Gallagher: «La libertà religiosa non è un optional»

L'intervento dell'arcivescovo segretario per i Rapporti con gli Stat ialla Commissione Affari esteri e difesa del Senato: oltre 388 milioni di cristiani subiscono persecuzioni e discriminazioni. E in Occidente la fede rischia di essere esclusa dallo spazio pubblico
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November 3, 2026
Gallagher: «La libertà religiosa non è un optional»
Mappa della liberta religiosa nel mondo elaborata dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre / acs-italia.org
Che cos’è davvero la libertà religiosa? Chiarirne il significato, oltre equivoci e riduzionismi, è il primo passo dell’intervento tenuto questa mattina dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, alla Commissione Affari esteri e difesa del Senato, presieduta da Maurizio Gasparri. Un percorso in quattro parti: la natura del diritto, il quadro globale delle violazioni, le ragioni per cui proteggere i cristiani riguarda tutti e le responsabilità dei governi.
La libertà religiosa, ha spiegato Gallagher, comprende il diritto di aderire a una fede, cambiarla, abbandonarla o non professarne alcuna. «Non si riduce al diritto di pregare in casa o di tenere una convinzione interiore»: include la possibilità di vivere pubblicamente la fede, educare i figli, organizzare comunità e intervenire nel dibattito pubblico. Due le dimensioni inseparabili: la libertà interiore della coscienza, «assoluta e inviolabile», e la manifestazione pubblica del credo, limitabile soltanto per gravi ragioni di ordine pubblico, secondo criteri di proporzionalità e non discriminazione.
È un diritto universale, anche dove i credenti sono maggioranza. Gallagher ha denunciato la «discriminazione con i guanti bianchi»: «Non colpisce con la forza bruta, ma esclude, delegittima, ridicolizza o rende socialmente e professionalmente costoso vivere pubblicamente la propria fede». Ha richiamato inoltre l’autonomia delle comunità, dalla scelta dei responsabili alla formazione del clero. La semplice tolleranza non basta: la libertà religiosa «esige rispetto attivo e tutela giuridica, non solo indifferenza».
La seconda parte ha affrontato «la realtà dei fatti». Secondo la World Watch List 2026 di Open Doors, organizzazione cristiana che sostiene i cristiani perseguitati, oltre 388 milioni di fedeli subiscono elevati livelli di persecuzione e discriminazione. In dodici mesi sono stati uccisi 4.849 cristiani per la fede, 3.490 dei quali in Nigeria. Il 93% degli omicidi si concentra nell’Africa subsahariana. I primi dieci Paesi della lista sono Corea del Nord, Somalia, Yemen, Sudan, Eritrea, Siria, Nigeria, Pakistan, Libia e Iran. La Siria è salita dal diciottesimo al sesto posto.
Gallagher ha citato anche Aiuto alla Chiesa che soffre: quasi 5,4 miliardi di persone vivono in Paesi senza piena libertà religiosa. Ha indicato l’oppressione dei regimi autoritari, il nazionalismo religioso che bolla i cristiani come «stranieri indesiderati», gli attacchi degli estremisti nell’Africa subsahariana e gli esodi provocati da persecuzioni e mancata protezione. Alle violenze si aggiungono ostacoli alla registrazione delle comunità, confische e attacchi ai luoghi di culto.
Uno sguardo specifico è stato rivolto all’Occidente: Gallagher ha denunciato restrizioni all’obiezione di coscienza, all’abbigliamento religioso e all’educazione dei figli, fino ai divieti di preghiera presso strutture dove si praticano aborti. Ha richiamato i tentativi di escludere i credenti dal dibattito pubblico e le ingerenze nell’organizzazione delle comunità, comprese le controversie sui registri battesimali in nome della privacy.
Perché, dunque, proteggere le minoranze cristiane riguarda tutti? È stato il terzo passaggio: «Quando si tace di fronte alla persecuzione dei cristiani, si indebolisce il principio stesso di libertà religiosa per tutti». Le comunità cristiane sono inoltre fattori di pace e coesione sociale: la loro scomparsa, soprattutto in Medio Oriente, impoverisce intere società e il pluralismo.
Infine, che cosa possono fare i governi? Gallagher ha chiesto «interventi legislativi e diplomatici concreti, non solo dichiarazioni di principio»: libertà religiosa nei rapporti bilaterali e come criterio vincolante negli aiuti allo sviluppo, monitoraggi indipendenti, lotta all’impunità e protezione di luoghi di culto e rifugiati. Ha richiamato il Piano Mattei, legando sviluppo e dignità umana, e le responsabilità di Internet e social contro l’incitamento all’odio. Difendere i perseguitati, ha concluso, «non è un atto di solidarietà confessionalista», ma di coerenza con l’universalità della dignità umana: «Non può esserci pace senza libertà di religione».

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