
Stop ai social per i minori di 13 anni. E profili con una serie di restrizioni fino ai 15 anni perché ciò che accade online finisce per «privare i bambini della loro infanzia». Come atteso, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato nuovi paletti Ue per fissare una maggiore età digitale. Lo ha fatto nel corso del suo sesto discorso sullo stato dell’Unione, l’appuntamento che segna l’inizio dell’anno politico Ue e dettaglia le priorità per i prossimi 12 mesi. Un lungo intervento di oltre un’ora nel corso del quale von der Leyen ha toccato tutti i principali temi dell’agenda Ue e indicato la volontà di trasformare in opportunità i grandi «punti di svolta del nostro tempo»: dalla crisi climatica con «l’Europa che si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto a quella globale» all’intelligenza artificiale (IA), «che ha il potenziale per portare benefici all’umanità se la gestiamo nel modo giusto». Ma, con una maggioranza parlamentare sfilacciata e sfiduciata a quasi metà mandato, l’ovazione è per l’unico leader senza passaporto europeo presente nell’emiciclo di Strasburgo: il canadese Mark Carney, il teorico di un’alleanza delle “medie potenze” per tenere a galla l’ordine liberale internazionale basato sulle regole che duella a suon di dazi con la prepotenza dell’ingombrante vicino americano Donald Trump. «Il Canada diventerà il primo Stato associato all’Ue”, annuncia von der Leyen, aprendo a un’integrazione profonda ma senza adesione formale. Con Ottawa, Bruxelles vuole lavorare per occuparsi di sicurezza (insieme a Londra, Kiev e Oslo) e per tenere a galla l’ordine internazionale basato sulle regole affossato dalla competizione tra potenze e dalle bordate trumpiane.
Ma la costruzione europea è anche nel mirino, in casa, «degli ultranazionalisti e degli antieuropei, dell’ingerenza russa o della disinformazione», dice von der Leyen senza mai nominare l’onda nera innescata in Germania dopo il voto in Sassoni-Anhalt: “I nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono distruggere la nostra unità europea». Ma nulla è inevitabile, insiste la presidente della Commissione: «Guardate all’Ungheria», dove l’ultradestra di Viktor Orbán è stata sconfitta ad aprile. Ampio spazio anche all’Ucraina, per ribadire il sostegno incrollabile a Kiev e la necessità di aumentare la produzione congiunta di difese antiaeree e quella di continuare a martellare Mosca con le sanzioni, soprattutto in un momento in cui la morsa degli attacchi ibridi è diventata la nuova normalità. L’altro fronte di guerra, quello mediorientale, vede uno dei rari momenti di autocritica di von der Leyen: «È doloroso per molti europei che gli Stati membri non siano riusciti a costruire le maggioranze necessarie per una risposta unitaria», dice a proposito delle sanzioni rimaste sulla carta contro Israele per la guerra a Gaza e l’espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania. Infine, sulla migrazione, la numero uno dell’esecutivo Ue tiene ben alti i bastioni della Fortezza Europa. E, con le immagini del maxi-afflusso di persone a Ceuta questa estate, insiste sulla volontà di potenziare Frontex, la guardia di frontiera e costiera dell’Ue, e di «dotare l’Europa dei mezzi per proteggere le proprie frontiere in ogni momento. Soprattutto negli scenari in cui i movimenti di massa vengono organizzati e strumentalizzati».
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