Ventitré medici sono stati perquisiti per aver negato ingressi nei Cpr: cosa sappiamo

Solo uno è iscritto al registro degli indagati con l'ipotesi di associazione a delinquere, finalizzata a ostacolare i rimpatri. Salvini chiede «la radiazione dall'albo», ma i dottori ribattono che «non sono ausiliari delle politiche di sicurezza»
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September 16, 2026
Ventitré medici sono stati perquisiti per aver negato ingressi nei Cpr: cosa sappiamo
Un migrante all'interno del Cpr di Ponte Galeria, Roma / ANSA
Ventitré medici – tutti infettivologi, tranne due psichiatri – stamani sono stati perquisiti dalle forze dell’ordine. Nelle loro case la polizia ha indagato tra documenti, cellulari e computer, alla ricerca di chat che possano confermare il rilascio di certificazioni mediche redatte, secondo l’ipotesi degli inquirenti, allo scopo deliberato di impedire il trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) di decine di persone migranti su cui pendeva un decreto di espulsione. Persone che, per motivi legati a patologie infettive o psichiatriche, i dottori negli scorsi mesi non hanno ritenuto in grado di sostenere il trattenimento in quelli che la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) definisce luoghi «patogenici».
Le perquisizioni stamani hanno raggiunto, fisicamente e digitalmente, dottori che lavorano in nove diversi Comuni d’Italia: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Almeno cinque su ventitré operano in ospedali di Bologna e all'alba sono stati convocati in Questura. «Siamo coinvolti come policlinico con due colleghe, due dottoresse infettivologhe, che però non sono indagate, solo chiamate per accertamenti», spiega la direttrice del Sant’Orsola di Bologna, Chiara Gibertoni, che stamani non aveva altre informazioni: «Non so quale sia la ragione di questi accertamenti».  
A condurre le indagini è la procura di Ravenna, che già a febbraio aveva iscritto in un fascicolo otto medici che lavoravano nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale della città: di questi, al momento, tre risultano sospesi dalla professione per dieci mesi, mentre a cinque è stato vietato di occuparsi di Cpr. Ma tra i ventitré nuovi perquisiti, solo uno per ora è indagato con l’ipotesi di associazione a delinquere. Si tratta di Nicola Cocco, membro della Simm, che secondo i pm ravennati sarebbe stato il referente dei colleghi sul tema. I medici, cioè, secondo l'ipotesi, avrebbero agito almeno da maggio 2024 in una sorta di "rete anti-Cpr" che firmava certificati incompleti, o addirittura arbitrari, per attestare la non idoneità al rimpatrio. E ostacolarlo. Ma alcuni professionisti, in corteo davanti alla Questura di Bologna, hanno ribattuto che l'opposizione di molti medici al trattenimento nei Cpr, considerati «contesti di degrado igienico-sanitario», è nota da tempo: i dottori perquisiti non sono «parte di un'associazione a delinquere» - dice Vanessa Guidi, dottoressa di Mediterranea presente al presidio -, ma «hanno solo in coscienza seguito il codice deontologico evitando che delle persone venissero rinchiuse nei Cpr, luoghi patogeni per la salute fisica e mentale».
Al centro dell’inchiesta avviata a febbraio e delle perquisizioni odierne, si trovano le visite che i medici hanno svolto per stabilire l’idoneità al volo per il rimpatrio e al trattenimento nel Cpr di alcuni cittadini stranieri. Di fronte a un decreto di espulsione, i camici bianchi sono sempre chiamati a rilevare la presenza di due prerequisiti necessari al trattenimento: eventuali vulnerabilità psichiatriche e possibili patologie infettive, che potrebbero acuirsi dentro ai centri per il rimpatrio. Solo in Toscana – nelle province di Firenze, Prato e Pistoia – nel 2025 circa il 30% di queste visite ha emesso un verdetto netto: non idoneità al trasferimento. Ma, secondo un documento redatto dalla Simm nel giugno dello scorso anno, tutti i Cpr in realtà sono luoghi «patogeni per le persone migranti» che «mettono a rischio la salute e la vita delle persone che vi vengono detenute». È sulla base di questa premessa che molti medici rilasciano i certificati di non idoneità. Una posizione sostenuta nel gennaio del 2025 anche dall’Oms, che in una nota ha spiegato che «la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi».
Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha subito invocato la «radiazione dall’albo»: «Quanto sta emergendo è molto grave – ha scritto su X –. Se riconosciuti colpevoli, radiazione dall'albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto». La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), in risposta, ha chiesto a «chi ricopre responsabilità istituzionali» di «rispettare i medici che ogni giorno, con competenza e dedizione, si prendono cura delle persone senza discriminazioni e spesso in condizioni difficili». «I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza – continua il presidente Filippo Anelli – ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona».

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