Adele Bonolis, vita donata per la dignità e il riscatto di prostitute e carcerati
Morta nel 1980, è stata dichiarata venerabile nel 2021. Dalla sua iniziativa nascono strutture dove persone in grave difficoltà possono trovare aiuto per cambiare vita. Con percorsi che puntano sulla libertà e la responsabilità. La visione di fondo: riconoscere in ciascuno,
in ogni condizione, la presenza della Trinità

«La nostra fede ci impegna a credere fermamente al valore della persona umana in sé, come atto creativo, redentivo e santificativo di Dio. Nessuna frustrazione, nessuna deturpazione può essere sufficiente ad annullare questo misterioso ma reale valore, che si estende a tutta la comunità, per la composizione del Corpo mistico di Cristo o per giungere al Cristo totale». Così Adele Bonolis parlava agli operatori e ai volontari delle numerose opere che aveva fondato per contribuire a ridare dignità a tante persone fragili, anzi, per far prendere coscienza della presenza della Santissima Trinità in loro. Il 21 gennaio 2021 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sull’eroicità delle sue virtù, a conferma della correttezza morale delle sue azioni.
Adele nasce a Milano il 14 agosto 1909. Dopo aver ricevuto i primi Sacramenti essenzialmente per tradizione familiare, decide per conto proprio di approfondire la fede frequentando la parrocchia di Sant’Ambrogio, dov’è stata battezzata. Due sono gli strumenti con cui impara ad amare la Chiesa: l’oratorio femminile, con la presenza delle Suore Orsoline di San Carlo, e la Gioventù femminile di Azione Cattolica, che in quegli anni comincia a svilupparsi.
Proprio durante un corso di esercizi spirituali per le socie della Gioventù femminile, nel 1932, conosce Giuseppina Achilli. Con lei stringe un’amicizia che dura tutta la vita e che la porta a tornare sui banchi di scuola, anche se ha già un diploma di licenza commerciale e lavora come impiegata: si diploma maestra elementare, quindi, studia per ottenere la maturità classica e infine si laurea in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, discutendo la tesi su “Il male morale in san Tommaso d’Aquino”.
Giuseppina e un’altra donna, Giovanna Negrini, formano con lei il gruppo delle Aralde d’Amore, che non si trasforma in un istituto secolare perché, aiutata dalle sue guide spirituali, Adele riconosce che le basta il Battesimo. Dal canto suo, il 24 giugno 1941, si consacra in forma privata. Intanto è inserita pienamente nell’Azione Cattolica ambrosiana: nel 1950 è dirigente diocesana dell’Unione Donne, mentre sei anni dopo e fino al 1964 è parte del Consiglio diocesano.
Negli stessi anni lavora come insegnante, prima a Sondrio poi a Calolziocorte (Lecco), dov’è docente di filosofia, ma quasi subito sceglie di passare all’insegnamento della religione cattolica: dall’autunno 1948 ha la cattedra al liceo “Giovanni Berchet” di Milano. I suoi studenti s’incantano ad ascoltarla, perché esprime concetti complessi mettendoli alla loro portata; con delicatezza, introduce anche elementi di educazione sessuale.
Lascia l’insegnamento alla fine degli anni ’60, perché ha deciso di concretizzare un’idea che le era sorta nell’infanzia, dopo aver posato lo sguardo su una prostituta ed essere stata sonoramente rimproverata da suo padre. Nel 1950, pochi anni prima della legge Merlin, dà quindi vita alla Casa di Orientamento Femminile (Cof), che troverà sede definitiva a Montano Lucino (Como). Non nasconde l’impostazione credente che dà a quella casa, ma nemmeno la impone, con meraviglia delle stesse ospiti. Fa lo stesso nelle altre strutture: la Casa di Orientamento per le Dimesse da Istituti Correzionali (Codic), Casa Maria delle Grazie, nata nel 1953, la cui sede è a Cibrone di Nibionno (Lecco), e l’Opera Assistenza Fraterna (As.Fra.), nel 1957, con Casa San Paolo a Vedano al Lambro (Monza e Brianza), per uomini maggiorenni provenienti dagli istituti di pena o con malattie mentali.
A tutte queste opere, che esistono ancora oggi, assegna un metodo basato su alcune idee-forza, come le definisce. Da una parte «fiducia, libertà, autogoverno», per sostenere ciascuno degli ospiti senza opprimerlo; dall’altra «prudenza, previdenza, Provvidenza», che raccomanda soprattutto agli operatori e ai benefattori. Per loro crea l’Associazione Amicizia, che nel 1962 ha una sede di proprietà a Villa Salus a Lenno, sul lago di Como.
Fino alla morte, avvenuta per un tumore all’intestino l’11 agosto 1980, nell’appartamento di via Lanzone 18 a Milano, che condivideva con Giuseppina Achilli, Adele ha continuato a testimoniare che Dio non manda castighi, ma offre gratuitamente il suo amore anche a quanti sembrano rifiutarlo. «Lo sguardo imparato dalla nostra fondatrice genera percorsi di guarigione e reinserimento in molti casi in cui sembrava impossibile», commenta Alessandro Pirola, presidente di As.Fra e del Comitato Adele Bonolis. «Oggi ospitiamo centocinquanta persone con malattie psichiatriche e in buona parte con un buon curriculum giudiziario; abbiamo aperto anche dodici appartamenti per rendere possibile il desiderio di umanità di queste persone».
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