Al via la stretta Ue sui social: cosa è vietato e cosa si può fare tra i 13 e i 18 anni

di Gabriele Rosana, Bruxelles
Von der Leyen conferma la stretta che sarà contenuta nel “Kids Act”. Fino a 15 anni i ragazzi potranno accedere con controllo dei genitori
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September 16, 2026
Al via la stretta Ue sui social: cosa è vietato e cosa si può fare tra i 13 e i 18 anni
Niente profili sui social media al di sotto dei 13 anni. E “mini-account” fino ai 15 anni con paletti precisi: a configurarli saranno i genitori, che manterranno un controllo diretto, mentre i profili dovranno presentare funzionalità limitate e un tempo di utilizzo massimo di un’ora al giorno. Poi, tra i 15 e i 18 anni, gli adolescenti potranno aprire da sé degli account a proprio nome, ma questi dovranno essere sicuri e privi delle caratteristiche che creano dipendenza, tra cui lo “scroll” infinito o le raccomandazioni altamente personalizzate. Trascorrere troppo tempo online, infatti, finisce per «privare i bambini della loro infanzia», imprigionandoli dietro gli schermi e dentro realtà virtuali.
Ursula von der Leyen ha usato, come atteso, il palco delle grandi occasioni del sesto discorso annuale sullo stato dell’Unione pronunciato a Strasburgo per alzare il sipario sulla stretta per proteggere i minori online progettata dall’Ue, prendendo spunto dall’esperienza dell’Australia. «Siamo noi a decidere le nostre regole e non Big Tech. Ciò di cui i nostri figli hanno bisogno è di tempo per crescere con sé stessi e con gli altri. E per annoiarsi, perché è in quei momenti che devono usare la loro immaginazione. Ma quando un bambino ha uno smartphone in mano, queste possibilità gli sono sottratte». Con un prezzo alto da pagare: «Perdita del sonno, ansia, fino a episodi di autolesionismo», ha detto la presidente della Commissione Ue, ricordando che «i giovani europei trascorrono ora dalle quattro alle sei ore al giorno davanti agli schermi». Il “Kids Act” – che sarà illustrato domani a Strasburgo – seguirà un approccio «graduale e differenziato», come aveva raccomandato in estate un comitato di esperti istituito dall’esecutivo Ue. Insomma, più si è piccoli, più forti sono le tutele: «Ogni età avrà il proprio livello di protezione su misura», ha precisato von der Leyen a proposito delle tre categorie (sotto i 13, 13-15, e 15-18) in cui è suddivisa la stretta Ue. Che non dovrebbe riguardare solo i social come Facebook, Instagram e TikTok, ma pure chatbot di intelligenza artificiale che simulano amicizie virtuali (i cosiddetti “AI Companions”) e piattaforme di riproduzione video e di videogiochi. Tuttavia, «non sono solo i minori a essere a rischio. Il design che crea dipendenza sta danneggiando tutti, e su questo punto presenteremo nuove misure».
I paletti del “Kids Act” varranno in tutti i Paesi dell’Ue, così da evitare zone grigie o difformità dopo che negli ultimi mesi vari Stati avevano cominciato a programmare misure nazionali (tra questi c’è la Francia, che si è vista bocciare la propria legge dal Consiglio costituzionale, e pertanto ha evocato l’esigenza di uno “scudo” Ue). Stando ad alcune anticipazioni, le piattaforme rischieranno multe fino al 6% del loro fatturato globale annuo se non rispetteranno le regole Ue. Funzionale alle restrizioni per i minori sarà la nuova app di verifica dell’età lanciata in primavera da Bruxelles e simile al pass sanitario che durante la pandemia consentiva di andare al ristorante o al cinema. Prima di diventare definitivo, però, il “Kids Act” dovrà essere approvato dagli eurodeputati e dai governi riuniti nel Consiglio.
Spiega ad Avvenire il commissario Ue ai Giovani e all’equità intergenerazionale, il maltese Glenn Micallef, che «non c’è più tempo da perdere. Le protezioni scatteranno entro sei mesi dal raggiungimento dell’accordo politico». «Vogliamo dare ai genitori la possibilità di tener testa agli algoritmi», ma «oltre a spazi online più sicuri (in cui integrare, ad esempio, modalità per segnalare casi di abuso e cyberbullismo)», secondo Micallef «servono opportunità migliori e interessanti nella sfera offline. E ciò, molto concretamente, significa sostenere i luoghi in cui si fa sport, le biblioteche e i teatri, anche attraverso i fondi europei». Pure l’Eurocamera dirà la sua sul tema, con l’attesa approvazione di una risoluzione di orientamento elaborata in parallelo e che gode di un appoggio politico trasversale. Relatore è l’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo, per il quale quella di von der Leyen è «una scelta forte e necessaria. Stiamo cambiando paradigma: la responsabilità non può essere scaricata sui minori e sulle famiglie, ma deve essere delle piattaforme».
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