Morcellin: «L'annuncio del Papa? Trentotto secondi per parlare al mondo senza mediazioni»

Per il professore emerito di comunicazione all'Università La Sapienza di Roma, «il Papa è stato sorprendente e moderno, giusta la scelta della cornice dell’Angelus per fare questo annuncio. Il messaggio è stato di sobria fiducia nella vita e nella scienza»
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October 12, 2026
Morcellin: «L'annuncio del Papa? Trentotto secondi per parlare al mondo senza mediazioni»
Mario Morcellini
Trentotto secondi. È il tempo impiegato da papa Prevost per comunicare al mondo la sua malattia. Trentotto secondi che hanno avuto il merito di interrompere il flusso sottostante dei social, delle parole in libertà che avvolgono una quotidianità vissuta in superficie. Le reazioni di solidarietà e unanime vicinanza ricevute in poche ore e a tutte le latitudini sono anche il frutto di una decisione inedita, nelle forme e nei contenuti, dimostratasi molto efficace. Perché? «Perché è stata una comunicazione diretta, senza mediazioni. Papa Leone nel dare la notizia è riuscito ad essere sorprendente e insieme moderno» dice subito Mario Morcellini, professore emerito di comunicazione all’Università La Sapienza di Roma.
L’analisi del messaggio fatta dall’esperto viaggia su più livelli. Su quello linguistico, innanzitutto. «Nelle sue frasi ha utilizzato aggettivi ponderati: “circoscritto”, “ben localizzato”. Ha fatto riferimento a una diagnosi “recente”. In sostanza, si è trattato di un’informazione analitica e lineare». Leone ha detto poche parole davanti a un pubblico globale: di fedeli, di semplici ascoltatori della domenica, di non credenti. È un altro elemento-chiave per giudicare l’efficacia della comunicazione. «L’Angelus ha rappresentato la cornice giusta per annunciare questa novità, anche pensando a quante persone vivono momenti di fatica e di malattia e ne sono provati». Infine, il registro comunicativo assunto da papa Prevost che, secondo Morcellini, è stato di «rassicurazione. In un mondo in cui parlare della propria salute è diventato per tanti un problema o addirittura un tabù, è necessario avere personalità, oltreché competenza, per intervenire in questo modo».
I fatti raccontati da un testimone credibile, senza infingimenti o formule retoriche, hanno un altro valore, soprattutto se vengono narrati in prima persona. All’americana, ha notato più di un commentatore, con linguaggio asciutto e netto. Nessun resoconto elaborato da terzi, nessun spazio a interpretazioni e possibili equivoci. Il pastore parla così a cuore aperto, il popolo dalla piazza intuisce e applaude. Non è ovviamente la prima volta che un Pontefice si espone in maniera così netta, è però la prima volta che utilizza «un modo di argomentare scientifico, che suona inevitabilmente come un messaggio di sobria fiducia nella vita e nella scienza».
Secondo Morcellini, proprio il fatto che nulla vada nascosto alla comunità dei credenti, alla Chiesa e al mondo, dimostra «una dimensione di universalismo etico che papa Leone XIV incarna perfettamente. In questi ì casi, la comunicazione produce poi un effetto a lungo termine, diffondendo speranza e rigore al posto di paura e incertezza».
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