«A Torino il Chilometro della Carità diventi Patrimonio Unesco»
L’arcivescovo della città cardinale Roberto Repole lancia il «sogno» della candidatura del pezzo di città dove si trovano Valdocco, Sermig, Cottolengo, Consolata e Distretto sociale Barolo come patrimonio dell’umanità

Il “Chilometro quadrato della Carità” di Torino candidato per un posto nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. è la proposta lanciata dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo della città, inaugurando a Palazzo Barolo una scultura dedicata alla marchesa Giulia, donna di grande fede e capacità filantropiche vissuta tra XVIII e XIX secolo, che la Chiesa ha dicharato venerabile. Giulia di Barolo è una delle figure simbolo che hanno lasciato un’impronta indelebile nel fazzoletto di terra – un chilometro, appunto – che a Torino raccoglie straordinarie esperienze come Valdocco, “caposaldo” di don Bosco, il Cottolengo, la Consolata, il Sermig e il Distretto sociale Barolo. Cinque “cittadelle” nelle quali la carità evangelica si è espressa in modi differenti ma tutti capaci di cambiare la vita delle persone e la storia della città lanciando un messaggio che si è esteso al mondo intero. Di qui l’idea della candidatura Unesco.
«Un chilometro quadrato che è una città nella città – ha spiegato Repole –, un’area di una grandezza spettacolare per la vicende di Torino, italiane e dell’umanità». Dal contemplare la bellezza umana e sociale di questo condensato di carità intelligente e operativa è nato quello che il cardinale ha raccontato così: «Da arcivescovo – ha detto alle autorità presenti all’inaugurazione della statua di Giulia di Barolo – ho sognato di rendere questa “cittadella della carità” un patrimonio dell’umanità. Perché? Perché viviamo tempi in cui tutto diventa patrimonio dell’umanità, ma il pericolo è che si stia perdendo l’umanità. Penso che il più grande patrimonio dell’umanità sia l’umanità stessa. La vicenda di questo chilometro quadrato ci dice appunto che è possibile rimanere umani e rimanerlo insieme a tutte le donne e gli uomini, a cominciare dagli ultimi. È un sogno che lancio qui perché mi sembra il luogo giusto, chissà se potrà avverarsi. In ogni caso non è brutto sognare».
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