Oratori, incubatori di futuro per lo sport italiano
di Massimiliano Castellani, inviato a Olimpia
Se ne è parlato ad Olimpia, dove ieri si è chiuso il secondo Simposio dello sport che ha riunito istituzioni, Chiesa e società civile

«Come l’atleta dimostra nella gara quello che ha imparato nella palestra, così anche noi dobbiamo manifestare nei rapporti esteriori quello che abbiamo udito». Questo passo dell’omelia numero 4 di san Giovanni Crisostomo, con timbro attoriale, monsignor Melchor Sanchez De Toca, relatore del Dicastero per le cause dei santi e consigliere della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, lo declama sotto il grande albero piantato da secoli tra lo stadio, l’antica palestra e il ginnasio del sito archeologico della città, mentre guida i 40 partecipanti del 2° Simposio di Olimpia, dal titolo “Lo sport generatore di futuro”. L’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero turismo e sport della Cei è tornato per l’occasione all’Accademie Internationale Olimpique di Olimpia. Il 1° Simposio si è tenuto nel novembre 2021 sempre lì, dove nel 776 a.C. si disputarono i primi Giochi della storia, e, anche quest’anno, dal 27 giugno fino a ieri, sono stati chiamati a raccolta nello stesso luogo tutti gli esponenti della galassia dello sport, dirigenti ed educatori del mondo ecclesiale e accademico e membri delle maggiori istituzioni sportive, come il Coni, il Comitato italiano paralimpico, la Figc, Sport e Salute, la Fondazione Giovanni Paolo II sport e gli Enti di Promozione Sportiva.Ognuno dei 40 partecipanti al Simposio ha messo a confronto, sotto l’egida olimpica del “Comuniter”, la propria esperienza sulle tre tematiche dei dibatti, dedicati all’educazione, all’inclusione e alla pace.
Sul fronte educativo, dal 1° Simposio era già scaturita la scintilla che aveva portato alla realizzazione del progetto “Avamposto Sport 4 Joy”, che prevede la creazione di oasi ludiche per i più piccoli e i più indifesi, tra i 6 e i 10 anni, in cui sia possibile riscoprire il piacere del gioco libero. Esperienze già nate e cresciute sul territorio, come dimostrano gli Avamposti di Padova e di Varazze, illustrati rispettivamente da Marco Illotti e Claudia Corbella. «Si tratta dei “nuovi oratori” in cui garantiamo accessibilità per tutti, economica e inclusiva, e l’impiantistica sportiva per ottimizzare gli spazi parrocchiali. Il tutto accompagnato da una nuova proposta agonistica con cui orientare i ragazzi alla scelta della disciplina sportiva», spiegano Daniele Pasquini, presidente di Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, e don Franco Finocchio, cappellano olimpico dell’Italia. Sul fronte oratoriano, Olimpia si collega con Roma e in videochiamata risponde il ministro dello Sport Andrea Abodi, per ricordare che ieri, 1° luglio, è stato siglato l’accordo con la Cei per destinare 50 milioni di euro agli oratori italiani. «Si tratta delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione che mettiamo a disposizione per la riqualificazione e il potenziamento delle infrastrutture sportive», spiega il ministro, che conferma la massima collaborazione del Ministero dello Sport. A Olimpia, il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, don Michele Gianola, incassa anche l’appoggio incondizionato del Coni, rappresentato dal componente della Giunta Coni e presidente Opes Juri Morico, e quello di Sport e Salute, che ha partecipato in collegamento con il presidente Marco Mezzaroma e con l’inviato in terra greca, il direttore dell’Area Impact Rossana Ciuffetti, portabandiera dei “rinati” Giochi della Gioventù. «Lo sport, dai giovani agli anziani, è un investimento sociale: spendendo 1 euro, ne torneranno indietro più di 4», è il postulato di Beniamino Quintieri, presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo. Tra un tavolo etico-finanziario, un volo pindarico sulle Odi olimpiche, lo spettacolo teatrale “Citius Altius Fortius” (ispirato al motto del domenicano padre Henri Didon, a sua volta ispiratore del padre dell’olimpismo, il barone Pierre de Coubertin) della giovane compagnia “DaDa Arti Performative” e la lectio di filosofia dello sport del professor Luca Grion, presidente dell’Istituto Jacques Maritain di Trieste, il Simposio con i suoi gruppi laboratoriali ha iniziato a ridisegnare i futuri orizzonti dello sport all’interno delle tante e variegate realtà ecclesiali. Progettualità da portare a termine o da ricalibrare, che vanno dall’Anpis (un lavoro encomiabile quello sulla salute mentale svolto dal presidente nazionale Roberto Grelloni e nella realtà delle Marche dal coordinatore Gianluca Brilli) all'esempio di san Giovanni Bosco (150 anni di storia concreta e funzionale) delle PGS, Polisportive Giovanili Salesiane, di cui suor Francesca Scibetta ha portato fino ad Olimpia il suo ideale testimone nel luogo del braciere olimpico. «La Chiesa non ha mai avuto una strategia sullo sport, semplicemente l’ha trovata. In quanto lo sport è una delle dimensioni dell’uomo che si ritrovano nel Vangelo - sottolinea il segretario della Cei e arcivescovo di Cagliari monsignor Giuseppe Baturi - . Il Vangelo è pieno di riferimenti storici e culturali e san Paolo per esempio ci parla del pugilato e della corsa. Il Vangelo anche quando parla di sport attraverso figure come san Paolo deve colpire il cuore in quanto il cuore è la radice in cui si ritrovano tutte le dimensioni umane. Lo sport nelle parrocchie è uno dei linguaggi della vita, non si fa sport per sport ma per vivere e imparare dalle esperienze del vissuto. L’autenticità del linguaggio dello sport è connesso a quello dell’arte. Io vengo da Cagliari dove tutti gli esercizi pubblici dal panettiere al centro culturale rimandano immagini che parlano di Gigi Riva». Il mitico “Rombo di Tuono”, secondo il gergo epico coniato da Gianni Brera, che qui ad Olimpia troverebbe molti epigoni tra gli eroi dello sport della Grecia antica tanto cari agli dei.
Davanti a ciò che resta di quello che era considerato una delle “sette meraviglie del mondo”, il tempio di Zeus, viene naturale affrontare il tema della guerra interrotta, fin dalle origini, in occasione dei Giochi. Una tregua olimpica, che i greci consideravano sacra. Nel mondo contemporaneo, insanguinato da troppe guerre e genocidi, l’ekecheirìa , il «trattenere le mani» per interrompere ogni forma di conflitto, è la grande eredità lasciata da Olimpia. «Lo sport oggi è una occasione di costruzione di pace e di dialogo tra le nazioni», spiega Silvia Marrara, direttore dell’Ufficio diplomazia sportiva del Ministero degli Esteri, rifacendosi al motto tanto a caro a papa Francesco della “cultura dell’incontro”. Un’eredità che anche Leone XIV alla vigilia dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 aveva raccolto, ricordando che «la tregua olimpica è strumento di speranza, simbolo e profezia di un mondo riconciliato».
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