Addio a “Zitòn”, l'uomo più anziano d'Italia: aveva 112 anni
Vitantonio Lovallo viveva ad Avigliano, in Basilicata. Era stato internato due volte, aveva dedicato la sua vita all'amata campagna, che ha frequentato fino a pochi anni fa

Quella che per i medici consiste nella prevenzione primaria (stile di vita sano), per “Zitòn” si traduceva nella consumazione quotidiana di frutta, verdura, prodotti della sua terra, nel lavoro instancabile in campagna, che ha voluto frequentare fino all’età di 106 anni, nelle lunghe passeggiate per le strade di Avigliano, in provincia di Potenza, o nella frazione di Sarnelli dove ha trascorso gran parte della sua esistenza: 112 anni. Zitòn, come era soprannominato Vitantonio Lovallo, si è spento ieri in Basilicata. Alla fine la sua longevità aveva attirato l'attenzione degli studiosi di supercentenari. Era nato il 25 marzo 1914 ma l’ufficiale dell’anagrafe ne aveva accreditato la nascita solo tre giorni dopo, il 28, “abbonandogli” tre giorni di vita. Perché all’epoca, raggiungere il municipio di Avigliano, da Sarnelli, a piedi o a dorso di mulo, era quasi un’impresa visto che occorreva percorrere una ventina di chilometri, attraversando il Monte Carmine.
Era l’uomo più longevo d’Italia, Zitòn. Più grande di lui soltanto una donna, Lucia Sangenito, 115 anni, della non distante Sturno (Avellino): la più anziana del nostro Paese e, da fonti accreditate, la terza al mondo. Persona semplice, avvezza al sorriso, carattere gentile ma deciso, tempra dura (riusciva a radersi da solo fino a 109 anni), ancorato ai valori della famiglia, così come alle fatiche della campagna - dove aveva iniziato a lavorare a 16 anni e dalla quale non voleva mai separarsi -, e poi alle tradizioni della piccola comunità di Sarnelli e di Avigliano, di cui rappresentava una memoria storica riconosciuta e rispettata: così lo descrivono i familiari (tre figli e tre nipoti). Tutte caratteristiche che lo hanno aiutato, soccorrendolo nelle prove della vita. Nelle fatiche, da giovanissimo, di pastore e mulattiere, e in quelle ben più dure, dopo, come soldato nella Seconda guerra mondiale. Catturato in Grecia dalle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943, fu internato due volte. La prima sull’isola di Rodi fino al 27 novembre dello stesso anno, poi in un campo di concentramento in Germania, fino alla liberazione avvenuta l’8 maggio 1945 con l’arrivo dell’esercito russo. Esperienze che aveva affidato ai suoi scritti, lasciati ora in eredità a nipoti e pronipoti come memoria della guerra e degli anni trascorsi al fronte. Nel 1936 aveva sposato sua moglie, dalla quale aveva avuto quattro figli.
Tornato in Basilicata, si rimise al lavoro negli amati campi dai quali non ha mai voluto allontanarsi. Il suo primato di uomo più anziano d'Italia era stato validato a livello internazionale. LongeviQuest, nella graduatoria mondiale delle persone viventi, riportava Lovallo al 45esimo posto, con 112 anni e 170 giorni. «Vitantonio Lovallo, il caro Zitòn, con i suoi 112 anni ha rappresentato una memoria viva e preziosa della nostra comunità – lo ricorda il sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca –. La sua lunga vita, attraversata con semplicità, forza e amore per la famiglia e per la sua terra, resterà nel cuore di tutti noi». Lovallo, aggiunge l’assessore regionale lucano alle Politiche agricole, Carmine Cicala, «ha attraversato le prove più dure del Novecento, affidandone anche a un diario la memoria. Ha saputo mantenere fino a un’età straordinaria quel legame profondo con il mondo rurale che ha accompagnato tutta la sua esistenza. Non si tratta solo di una storia di longevità. È il racconto di una generazione che, con dignità silenziosa, sacrificio e tenacia, ha contribuito a costruire le nostre comunità e a custodirne i valori».
I funerali saranno celebrati domani, alle 10.30, nella chiesa di San Vincenzo Ferrer a Sarnelli, per poi procedere con la tumulazione nel cimitero di Lagopesole (Potenza).
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