L'eredità di Carlo Acutis vive nei dubbi dei giovani: ecco quali
Le domande dei ragazzi ispirati dal "Santo millennial" saranno protagoniste di un evento aperto ai lettori di Avvenire, organizzato a Milano il prossimo 18 novembre

La vita di Carlo Acutis, proclamato santo lo scorso 7 settembre, ispira già migliaia di giovani cristiani in tutto il mondo. Secondo papa Leone XIV, la sua «santità della porta accanto» è una guida, innanzitutto, per le nuove generazioni alle prese con le sfide del digitale: «Anziché turisti della rete – ha chiesto il Pontefice agli studenti riuniti lo scorso 30 ottobre a Roma nell’ambito del Giubileo del mondo educativo –, siate profeti del mondo digitale! A questo riguardo, abbiamo davanti un attualissimo modello di santità: san Carlo Acutis». Eppure, dall’esempio di quel santo senza aureola e con i jeans molti giovani traggono più domande che risposte: «Perché non riesco a sbloccarmi nelle scelte della mia vita?», si chiede Mariella Vallades, 25 anni, che lo scorso 7 settembre ha raggiunto Roma da Città del Messico per assistere alla canonizzazione di Acutis. «Come posso smettere di dipendere dall’approvazione dei miei coetanei?» si interroga Giovanni Ruperto, 18 anni, che «molti dubbi – confessa – ha iniziato a porseli dopo aver letto la biografia di Carlo». Gran parte delle domande ispirate dal santo “patrono di Internet” riguardano le continue scelte a cui costringe la vita digitale: «Ci vivete dentro e non è un male – rincuora papa Leone XIV –: ci sono opportunità enormi di studio e comunicazione nel digitale».
Carlo Acutis nasce a Londra nel 1991 dalla madre Antonia Salzano e dal padre Andrea Acutis, presidente di Vittoria Assicurazioni. Vive tutta la sua infanzia e adolescenza a Milano e muore all’ospedale San Gerardo di Monza, all’età di 15 anni, colpito da una leucemia fulminante. Da quell’ottobre 2006, quando ancora Steve Jobs non aveva presentato al mondo gli iPhone, molto è cambiato nella vita dei nativi digitali e della cosiddetta “Generazione Z”. Eppure, le strade che il santo milanese aveva percorso nei primi anni Duemila continuano a essere d’ispirazione per i più giovani: «Il suo impegno verso i poveri – confessa Gaia, 17 anni, presente nel giorno della sua canonizzazione – è stato un riferimento per la mia fede». A partire dai 10 anni, Carlo Acutis scendeva ogni settimana nelle strade del suo quartiere milanese, assieme alla madre e al collaboratore domestico Rajesh Mohur, per portare cibo e coperte alle persone senza fissa dimora. «Spesso fatico ad avere fiducia in quella parte di Chiesa che trovo incoerente con la vita di Cristo – ammette Gaia – e credo che serva un ritorno al Vangelo per attirare le nuove generazioni. Secondo me Carlo Acutis, che è un giovane, riesce a trasmettere il messaggio del Vangelo con freschezza, pur mantenendone la purezza».
Tra i compagni di Carlo, quando era ancora uno studente del liceo Leone XIII a Milano, nessuno era a conoscenza dei suoi gesti quotidiani di solidarietà. «Era molto riservato – ripete la madre Antonia Salzano – e spesso non si sentiva compreso dai compagni». Un’inquietudine con cui oggi, in realtà, moltissimi giovani confessano di empatizzare. «Riesco a sentirlo molto più vicino a me rispetto a tantissimi altri santi proprio perché era un quindicenne – spiega Federico Pizzicola, che di anni ne ha 20 –. Anche io, come lui e molti altri coetanei, provo una certa insoddisfazione quando osservo le ingiustizie che mi circondano nel mondo. La differenza è che Carlo, rispetto a me, ha dato un peso diverso ai torti che vedeva. La sua vita è uno stimolo per agire anche a beneficio delle molte situazioni che non mi riguardano direttamente».
L’energia per non essere un giovane da “generazione divano”, invece, Carlo Acutis la trovava nell’Eucaristia, che definiva la sua «autostrada verso il Cielo». Ogni giorno, prima di entrare a scuola, si fermava a pregare in adorazione nella chiesa milanese di Santa Maria Segreta. Sempre senza parlarne con i suoi compagni delle medie. «Se penso alla vita di Carlo Acutis, mi stupisco di come sia riuscito a fare tutto ciò che desiderava nel suo cuore, senza omologarsi alla massa – racconta Alessio, 16 anni –. Soprattutto in adolescenza, tendiamo tutti a comportarci allo stesso modo e a uniformarci a un gruppo. Io cerco di non farlo ripetendomi una frase che ha coniato Acutis: “Tutti nasciamo originali, ma molti muoiono fotocopie”. Ecco, secondo me, Carlo riusciva a essere un “figo” nella sua semplicità».
Tornato a casa, quando non giocava con i suoi amici, Acutis dedicava gran parte del suo tempo allo sviluppo di siti web: fra tutti, il più noto è il portale dei Miracoli eucaristici che, dopo la sua morte, è diventato una mostra itinerante in tutto il mondo. Secondo i racconti della madre, però, Carlo riusciva a mantenere ogni giorno un rapporto bilanciato tra il suo tempo online e la sua vita offline. Un equilibrio sempre più precario per le nuove generazioni. «Personalmente vedo internet e i social network molto spesso come uno spreco di tempo – confessa Gioele, 16 anni – perché non sono uno strumento neutro. Eppure, Carlo sosteneva che si potessero usare anche queste strade per aiutare il prossimo: il suo esempio è importante per chi vive immerso nel digitale come noi».
Un’esperienza, quella sul web, che spesso non viene condivisa dai genitori e dalle generazioni più adulte. «Ci viene insegnato continuamente che i social network sono negativi – contesta Rebecca, 17 anni – e ci infarciscono di catastrofismo sul tema, ma per noi sono prima di tutto uno strumento di condivisione di conoscenza e questo Carlo lo aveva capito prima di molti altri».
Tutte le testimonianze dei giovani che si sono fatti interrogare dalla vita di Carlo Acutis saranno raccolte nella quinta puntata del podcast di Avvenire, realizzato con la collaborazione della diocesi di Milano, "Carlo. Sui passi di Acutis". La puntata sarà ascoltata in anteprima il prossimo 18 novembre a Milano, a partire dalle 18, nell'ambito dell'evento "Le voci dei giovani, la vita di Carlo. In cammino con Acutis". Tra gli ospiti con cui la platea potrà dialogare, oltre ai giornalisti che hanno realizzato il podcast, sarà presente anche Federico Oldani, amico di Carlo. Per iscriversi, basta accedere al portale dedicato e inserire i propri dati anagrafici.

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