Un liceo nel Pavese è chiuso da settimane per amianto: cosa rischiano gli studenti

Siamo a Broni, dove il minerale ha già ucciso almeno 700 persone. Le fibre, per ora, sono state trovate solo nel cantiere scolastico. I genitori: «I nostri figli coperti di polvere»
April 9, 2026
Un liceo nel Pavese è chiuso da settimane per amianto: cosa rischiano gli studenti
Un operaio durante una operazione di bonifica di pannelli di amianto / Fotogramma
Un martello pneumatico scava per allargare la tromba dell’ascensore del liceo scientifico Golgi di Broni, nell’Oltrepò pavese. In poche ore, gli studenti si imbiancano «come pupazzi di neve, coperti di polvere». Alcuni stanno male e due finiscono al pronto soccorso, perché faticano a respirare. Ma a preoccupare i genitori non è quello che pare essere borotalco: «Ho chiamato il preside e gli ho spiegato che, anche se fosse borotalco, bisogna evacuare la scuola e con una paletta ho iniziato a raccogliere le polveri e a metterle in un bicchiere di plastica». Quel che cercava Fabrizio Protti, padre di una studentessa e presidente dello “Sportello amianto nazionale” intervistato dall’Agi, erano le fibre di amianto. Che lo scorso 24 marzo l’Azienda territoriale sanitaria (Ats) di Pavia ha effettivamente trovato, ma solo nel cavedio dell’ascensore dove gli operai stavano lavorando. «I campionamenti sono avvenuti a distanza di più di 24 ore e con le finestre aperte», contesta Protti. Il liceo è chiuso dallo scorso 23 marzo e martedì scorso l’associazione Sportello amianto nazionale ha depositato un esposto-denuncia alla procura di Pavia, che indagherà sull’eventuale dispersione del minerale cancerogeno «mentre le attività didattiche erano in pieno svolgimento – come denunciano i genitori – con la presenza di centinaia di studenti e personale scolastico».
A Broni, in realtà, l’amianto è un trauma collettivo. La cittadina da anni viene definita la Casale Monferrato – il Comune dove lo stabilimento Eternit ha provocato oltre 1.600 morti per l’inalazione delle fibre – dell’Oltrepò pavese, perché nel borgo si contano almeno 700 morti per il “male della cementifera”, come veniva definito il tumore ai polmoni che ha ucciso gli abitanti. Di fatto, oggi le fibre di asbesto si trovano in centinaia di case ed edifici pubblici del paese, che piano piano hanno consumato il respiro di operai e familiari. E ora rischiano di contaminare anche i polmoni delle nuove generazioni.
I primi ad accorgersi del pericolo, in effetti, sono stati gli studenti del liceo Golgi. «Papà, ma nella scuola c’è l’amianto?», chiedeva al telefono la figlia di Fabrizio Protti lo scorso 23 marzo. Che le fibre di asbesto si nascondessero nelle mura della scuola è noto da tempo, perché il palazzo che ospita il liceo fa parte di un Sito di interesse nazionale, come area a forte rischio per la dispersione di asbesto. Ma, finché le fibre non vengono disperse nell’aria, non c’è pericolo per la salute. A preoccupare i genitori, infatti, è il possibile spargimento di polveri da parte dell’impresa che ha lavorato all’ascensore. A partire da quella telefonata, in poche ore si è diffuso l’allarme e la scuola è stata chiusa la sera stessa. La provincia ha comunicato di aver diffidato la ditta nella prosecuzione dei lavori e di aver avviato la procedura per la revoca dell’affidamento dell’appalto, nonostante le analisi di Ats Pavia abbiano confermato che le fibre di crisotilo e amosite, due tipi di amianto tra i più diffusi, siano state trovate solo nelle macerie di cantiere vicine alla tromba dell’ascensore e non nell’aria. Le analisi condotte dallo Sportello nazionale amianto, invece, avrebbero trovato tracce di amianto anche nelle polveri vicine alle classi. Al momento, gli studenti continuano a studiare tramite la didattica a distanza in attesa degli esiti delle analisi in corso, che potrebbero dare il via libera al rientro a scuola già da settimana prossima.
Ai genitori, in attesa dei risultati, resta una domanda. Perché si è costruita una scuola in un palazzo pieno di amianto? «Non si è mai riuscito a demolirlo – risponde Protti all’Agi –. Nel frattempo, i ragazzi hanno continuato a frequentare la scuola perché per legge si era adempiuto all'obbligo della nomina di una figura che è il “responsabile del rischio”, il quale però (sostiene sempre Protti, ndr) ha censito solo in parte l'edificio».
Nelle condizioni del liceo Golgi, a dire il vero, si trovano almeno altre 2.292 scuole in tutta Italia. Questo è il numero di istituti identificati nel 2021 dall’Osservatorio nazionale amianto (Ona) come edifici ancora non bonificati dalle fibre di asbesto. A questi, però, si aggiunge un numero imprecisato di scuole che, in assenza di un monitoraggio pubblico, devono ancora mettersi in regola: il 58% degli edifici scolastici è privo di certificazioni, secondo Ona. In totale, gli studenti potenzialmente esposti ogni giorno all’amianto sarebbero ancora 356.900. «L’elemento più preoccupante è che l’amianto nelle scuole troppo spesso non viene individuato attraverso controlli sistematici, ma scoperto in modo casuale durante i lavori di manutenzione», commentava lo scorso 30 marzo l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, a proposito degli istituti di Roma. «Questo conferma la mancanza di una mappatura completa e apre una questione ancora più grave: la sicurezza dei lavoratori esposti – ha denunciato Bonanni –. Non possiamo accettare che la prevenzione venga sostituita dal caso».

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