Dagli oratori al territorio, gli educatori professionali vogliono crescere
Le figure educative che da alcuni anni stanno affiancando un numero crescente di parrocchie in diocesi di Milano per le attività oratoriane lungo tutto l’anno sperimentano la necessità di interagire con tutte le istituzioni fuori dai confini della parrocchia. L’idea della cooperativa sociale Pepita

Chi educa oggi? Tutti. E nessuno. Perché se è vero che l’impresa educativa spetta a un nugolo di espressioni della società – famiglia, scuola, istituzioni, terzo settore e naturalmente Chiesa –, poi la responsabilità di tutta la persona del bambino, del ragazzo e del giovane, con il suo intero carico di domande, attese, sofferenze, sogni e speranze, non può essere veramente presa in carico da nessuno nella sua integralità. Perché neppure la famiglia “possiede” l’intero orizzonte educativo: ogni realtà si incarica di provvedere per la sua competenza, ma nel tempo della complessità è sempre più necessario educare insieme, con alleanze, reti, collaborazioni. A educare è il villaggio.
Lo sanno bene gli educatori di Pepita, cooperativa sociale che da vent’anni forma educatori professionali per gli oratori (oggi 45 tra tempo pieno e part time, legati a decine di parrocchie in tutta la diocesi di Milano). Un’esperienza che, sotto la guida del presidente Ivano Zoppi e d’intesa con la Fondazione Oratori Milanesi (Fom), ha ben presente questa necessità di connessioni. E per questo lancia l’idea di far evolvere le sue figure oratoriane in “educatori di territorio”: un professionista dell’educazione adeguatamente formato che, con le radici piantate negli oratori, “vede” le realtà con cui attivare alleanze diventando il riferimento di tutti e facendo “uscire” la Chiesa dal confine dell’oratorio per portare la sua passione educativa dovunque si mostra come una risposta adeguata. Se n’è diffusamente parlato nella bella mattinata di riflessione che Pepita, insieme a Fom e Avvenire, ha organizzato ieri nel Teatro degli Angeli a Milano come osservazione del futuro per decine di educatori (alcuni anche dall’Umbria, dove Pepita sta portando il suo “metodo”).
Con «Il territorio che educa», l’idea dell’educatore di territorio ha cominciato a prendere corpo, guardata con interesse da Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano, che negli oratori vede «una “casa” dove possiamo stare bene, che ci spinge a chiederci che comunità siamo davanti alla domanda di educazione». La Regione Lombardia c’è, e con Federica Picchi, sottosegretaria ai Giovani e allo Sport, ricorda l’impegno profuso per «raddoppiare i fondi così da venire incontro a ciò che emerge dalla vitalità educativa degli oratori». Massimo Achini, presidente del Csi, ricorda a chi forma gli educatori di inserire nei programmi anche il rapporto con le società sportive, mentre nelle esperienze di Simone Campana, educatore di Pepita nelle 11 parrocchie del Municipio 3, emerge la necessità di relazioni vive tra tutti i protagonisti dell’educazione per farli uscire dai loro recinti, esigenza confermata nei suoi benefici anche dagli studi dello psicologo Davide Boniforti. Alla base di tutto, la considerazione di don Stefano Guidi, direttore della Fom: «Gli educatori professionali sono diventati indispensabili» ma ricordando che «la priorità degli oratori è sempre la fede dei ragazzi», intesa come «proposta di senso e di relazione fondante per la loro vita».
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