arrivare alla cattedrale di Recanati. Mi stanno contattando delle guide e diverse persone interessate a mettersi in cammino con noi e io spero che questo diventi il primo di tanti cammini di pace nel segno di san Francesco. Un tratto, simbolicamente anche noi lo vorremmo compiere con i sandali ai piedi, in memoria di quei tanti viaggi che il Poverello di Assisi faceva con quegli umili calzari ai piedi».
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