«Vi spiego come mio figlio, autistico, si è aperto al mondo grazie a un tablet»

di Paola Molteni, Milano
Dimitri «pensa per immagini» e il Centro Benedetta D'Intino Ets lo ha aiutato a esprimersi e comunicare con gli altri tramite l'impiego delle nuove tecnologie. Ecco la sua storia
April 2, 2026
«Vi spiego come mio figlio, autistico, si è aperto al mondo grazie a un tablet»
La famiglia di Dimitri
Dimitri pensa che un giorno esisterà il broccolo di colore blu. Ha 13 anni e non sa che la giornata del 2 aprile, dedicata a tutte le persone che come lui vivono l’autismo, ha proprio quel colore, il blu, a simboleggiare la conoscenza e la speranza. Lui sa solo che il blu gli piace, come lo appassiona costruire con i lego, seguendo i libricini delle istruzioni. Mette i pezzi in modo sbagliato ma riesce a costruire animali fantastici. Emozioni e giochi che Dimitri racconta senza parlare, perché non ne è capace. Per esprimersi usa un tablet speciale chiamato “comunicatore” che gli permette di esprimersi con foto, figure e disegni, perché la sua mente è così, pensa per immagini. La sua condizione, all’interno dello spettro autistico, è definita “grave”. Anche se a guardarlo correre e ridere nessuno lo direbbe.
Dimitri con il suo tablet
Dimitri con il suo tablet
Una storia unica la sua, come lo è ciascuna, ma le tappe che segnano il percorso difficile di un bambino autistico e della sua famiglia sono sempre le stesse, dalla diagnosi all’inclusione scolastica e sociale. Vive a Milano con la sua famiglia, mamma Ornella, papà Dario e la sorellina Angelica Maria Celeste che ha 8 anni. «Fin dalla nascita è stato un bambino tranquillo e sereno, non ha mai manifestato problemi nel comportamento. Mi capitava di vederlo sfarfalleggiare con le manine ma succedeva solo quando incontrava dei piccioni e non me ne preoccupavo. Però a due anni ancora non parlava e questo ci allarmava – ricorda la mamma –. Abbiamo fatto una prima visita e la pediatra ha ritenuto di rimandare la diagnosi di un anno. Noi invece siamo andati avanti con altri accertamenti e con tutti i test. E a quel punto è arrivata la diagnosi, glaciale, comunicata con distacco e senza un’indicazione precisa su come muoverci per controlli e terapie».
Così per Dimitri e la sua famiglia comincia la strada in salita: la ricerca di centri per la riabilitazione, privati e costosi, gli impegnativi inserimenti scolastici, al nido e nella scuola primaria, poi gli incontri per la logopedia, stancanti, che non portano ad alcun risultato. A segnare la svolta l’incontro con il milanese Centro Benedetta D’Intino ETS, che da più di trent’anni si prende cura di bambini e adolescenti con disabilità comunicativa e disagio psicologico e accoglie le loro famiglie. Con professionalità e grande passione, gli esperti del Centro hanno trasmesso a Dimitri e ai genitori la conoscenza e l’utilizzo della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), un approccio che utilizza strategie, strumenti come tabelle a simboli, e dispositivi tecnologici per sostenere il linguaggio di persone con difficoltà nella comunicazione, migliorandone le relazioni e l’autonomia. «Quando Dimitri è arrivato da noi, nel 2022, utilizzava già il comunicatore, cioè un tablet touchscreen basato sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa, che trasforma immagini, simboli o foto in messaggi vocali per esprimere bisogni e pensieri – riferisce Stefania Zanirato, l’educatrice del Centro che ha sempre seguito il bambino –. Noi abbiamo modificato il contenuto delle schede presenti nello strumento per adattarle alle sue caratteristiche. «Nel tablet, oltre alle tabelle comunicative, Dimitri trova il suo diario dove raccoglie le foto e può raccontare le sue esperienze».
Dimitri
Dimitri
Negli incontri è importante fare leva sulle potenzialità espressive di ciascuno e puntare alle sue possibilità comunicative. «A volte un bambino non parla, vocalizza soltanto con intensità e tonalità diverse ma è sempre presente un’intenzionalità e a quella bisogna guardare per motivarlo ad esprimersi». Zanirato ricorda il percorso compiuto da Dimitri. «Nella prima valutazione ci sembrava un po' inibito, in cerca di conferme. Succede a tanti bambini con autismo, che desiderano comunicare ma non ne hanno consapevolezza, sono come bloccati, guardano in basso. Si tratta allora di dare gli input giusti per creare una relazione più vivace e motivante. Dimitri ha seguito subito i miei stimoli perché è un bambino che ama la gioia e al contrario di tanti piccoli autistici che temono il caos, lui è felice nella confusione».
L’esperta sottolinea poi l’importanza del coinvolgimento della famiglia nel percorso educativo. «Solo grazie alla collaborazione di mamme e papà è possibile trasferire la strategie di questo approccio nel vissuto quotidiano dei loro figli, in modo che sappiano aiutarli a esprimere con sempre maggiore sicurezza idee e stati d’animo, fino a sentirsi non più estranei ma padroni del loro ambiente di vita».
Il mondo in cui Dimitri vuole imparare a vivere davvero è fatto di luci ma ancora di molte ombre, a cominciare dalla scuola, il vero anello debole del sistema. Lo testimonia con amarezza la sua mamma. «Ora frequenta la prima media e al momento non c’è alcuna presa in carico, non c’è un insegnante di sostegno specializzato che lo segua e non si è nemmeno creato alcun rapporto con i compagni. Un nuovo vuoto dopo la bella esperienza di inclusione iniziata alla scuola dell’infanzia e alla primaria». Ornella dice di sentirsi spesso stanca. «Poi guardo Dimitri e lo vedo sorridere sempre, anche mentre entra a scuola. E allora penso che in tutto questo deve esserci per forza un senso, un dono che devo proteggere. Così riprendo la mia battaglia per il suo futuro. Non posso arrendermi. Devo portarlo sulla luna, voglio portarlo dappertutto».

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