Aids, Tbc e malaria: i tagli agli aiuti colpiscono la prevenzione

Il Rapporto 2026 del Fondo globale segnala 26,9 milioni di persone in cura per l'Hiv e 196 milioni di zanzariere distribuite. Il direttore Sands: "Dall'IA aiuto prezioso per gli screening"
Google preferred source
September 16, 2026
Aids, Tbc e malaria: i tagli agli aiuti colpiscono la prevenzione
Una clinica ostetrica in Mozambico/Global Fund
Settantadue milioni di vite salvate dal 2002. È il bilancio complessivo con cui il Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria apre il suo Rapporto sui risultati 2026, diffuso oggi. Il capitolo più delicato riguarda però il 2025, un anno che poteva segnare un arretramento e si è invece rivelato una prova di tenuta. Mentre i finanziamenti internazionali si assottigliavano e conflitti e migrazioni si moltiplicavano negli oltre cento Paesi in cui l'organizzazione investe, governi, comunità locali e partner hanno continuato a garantire cure e prevenzione. Non senza costi.
I numeri raccontano una crescita, seppur fragile. Le persone in terapia antiretrovirale per l'Hiv sono salite a 26,9 milioni, contro i 25,6 milioni del 2024. Il trattamento della tubercolosi ha raggiunto 7,4 milioni di persone, confermando i progressi dell'anno precedente. Le zanzariere trattate con insetticida distribuite contro la malaria sono arrivate a 196 milioni, contro i 162 milioni del 2024. Cifre che, spiega ad Avvenire il direttore esecutivo Peter Sands, "dimostrano cosa si possa ottenere quando sono i Paesi a guidare il processo e i partner si adattano alle loro priorità".
Dietro la tenuta complessiva si nascondono crepe. La prevenzione dell'Hiv ha pagato il prezzo più alto: chi ha ricevuto la profilassi pre-esposizione è sceso a 1,1 milioni, da 1,4 milioni nel 2024, 300mila persone in meno esposte a un rischio maggiore di infezione. "Abbiamo lavorato a stretto contatto con i Paesi per capire dove i tagli avrebbero colpito più duramente, per rispondere con efficienza e innovazione: per questo molte delle paure iniziali sono state evitate", aggiunge Sands. "Le conseguenze negative però ci sono state. In diversi Paesi si sono dovuti fare compromessi dolorosi: chi ha scelto di proteggere i servizi salvavita ha visto peggiorare quelli di prevenzione, mentre altrove sono stati gli investimenti di lungo periodo a risentirne. Sono decisioni che non si possono prendere da Ginevra: spettano ai governi, spesso sotto pressione e in tempi strettissimi".
Peter Sands, direttore esecutivo del Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e malaria
Global Fund
Sands respinge però ogni lettura rassicurante. "Non vorrei che qualcuno ne concludesse che è andato tutto bene e che possiamo cavarcela con meno soldi", avverte. "I programmi di prevenzione sono stati ridotti in tutte e tre le malattie, e questo avrà delle conseguenze". Se si rallenta sulla prevenzione, aggiunge, "si rallenta il cammino verso la fine di queste malattie come minacce per la salute pubblica". Per una valutazione dell'impatto reale su contagi e decessi bisognerà comunque attendere ancora qualche mese, quando saranno disponibili i dati.
Sul fronte della malaria, che nel 2024 ha causato circa 610mila morti nel mondo, la gran parte in Africa, la novità arriva dalle zanzariere di nuova generazione, a doppio principio attivo. "Sono assolutamente vitali – evidenzia Sands -. Riducono i casi fino al 45 per cento rispetto alle reti standard nelle aree con resistenza agli insetticidi, e costano meno di un dollaro l'una. Se nel 2023 erano una rarità, oggi rappresentano il 70 per cento delle zanzariere ordinate, e sono diffuse in molti Paesi africani". Più caute le aspettative sui vaccini: "Il loro impatto sulla trasmissione resta limitato, ma funzionano bene contro le forme più severe. Restano uno strumento economico per ridurre la mortalità dove la trasmissione è stagionale, somministrati ai bambini prima delle piogge".
Anche l'innovazione accelera. Il rapporto segnala il debutto del lenacapavir, nuovo strumento di prevenzione dell'Hiv a lunga durata, arrivato a fine 2025 nei primi Paesi e in fase di introduzione più ampia quest'anno. Sulla tubercolosi, la diagnostica assistita dall'intelligenza artificiale cambia le regole del gioco. "Utilizziamo già l'IA per lo screening radiografico in almeno 22 Paesi - racconta Sands -. È uno strumento potente per raggiungere ambienti difficili come i campi profughi, dove la diagnosi precoce fa la differenza".
Il rapporto arriva alla vigilia della riunione di alto livello dell'Onu su prevenzione e risposta alle pandemie, e dedica un passaggio al focolaio di ebola tuttora attivo nella Repubblica democratica del Congo. Qui gli investimenti pregressi hanno permesso una risposta rapida. "Abbiamo contribuito in tre modi", spiega Sands. "I laboratori coinvolti erano già finanziati da noi, abbiamo permesso a Congo e Uganda di riprogrammare fondi esistenti, e ci siamo concentrati non solo sull'ebola ma anche sulla malaria, perché l'interruzione dei servizi ordinari uccide più della stessa epidemia". Il Fondo ha mobilitato 6,4 milioni di dollari da sovvenzioni attive e altri 4,6 milioni di fondi d'emergenza.
Un capitolo a parte riguarda il settore privato, donatore ma soprattutto motore di innovazione. "In molti Paesi poveri le persone si rivolgono comunque a strutture sanitarie private", osserva Sands, "e il nostro compito è far sì che quei servizi si integrino nella strategia nazionale. In Bangladesh buona parte delle diagnosi di tubercolosi avviene nelle cliniche private: la sfida è renderle parte del sistema pubblico, e ogni Paese richiede un approccio diverso".
Guardando avanti, il Fondo spinge per una transizione verso l'autosufficienza dei Paesi beneficiari, chiedendo un cofinanziamento crescente ai governi. A una quarantina di essi è già stato comunicato che il ciclo triennale dal 2027 sarà l'ultimo a ricevere sovvenzioni piene. "Funziona per molti Paesi", ammette Sands, "ma dobbiamo essere realisti: esistono contesti di povertà estrema dove le risorse semplicemente non ci sono. Il nostro compito è spingere verso l'autonomia, e insieme costruire percorsi di transizione credibili".
Sands lascerà l'incarico entro fine anno, dopo quasi otto anni alla guida dell'organizzazione, e il successore dovrebbe essere annunciato nei prossimi mesi. Alla domanda su cosa lo renda più orgoglioso, risponde senza esitazioni: "Penso alle persone che siamo riusciti a salvare. Le priorità del prossimo capitolo le definirà chi verrà dopo di me, ma conto che tutta la partnership resti concentrata su chi stiamo cercando di servire, al di là delle istituzioni e della tecnologia. Sono in tanti a dipendere da noi".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire