La morte in diretta streaming è il segno dell’abitudine al male. Vogliamo reagire?
Siamo fatti per la vita, nel nostro cuore c’è un desiderio naturale di bene. Eppure oggi si diffonde un’attrazione per la violenza e il dolore esibito che ci corrode. E passa anche per l’esecuzione trasmessa online

La terra più affascinante da scoprire è il cuore dell’uomo. Un abisso di cui mai si intravede il fondo. Tu puoi scegliere se rimanere affacciato ai bordi o intraprendere il viaggio di un’avventura senza pari. Vedrai, allora, bellezze mai nemmeno lontanamente immaginate, ma anche orrori stomachevoli del tutto sconosciuti.
Per penetrare, però, negli anfratti più oscuri occorrono guide preparate. Non ci si avventa da soli, è pericolosissimo. Nessuno di noi è nato ieri. Millenni di esperienze, di studi, di ricerche, di errori, ci hanno forgiato. Lentamente imparammo a scrivere, a leggere, a ragionare, a convivere, a volare. Siamo diventati artisti, musicisti, scienziati, filosofi, teologi, eroi, santi. Abbiamo imparato mille cose, eppure il cuore nostro resta sempre la meta più ambita e ardua. Il bene attrae, è vero. Ma, per quanto possa sembrare strano, anche il male più orripilante esercita un fascino oscuro. Educare al bello, al vero, al bene, è un dovere. E che cosa c’è di più bello e di più vero della vita? Il desiderio del bene che ci fa uomini, però, può essere deviato dall’egoismo, dalla follia, dall’invidia, dalla gelosia. Il cristianesimo ci ha messo in guardia da questi potenti veleni. Oltre ai maestri, servono i testimoni. Coloro, cioè, che ti fanno toccare con mano che conviene incamminarti per la strada che ti vanno indicando. Nessuno convincerà un bambino che la torta è buona da mangiare più di dell’amichetto che la gusta con appetito.
Attenzione al fascino del male, allora. L’uomo è un animale strano che si abitua a tutto. La notizia che “Il Pentagono annuncia la fucilazione in streaming dell’attentatore della base di Fort Hood” ci spaventa. Nemmeno per un attimo deve essere presa in considerazione. La pena di morte è la vittoria del male. Chi ha ucciso nostro figlio ci ha procurato un dolore senza fine. Siamo scandalizzati, arrabbiati, furenti. Siamo morti con lui. A nessun uomo è dato il potere di eliminare un altro uomo. È accaduto, però. Mio figlio è morto. Uccidendo chi lo ha ucciso non faccio che ripetere lo stesso errore, il medesimo peccato. Anzi, per certi aspetti, più grave, perché fatto a mente fredda, legalmente, da persone non coinvolte emotivamente. No, la pena di morte no. L’ha ripetuto una volta ancora anche il Papa.
Al peggio, però, si sa, non c’è mai fine. Ed ecco la notizia. La condanna avverrà in diretta streaming. Chi vuole potrà vedere come muore un uomo fucilato. Ci domandiamo: a che serve? Chi ne trarrà beneficio? Chi sta davanti allo schermo, diventerà migliore? Forse la paura di essere fucilato gli farà cambiare qualche brutta idea? L’esperienza dei secoli passati si è incaricata di smentire queste funeree illusioni. La forca in piazza attirava migliaia di curiosi. Lo abbiamo dimenticato? La pornografia della morte in diretta più che impaurire potrebbe affascinare. Chiamiamo a raccolta i veri maestri dell’umano sentire: psicologi, psichiatri, preti, pastori, artisti, cantanti, mamme, papà, gente amante della vita. Insieme alziamo la voce. Si punisca severamente colui che calpestò la vita altrui. Lo si metta in condizioni di non poterlo fare più. Ma si abbia pietà dei giovani, dei ragazzi, dei bambini, dei fragili, di chi combatte con un malessere interiore che potrebbe trasformarsi in azione. Le famiglie delle vittime, da questa follia legale, non avranno nemmeno un briciolo di conforto. Se, con certezza assoluta, questa idea non farà bene a nessuno, possiamo affermare che spargerà tanto veleno in giro.
Fermatevi, per carità. Già i rumori delle guerre in atto, da anni, ci rimbombano nelle orecchie, ci impediscono di dormire, di riposare, di essere felici, di guardare al futuro con serenità. Non vogliate aggiungere orrori a orrori. Evitate al mondo questa ulteriore azione disumana.
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